Ore 12 – Dopo Bonn, tocca alla piazza di Milano. Berlusconi verso il voto/referendum

Il cerchio si chiuderà dopodomani domenica 13 dicembre, con la manifestazione del Pdl a Milano. Sarà la prova di forza del Cavaliere, forse l’ultima adunata prima della chiamata anticipate alle urne, per tentare il plebiscito/referendum fasullo. Si chiude la fase del partito del “predellino” e si entra (questo l’obiettivo del Premier) nell’ultimo miglio per dare

Il cerchio si chiuderà dopodomani domenica 13 dicembre, con la manifestazione del Pdl a Milano.

Sarà la prova di forza del Cavaliere, forse l’ultima adunata prima della chiamata anticipate alle urne, per tentare il plebiscito/referendum fasullo.

Si chiude la fase del partito del “predellino” e si entra (questo l’obiettivo del Premier) nell’ultimo miglio per dare corso all’era dell’Italia “presidenzialista” firmata Silvio Berlusconi.

Non la “grande” Italia, sull’onda dell’America nuova, aperta, democratica e liberale dello Zio Sam, alias Obama l’”abbronzato”, ma un Ducato vintage, alla mercè di un sultano brianzolo, Zio Paperone “montato” e “spompato”, che grida e minaccia emulando “caudilli” d’altri tempi e d’altri posti, poi diventati marionette patetiche.

Adesso l’Italia vive sul filo fra la farsa e la tragedia.

L’irresponsabilità di Bossi e di quasi tutto il Pdl (grave il silenzio del presidente del Senato Schifani) nell’accodarsi al “delirio” del Premier dovrà presto misurarsi con le conseguenze politiche e sociali delle prossime settimane.

Ieri Fini, responsabilmente e coraggiosamente, ha bruciato l’ultima scialuppa e oramai non può che procedere nella direzione opposta a quella di Berlusconi. Il Presidente Napolitano ha dato l’altolà, ma in questo paese frastornato e disorientato, occorre ben altro squillo di tromba per suonare l’allarme. Bersani, leader del più forte partito d’opposizione, si è accodato a Napolitano ma ha anche annunciato una “dura reazione, se il Premier strappa”. Anche Casini e Di Pietro, con toni diversi, hanno fatto muro contro il Premier.

Con il discorso di Bonn, Silvio Berlusconi ha quindi portato la sfida a un punto di non ritorno e può solo procedere nell’unica direzione possibile: fare un’altra Italia a immagine e somiglianza del “ducetto”. Così, di strappo in strappo, la seconda Repubblica volge al termine.

O cade (per implosione interna?) Berlusconi, o cade questa Italia. In questo caso il populismo di un solo uomo dominerà il popolo: stracciata la Costituzione, la democrazia, lo stato di diritto e il principio di legalità svaniranno col primo sole di primavera.

Gli italiani potranno consolarsi ripetendo in coro che “si stava meglio quando si stava peggio”.