Caso Marrazzo, chiuse le indagini: otto le persone indagate, inclusa la trans Natali

Si sono concluse, dopo un anno e mezzo circa, le indagini sul caso Marrazzo e sugli episodi collegati, dal blitz fatto dai tre Carabinieri nell’appartamento della transessuale Natali alla morte del pusher Gianguarino Cafasso. La Procura ha chiuso le indagini e depositato gli atti nei confronti di otto indagati. Tra questi ci sono i quattro


Si sono concluse, dopo un anno e mezzo circa, le indagini sul caso Marrazzo e sugli episodi collegati, dal blitz fatto dai tre Carabinieri nell’appartamento della transessuale Natali alla morte del pusher Gianguarino Cafasso.

La Procura ha chiuso le indagini e depositato gli atti nei confronti di otto indagati. Tra questi ci sono i quattro carabinieri della compagnia Trionfale, Nicola Testini, Carlo Tagliente, Luciano Simeone e Antonio Tamburrino, e tre spacciatori, Emiliano Mercuri, Massimo Salustri e Bruno Semprebene.

Oltre a questi risulta indagata anche la trans Natali, vero nome José Alexander Vidal Silva, per detenzione di cocaina.

Le accuse, a vario titolo, sono di associazione per delinquere, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, omessa denuncia di reato, falso ideologico, calunnia, perquisizione arbitraria, rapina, violazione di domicilio, concussione, interferenza illecita nella vita privata, favoreggiamento, ricettazione, omicidio volontario premeditato aggravato dall’uso di sostanze venefiche.

Secondo il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo ed il sostituto Rodolfo Sabelli, Testini, Simeone e Tagliente avrebbero costretto Piero Marrazzo “a compilare e a consegnare loro tre assegni dell’importo complessivo di 20 mila euro” e si sarebbero impossessati “di 5000 euro di proprietà in parte di Marrazzo in parte di Natali“.

Poi, relativamente al video che ha fatto emergere l’intera vicenda, i tre, si legge nel capo d’imputazione, si sarebbero procurati “indebitamente immagini attinenti alla vita privata di quanti si trovavano nell’appartamento” e avrebbero “detenuto illegalmente un quantitativo non esattamente determinato di cocaina che dapprima riprendevano nel video realizzato e di cui poi si impossessavano omettendone il sequestro“.

Il quarto Carabiniere indagato, Antonio Tamburrino, avrebbe invece tentato di commercializzare il video realizzato dagli altri tre.

L’accusa per Natali, come già detto, è quella di aver “acquistato e detenuto cocaina destinanti all’uso di terza persona“.

Per quanto riguarda, invece, la morte del pusher Cafasso, ecco cosa si legge su Il Secolo XIX:

i pm ritengono che questi fosse diventato un testimone scomodo per i carabinieri infedeli e attribuiscono a Testini la responsabilità di avergli ceduto «un quantitativo di droga di identità non esattamente accertata, consistente in una miscela di eroina e cocaina tale che ne risultava accentuata la potenziale lesività» provocandone la morte. Cafasso sarebbe stato utilizzato da Testini, Tagliente e Simeone per acquisire informazioni sul giro di droga e sui clienti delle trans. Non solo, i tre avrebbero «consentito e promosso l’attività di spaccio svolta dallo spacciatore-consumatore al fine di porre in essere perquisizioni (anche con modalità illegali), rapine e concussioni che eseguivano personalmente».

Ora bisogna attendere la richiesta di rinvio a giudizio, diretta conseguenza della deposizione degli atti.