1994 – 2009: Silvio Berlusconi come Vanna Marchi

Enrico Mentana ha drammaticamente ragione quando sostiene, per Vanity Fair, che tutto ciò che sta succedendo attorno a Silvio Berlusconi è figlio di una più generale anomalia italiana che negli ultimi 15 anni non ha prodotto una valida alternativa al Cavaliere.Non c’è schieramento politico contrario, giustamente, a quanto fatto dal Presidente del Consiglio che abbia



Enrico Mentana ha drammaticamente ragione quando sostiene, per Vanity Fair, che tutto ciò che sta succedendo attorno a Silvio Berlusconi è figlio di una più generale anomalia italiana che negli ultimi 15 anni non ha prodotto una valida alternativa al Cavaliere.

Non c’è schieramento politico contrario, giustamente, a quanto fatto dal Presidente del Consiglio che abbia proposto all’elettorato un leader nuovo. Innovativo. Rivoluzionario nelle idee e non solo nella comunicazione.

Pierluigi Bersani era già a fianco di Romano Prodi subito dopo il primo Governo Berlusconi. Coalizione di Governo alla quale non prese parte Antonio Di Pietro a cui il Cavaliere propose il Ministero degli Interni.

Da lì parte, probabilmente, l’antipatia che l’uno ha nei confronti dell’altro le cui partecipazioni a trasmissioni del biscione (come racconta anche Maurizio Costanzo) hanno creato sempre un certo prurito all’ex editore televisive.

Silvio Berlusconi non che l’ennesima Vanna Marchi truffatrice. È inutile proporre come soluzione l’uscita di scena del personaggio scomodo. Ai cittadini bisogna dare gli strumenti giusti affinché non si verifichino questi spiacevoli episodi.

Dopo 15 anni, e almeno un ricambio generazionale dell’elettorato, è forse arrivato il momento di ragionare su questo. Tutto il resto è solo aria fritta. Viene e Va.

Silvio, ahimé, resta.

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