Intervista – Ivan Scalfarotto a polisblog: “Con Pierluigi Bersani non finisce l’antiberlusconismo”

La posizione del Partito Democratico sul No B-Day è stata piuttosto ambigua tanto che alcuni rappresentati, Rosy Bindi in primis, hanno deciso di aderirvi solo in un secondo momento.Capire come sia cambiato il progetto avviato da Walter Veltroni dopo l’uscita di scena di Dario Franceschini non è semplice. Anzi. Per questo motivo abbiamo deciso di



La posizione del Partito Democratico sul No B-Day è stata piuttosto ambigua tanto che alcuni rappresentati, Rosy Bindi in primis, hanno deciso di aderirvi solo in un secondo momento.

Capire come sia cambiato il progetto avviato da Walter Veltroni dopo l’uscita di scena di Dario Franceschini non è semplice. Anzi. Per questo motivo abbiamo deciso di intervistare Ivan Scalfarotto che dopo aver sostenuto la mozione di Ignazio Marino è diventato vice presidente del Pd.

Sei, da poche settimane, il vice presidente del Partito Democratico. Nel concreto cosa farai per la coalizione di Pierluigi Bersani?

La presidenza dell’assemblea nazionale del partito non è un organo politico, ma di garanzia. Marina Sereni ed io siamo stati designati alla posizione di vice presidenti, rispettivamente in rappresentanza delle mozioni Franceschini e Marino che abbiamo sostenuto durante il congresso, proprio per costituire una presidenza che rappresentasse tutte le anime del partito.

D’altro canto, vero è anche che il nostro congresso e le primarie ci hanno detto con chiarezza che temi come la laicità e il merito, i diritti civili, la modernizzazione del paese e lo sviluppo sostenibile sono sostenuti in modo rilevante dai nostri iscritti e dai nostri elettori e credo che la mia elezione ne sia un po’ la diretta conseguenza.

Detto questo, penso che il contributo della presidenza potrà essere utile per esempio per rivedere il funzionamento dell’assemblea nazionale, che fin qui si è riunita molto di rado e solo per ratificare decisioni sostanzialmente già prese.

Credo che avere 1000 delegati diretta espressione dei territori sia una risorsa preziosissima che dovremmo utilizzare in modo assai più efficace di quanto non sia accaduto finora.


Negli ultimi giorni il Pd è stato d’accordo spesso con il Pdl. Sulla vicenda Cesare Battisti piuttosto che sulla manifestazione contro Berlusconi a cui ha partecipato l’Italia dei Valori. Con Pierluigi Bersani si è concluso l’antiberlusconismo?

Non credo proprio. La figura di Berlusconi resta come un macigno sulla vita politica italiana: il governo sembra non preoccuparsi di nient’altro che delle vicende del Presidente del Consiglio, anche a costo di ignorare una crisi economica devastante.

Io credo che si sia fraintesa la posizione di qualche dirigente del Partito, che ha indicato giustamente l’urgenza di arrivare a riforme radicali di cui questo Paese ha un bisogno immediato e bruciante, con un atteggiamento remissivo che non esiste.

Quanto al “No-B Day” mi pare che la presenza di tantissimi nostri dirigenti e parlamentari alla manifestazione, insieme a quella di un mare di elettori del PD, abbia significato chiaramente che il cuore del partito sabato scorso pulsava in Piazza San Giovanni.

Se, come qualcuno sostiene qualcuno, si arrivasse alle elezioni anticipate quante probabilità ci sono per il Partito Democratico di vincere?

I sondaggi oggi ci danno in netta ripresa, ma non abbastanza da portare a casa il 50 per cento più uno dei voti.

Io credo che si debba continuare a lavorare con coerenza e con tenacia ed esprimendo le nostre posizioni con estrema chiarezza: dobbiamo dire dei sì e dei no chiari e non dare mai l’impressione di non sapere esattamente cosa fare, come spesso è successo in passato.

