Spatuzza, deposizione in corso: Berlusconi e dell’Utri tremano?

In questo momento, nell’aula bunker del Tribunale di Torino è in corso la deposizione del collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza: di lui abbiamo scritto molto nei giorni scorsi. Le sue rivelazioni riguardano i presunti contatti tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi – o meglio: Marcello dell’Utri, questo è il suo processo, in cui è già

In questo momento, nell’aula bunker del Tribunale di Torino è in corso la deposizione del collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza: di lui abbiamo scritto molto nei giorni scorsi. Le sue rivelazioni riguardano i presunti contatti tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi – o meglio: Marcello dell’Utri, questo è il suo processo, in cui è già stato condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa.

Gaspare Spatuzza
– se cliccate sul link trovate tutto quanto scritto su di lui su crimeblog – l’imbianchino di Brancaccio, u’ tignusu, un ex killer che ha ucciso – due nomi: Don Puglisi e Giuseppe di Matteo – e ha ucciso tanto, è ritenuto attendibile dai magistrati della Procura di Firenze. Che gli hanno assegnato un servizio di protezione, visto che con le sue rivelazioni, come scrive Francesco la Licata su La Stampa, si stanno riscrivendo pezzi della storia recente mai del tutto chiariti.

Prima di tutto, è ritenuto attendibile, e le sue affermazioni andranno verificate: visto che ha “sbugiardato” un altro pentito, Vincenzo Scarantino, con delle dichiarazioni che probabilmente riapriranno il processo per la strage di via d’Amelio, in cui fu assassinato Borsellino. E intanto, si continua a scrivere di un avviso di garanzia per Silvio Berlusconi. Enrico Deaglio scrive che:

Possibilità di avviso di garanzia per concorso in associazione mafiosa con finalità di strage a Silvio Berlusconi: non calcolabile.Spirito del tempo: brutta sensazione che stia per succedere qualcosa

Sapremo dirvi di più negli aggiornamenti del post: dopo il salto terremo aggiornato con quanto accadrà in giornata.

Per ora sta parlando il pg, che ritiene “eccessive” le aspettative del processo: volendo potete seguire la diretta radiofonica anche voi su Radio Radicale. Alle 10,08, quando scrivo, Gaspare Spatuzza non ha ancora parlato. L’udienza è iniziata con un leggero ritardo, era prevista per le 9, prevedibile pensare che si slitti ancora di qualche minuto. Il Presidente della Corte ha appena chiesto alla difesa di sintetizzare quello che stava diventando un monologo in difesa di Berlusconi e dell’Utri.

Vedremo cosa succede nei prossimi minuti, per ora è una grossa introduzione, non particolarmente coinvolgente.

Ore 10,27: “Che scoppi la bomba atomica”. Chiuso il monologo della difesa di Dell’Utri così, parla di nuovo il Procuratore Generale. “Prima di interloquire vorrei chiarire due cose… acquisire tutti i verbali di interrogatorio resi da Spatuzza Gaspare… e ci fermiamo qui. E decidiamo e decidete sulla base di questi verbali. Ho capito bene? Io mi oppongo a questa richiesta e chiedo che il collaborante venga sentito. Sappiamo che una cosa può tirare l’altra, vi possono essere riferimenti ad altri episodi ad altri soggetti”. Qui per sintetizzarvi la cosa: la difesa chiede l’impossibile, il pg chiaramente gli spiega che l’impossibile non si può fare. Vedremo se una cosa tira l’altra.

“Lo Spatuzza deve essere sentito”. La proposta della difesa di acquisire interamente i verbali di Spatuzza finora depositati viene accolta quindi, ferma restando l’audizione di Spatuzza.

Ore 11,17. Da circa mezz’ora la Corte è in camera di consiglio per vedere se accogliere alcune eccezioni sollevate dagli avvocati di Dell’Utri. Si attende ancora la deposizione di Gaspare Spatuzza.

Ore 11,49 – La Corte, dopo un’attesa di circa un’ora, parla: e demolisce la difesa di dell’Utri. I rilievi di incostituzionalità sollevati sono inesistenti: Spatuzza verrà sentito. Manifestamente infondata la questione di illegittimità costituzionale portava avanti dai legali di Marcello dell’Utri. Ora parla Spatuzza.

Ore 11,56 – “Procediamo all’esame dello Spatuzza”. Spatuzza, interrogato dal presidente della Corte, conferma che “Intende rispondere”. Ora il giuramento, poi ci sarà la deposizione che seguiremo minuto per minuto.

Il pg parla: “La prima domanda che le faccio è… devo presentarla un po’ alla corte, le farò delle domande che a lei sembreranno scontate ma è un buon modo per introdurla… lei ha fatto parte di Cosa Nostra?”

