Toto-ministri: la Lega conquista gli Interni

Quella vecchia volpe di Bossi ancora una volta ha dimostrato fiuto. Annusata l’aria che tirava all’indomani del grande successo elettorale leghista ha subito alzato i toni e messo in chiaro che il Carroccio non si sarebbe accontentato delle briciole. E così tra veti incrociati e pretese elevatissime il Senatùr ha portato a casa l’obiettivo primario,

di luca17

Quella vecchia volpe di Bossi ancora una volta ha dimostrato fiuto. Annusata l’aria che tirava all’indomani del grande successo elettorale leghista ha subito alzato i toni e messo in chiaro che il Carroccio non si sarebbe accontentato delle briciole. E così tra veti incrociati e pretese elevatissime il Senatùr ha portato a casa l’obiettivo primario, vale a dire il Viminale. E quale miglior uomo per presiederlo di Bobo Maroni, già ministro degli Interni nel primo governo Berlusconi?

Si compone così il primo tassello del piano volto a costruire un asse forte soprattutto sulla via delle sicurezza; un piano che prevede ora la conquista delle due regioni-guida del nord: Lombardia e Veneto. Il mandato dei due governatori scade infatti nel 2010, anno che vedrà con ogni probabilità l’avvicendamento tra Formigoni e Castelli (sembra infatti tramontata l’ipotesi della discesa del primo a Roma). Più complesso il discorso su Galan, che potrebbe anche decidere di rimanere in Veneto. Tra l’altro Zaia, l’uomo su cui Bossi puntava per la successione, un po’ a sorpresa sarà a sua volta ministro delle Politiche Agricole. Il trio di dicasteri leghisti è completato da Bossi alle Riforme (senza portafoglio), mentre Calderoli sarà vice-premier con Gianni Letta.

Tre saranno anche i ministri di AN. Ma se La Russa (Difesa) e Matteoli (Infrastrutture e Ambiente) appaiono scontati, rimane aperta la partita dell Giustizia tra Giulia Bongiorno e Alfredo Mantovano, con outsider la new entry Mariastella Gelmini. A questi andrebbe poi aggiunta la poltrona senza portafoglio di Adriana Poli Bortone agli Affari Regionali. Per chiudere la quota ex-FI, il DC Rotondi dovrebbe avere un contentino con la Funzione Pubblica (ma il partito è sul piede di guerra nel tentativo di ottenere qualcosa di più).

Venendo infine alla fetta più grossa della torta, vediamo cosa hanno tenuto per sè i vertici di Forza Italia. La compagine governativa sarà formata da Tremonti all’Economia, Frattini agli Esteri, Bonaiuti ai Beni Culturali, Bondi o Giovanardi all’Istruzione, la Prestigiacomo alla Salute, Sacconi al Welfare e Scajola alle Attività produttive. E poi, senza portafoglio, Vito ai Rapporti col Parlamento, Stanca all’Innovazione Tecnologica e la novità Mara Carfagna alla Famiglia.

Chiudono il quadro i presidenti dei due rami del Parlamento. Fini ha ormai deciso di accettare la Camera, mentre si fa sempre più consistente l’ipotesi Schifani al Senato. Ricordiamo che i lavori parlamentari riprenderanno il 29 aprile.

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