Caivano: arrestato latitante Raffaele Forgione, clan La Montagna

Era nascosto nel cassonetto della tapparella Raffaele Forgione, 37 anni, latitante. L’uomo, ritenuto dagli investigatori un esponente del clan camorristico La Montagna, è stato arrestato stamattina dai carabinieri in una casa disabitata a Caivano (Napoli). Condannato a 4 anni e 10 mesi di reclusione per estorsione aggravata Forgione è stato condotto nel carcere di Poggioreale.


Era nascosto nel cassonetto della tapparella Raffaele Forgione, 37 anni, latitante. L’uomo, ritenuto dagli investigatori un esponente del clan camorristico La Montagna, è stato arrestato stamattina dai carabinieri in una casa disabitata a Caivano (Napoli).

Condannato a 4 anni e 10 mesi di reclusione per estorsione aggravata Forgione è stato condotto nel carcere di Poggioreale.

Il clan La Montagna è attivo nella zona a nord della provincia di Napoli, in particolare a Caivano e Cardito.

Del presunto capoclan Domenico “Mimmuccio” La Montagna, e del suo arresto, si legge in questo articolo di Julie News di gennaio 2009:

‘Mimmuccio’ La Montagna (…), appena 35 anni, è considerato dagli inquirenti uno dei più importanti personaggi del panorama criminale della periferia nord di Napoli. Condannato il dieci aprile dello scorso anno dalla prima sezione penale del Tribunale di Napoli a 23 anni di reclusione, è ritenuto a capo dell’omonimo clan che, secondo le risultanze investigative, rappresenta il più potente gruppo criminale di Caivano e delle zone limitrofe, in contatto sia con altri clan del napoletano che con le organizzazioni attive nel casertano. Fu arrestato nel marzo del 2006, latitante da oltre un anno, in un ristorante di Varcaturo, mentre era insieme alla moglie. I carabinieri del nucleo operativo di Castello di Cisterna, guidati dal maggiore Fabio Cagnazzo, erano da tempo alle sue costole. Erano seduti al tavolo accanto. Quando il maggiore gli si è avvicinato, ‘Mimmuccio’ ha capito che ormai la sua latitanza era finita e che provare a scappare sarebbe stato inutile.

Ha sfiorato la mano della moglie, poi si è alzato e ha sussurrato ironico ai carabinieri: “Siete stati bravi, sono proprio io quello che cercate”. Per i magistrati della direzione distrettuale antimafia di Napoli Domenico La Montagna è il mandante e l’organizzatore dell’omicidio di Francesco Castaldo, il capo del clan dei ‘farano’, trucidato il pomeriggio del 19 settembre 2003 a colpi di kalashnikov a Caivano da un commando di quattro killer, mentre varcava la soglia di un bar. Quell’omicidio segnò da un lato la capitolazione del clan Castaldo e dall’altro, diretta conseguenza, l’ascesa e la presa di potere di Domenico La Montagna su Caivano. Sempre secondo risultanze investigative, ‘Mimmuccio’ era stato capace di tenere le redini dell’impero criminale anche durante la sua latitanza, e di stringere un patto di ferro con gli uomini della ‘Signora’, ovvero i Moccia di Afragola (zona della quale il 35enne è originario), con il clan di Antonio di Buono ad Acerra e con quello capeggiato da Marcello Di Domenico, che controlla il nolano. In questo modo, con questo giro di accordi e di alleanze, con i confini resi ‘sicuri’, La Montagna si sarebbe garantito stabilità e tranquillità, in modo da gestire al meglio l’impero già enorme ed in via di consolidamento.

Via | Lunaset

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