— Chiedo scusa è possibile migliorare l’audio di questo microfono? Chiede il Presidente della Corte

“Si, dagli anni ottanta al duemila ho fatto parte di Cosa Nostra, organizzazione terroristico-mafiosa. Terroristica per quello che mi consta perché personalmente dopo gli attentati di Capaci e via d’Amelio, ci siamo spinti un po’ oltre, cose che a noi non ci appartengono.

Lei ha fatto parte di Cosa Nostra quindi. In questa organizzazione in quale famiglia militava, in quale mandamento?

La famiglia era la famiglia Graviano e a capo Giuseppe Graviano, su cui ricade il mandamento delle altre quattro famiglie, tra cui Brancaccio.

Lei era un uomo d’onore?

Dopo l’arresto di Mangano nel ’95 mi fu affidata la reggenza del mandamento di Brancaccio, e fui combinato (divenne uomo d’onore, ndr). Dagli anni 80 ho partecipato alle prime battute della guerra di mafia.

Lei ha riportato delle condanne penali?

Si, diverse condanne all’ergastolo

Per quali reati ha riportato queste condanne?

Parliamo noi di omicidi… di stragi, di sequestro di persone, di stragi. Per adesso, mi sto accusando dell’attentato di via d’Amelio. Tutti gli attentati compiuti al nord, via Fauro, Costanzo, l’attentato di Firenze, l’attentato che riguarda Milasno, via Palestro…

Ore 12,14. Prosegue Spatuzza, a riguardo delle stragi del 1992 e del 1993:

I cinque morti che c’erano stati a Milano, a Firenze… era qualche cosa che a noi non ci apparteneva questo terrorismo, nell’immediatezza Graviano mi disse che chi si doveva muovere si dava una smossa

Oggi posso dire che quando avviene la strage di Capaci, io come tutti di cosa nostra abbiamo gioito, come quando abbiamo fatto l’attentato a Borsellino. Erano il nostro nemico principale. Capaci ci appartiene, via d’Amelio ci appartiene, le stragi non ci appartengono. Sono morti che non ci appartengono.


Perché lo disse a Graviano? Prosegua lei.

Quindi una volta che ho esternato un senso di debolezza, perchè questa è una debolezza, nell’immediatezza, Giuseppe Graviano rappresentava mio padre, una debolezza come questa… scippavano subito la testa. Nell’immediatezza Giuseppe Graviano mi riferisce che è bene che ci portiamo un po’ di morti dietro, così chi si deve muovere si dà una smossa.

Ci spiega che cosa significa che Graviano rappresentava suo padre

Sono legatissimo io alla famiglia Graviano, famiglia di sangue Graviano… papà Michele… è un sentimento che va al di là di una semplice amicizia. Abbiamo preso scelte che alla fine si sono sbagliate… io alla fine ho fatto un percorso.

Prosegua nel racconto da dove l’avevamo lasciato…

Ci chiese se capivamo qualche cosa di politico e io e Lo Nigro abbiamo detto di no. Lui ci spiega che era preparato. E ci spiega che se tutto andrà a buon fine ne avremo tutti i enefici, anche i carcerati. Si pensa a un attentato ai carabinieri che si sarebbe fatto a Roma…

Le disse nulla su chi si doveva dare “una smossa” con i morti?

No, in quella seduta non mi fu detto nulla.

Lei chiese niente, o Lo Nigro chiese niente su questa affermazione di Giuseppe Graviano?

In questa situazione, no, poi ci sono episodi più avanti che si collegano. Inizia la prima fase di preparazione, che avviene a Palermo, per l’attentato all’Olimpico…

Mi scusi se la interrompo: nello stesso contesto le venne dato l’incarico di preparare l’attentato all’Olimpico?

Si, si mette in moto questa situazione dell’attentato contro i carabinieri. L’olimpico poi l’avremmo scelto una volta su Roma… a Palermo ci si procura l’esplosivo, la macinatura, mi giungono delle comunicazioni da Giuseppe Graviano.

Le danno le coordinate per incontrare Giuseppe Graviano a Roma in un bar di via Veneto

Inizia la seconda fase della preparazione. Siamo pronti: il giorno prestabilito, gli dico che vado a prelevare un soggetto.

Il giorno prestabilito per che cosa?

Il sabato prima del fallito attentato abbiamo fatto un furto delle targhe. In base a questo furto non so se è stato accertato dalle Procure. Il furto è stato sicuramente denunciato, e avviene tre quattro giorni prima.

C’è una cosa che non ho capito bene: il bar?

Doveva andare a prendere Giuseppe Graviano e portarlo e Torvajanica, dove facevamo base. Per l’attentato aspettavamo l’input finale. Due macchine diversi e siamo andati in via Veneto, doveva essere una cosa veloce. Difatti lasciamo le macchine doppia fila. Scarano mi indica dov’era il bar e mi ci incammino a piedi. Lì davanti noto Giuseppe Graviano. Aveva un atteggiamento gioioso, come avesse vinto al lotto, come gli nascesse un figlio.