Un’altra cosa che io credo dobbiamo rivedere è il nostro linguaggio, il modo con cui comunichiamo. Mi pare che qualche volta facciamo fatica a dare l’idea di essere a nostro agio con il presente, con la contemporaneità, che siamo affezionati ad un’idea di Italia che rassicura le nostre passate appartenenze ma che ci lega inesorabilmente ad un passato che non esiste più.

Per farti un esempio, ti dirò che secondo me le nostre titubanze sul “No-B day” derivano forse anche dal fatto che ancora oggi siamo abbastanza a disagio con lo strumento Internet, con le sue potenzialità, non apprezziamo ancora appieno l’importanza strategica che potrà avere sulla politica di questo secolo.

A proposito di elezioni. Il Partito Democratico non ha ancora rivelato, forse deciso, i candidati per le prossime elezioni regionali. Chi secondo te dovrebbe candidarsi in Lombardia, in Campania e in Lazio?

Io credo che sarebbe molto bene che i candidati fossero decisi dalla base, con lo strumento delle primarie, o, se questo non fosse proprio possibile per la materiale assenza di tempo, con una larghissima consultazione degli iscritti.
Dopodichè credo che sarebbe molto utile approfittare delle situazioni nelle quali percepiamo un’oggettiva debolezza di consenso rispetto alla Destra, che si utilizzassero queste battaglie più difficili come laboratori di innovazione e come base per la costruzione di prospettive più forti per il futuro, invece che riproporre figure che i nostri elettori percepiscono come espressione del passato o per operazioni politiche che verrebbero percepite come opache e poco trasparenti.

Quali sono, oggi, gli obiettivi del Partito Democratico?

Come accennavo prima, secondo me il PD dev’essere lo strumento della modernità. La politica italiana fatica a leggere i tempi in cui viviamo, a dare risposte a fenomeni sociali che sono ormai parte integrante del nostro vivere.

Pensa al mondo del lavoro che vede convivere in Italia una classe di lavoratori a piene garanzie e milioni di giovani senza alcun diritto in un sistema che sembra non essere assolutamente in grado di emendarsi e di risolvere il problema.

Guarda in che modo stiamo gestendo l’integrazione di tante persone che arrivano dall’estero: invece di costruire un’Italia sicura dove persone di culture differenti vivano pacificamente, c’è qualcuno che da un lato taglia i fondi alle forze dell’ordine e dall’altro grida alla purezza etnica minacciata attaccando addirittura la Chiesa Cattolica, di cui peraltro non esita a strumentalizzare i simboli.

O pensiamo a cosa sta succedendo in questi giorni con la pillola RU-486, che in Francia hanno da vent’anni e che qui invece provoca le convulsioni del sistema politico. Ecco, il PD deve prendere le redini di questi temi, affrontarli con coraggio e proporre soluzioni che diano delle risposte chiare, nette, facili da comprendere.

So che non è affatto semplice. Utilizzando una battuta da B-movie americano direi che “è un lavoro sporco, ma qualcuno lo deve pur fare”.

Squadra. Fuori Francesco Rutelli e Dorina Bianchi. Dentro esponenti di Rifondazione Comunista. Sono stati già previsti altri cambi? Paola Binetti, ad esempio, fa parte del nuovo corso?

Io credo che le polemiche interne e i passaggi di partito non interessino veramente a nessuno, se non a quelle poche centinaia di persone che in Italia vivono di politica e per la politica focalizzandosi principalmente sul proprio ombelico.

Il PD non può che essere un partito plurale, con una forte componente cattolico-democratica che viva accanto alle forze laiche, socialiste, ambientaliste, liberali e radicali e che sia saldamente parte della sinistra europea.

Detto questo, io credo che il PD debba essere un partito che parla a tutto il paese, occupandosi assai più della realtà che c’è fuori che delle sue dinamiche interne. Se cominceremo a parlare alle persone, alle famiglie che stentano a far fronte alla crisi, a chi perde il lavoro da un giorno all’altro, ai giovani che in questo Paese non hanno più speranze, al mezzogiorno soffocato dalla criminalità organizzata, allora riusciremo a parlare anche a chi oggi vota a destra o non vota più.

Questo, più che questa o quella persona, è ciò che deve necessariamente far parte del nuovo corso, secondo me.