Si ricorda com’era vestito?

Un cappotto blu. Quindi mi invita a entrare in questo bar, ci siamo seduti ai tavolini e abbiamo anche consumato qualcosa. Mi riferisce che “avevamo chiuso tutto e ottenuto quelle che cercavamo” grazie alla serietà delle persone che avevano portato avanti quella cosa. Persone che non erano come quattro… socialisti che si erano presi i voti nel ’88 ’89 e poi ci avevano fatto la guerra e mi viene fatto il nome di due soggetti, di Berlusconi, che mi venne a dire che era quello di Canale 5… e che c’è di mezzo anche un nostro compaesano, dell’Utri, grazie alla serietà di queste due persone ci avevano lasciato il paese nelle mani.

Sono tutte sue considerazioni, ma a noi interessano più i fatti che le sue deduzioni (spiega il Pres della Corte)

I quattro socialisti che menzionò Graviano, chi erano?

Non so se siano le elezioni nazionali dell’88 e 89, fui incaricato di sostenerli e portarli avanti per questa campagna elettorale. Caludio Martelli all’epoca era il capolista, poi Fiorino… e altri due.

Queste persone erano state elette, dove?

In Sicilia, al Brancaccio. So che abbiamo fatto bingo…

Lei conosceva, aveva mai sentito nominare dell’Utri?

No mai.

E Berlusconi invece l’aveva sentito nominare, tant’è vero che dice “era quello di canale 5”?

Si.

Dell’Utri non l’aveva mai sentito nominare, Berlusconi sapeva che mestiere faceva?

Si, era quello di Canale 5

Lei era a conoscenza di interessi di politici di Berlusconi o dell’Utri in quel momento?

No

E non chiese altro a Graviano?

No

Andate a Torvajanica…

Arrivati eravamo troppi. Grigoli torna a Palermo, e prende Graviano e lo riporto in via Veneto, lo lascio in via Veneto e torno a Torvajanica. Quello per me sarebbe stato l’ultimo incontro con Giuseppe Graviano che di lì a poco sarebbe stato arrestato

Ora si affronta il risvolto più strettamente mafioso, si parla del delitto Contorno. Si sta facendo un po’ confusione e si salta un po’ di palo in frasca. Si torna all’incontro nel bar di via Veneto. E l’attentato ai carabinieri lo si doveva fare lo stesso, che era il colpo finale. Giuseppe Graviano spiega che bisogna farlo. E torna a ricordare del fallito attentato allo Stadio Olimpico, impressionante:

Il giorno prestabilito, che era la domenica, di compiere questo attentato, la mattinata iniziamo a imbottire la macchina di esplosivo, ci muoviano con questa macchina che viene parcheggiata allo Stadio Olimpico. E l’attentato andava fatto all’uscita dei carabinieri, alla fine della partita. Ci troviamo a Monte Mario, l’impulso al telecomando però… non avviene. E Benigno continua a pressare il telecomando, ma l’attentato grazie a dio non avviene. I carabinieri si erano già distanziati. L’attentato è fallito. Scendiamo con la moto per capire un po’ quello che era successo… l’attentato era fallito. E ci attiviamo per recuperare la macchina e togliere un po’ di mezzo tutto. La macchina era un pericolo muoverla, che a fare un movimento poteva avvenire uno scoppio, con l’innesco…

Dopo l’attentato all’Olimpico cosa succede? Lei si ritrova al carcere di Tolmezzo…

Io mi trovo a incontrare i fratelli Graviano, nel 1999, questo avviene al carcere di Tolmezzo. Avevo preso le distanze da cosa Nostra e avevo chiesto anche l’isolamento. C’era anche Pippo Calò. Avevo iniziato un percorso di ravvedimento… io ero isolato, ma si riusciva a comunicare. Quando termino l’isolamento diurno ho la possibilità di incontrare Graviano. Lui mi spiega che “a noi non ci interessa la dissociazione dei magistrati perché non ci possono dare niente, a noi interessa la politica…” i magistrati vogliono solo la collaborazione.

Quanto è rimasto coi Graviano a Tolmezzo?

Io sono andato via nel gennaio 2005.

Quindi dal 1999 al 2005?

Filippo era rimasto là.

Continui

Io ero stato trasferito in un altro istituto dove avrei avuto un incontro col Dottor Vigna che al tempo era il proc nazionale antimafia. Il dr Vigna ha visto la disponibilità mia nei confronti dello Stato, ma non mi sentivo di fare il passo verso la collaborazione. C’erano problemi un po’ per la questione familiare, che io sono stato rinnegato dalla famiglia, per questa scelta che ho fatto. E poi c’era tutta la questione di via d’Amelio… da quel colloquio vigna cerca di convincermi a collaborare. Era allo scadere del mandato come proc, e voleva chiudere con me. Il Dr Vigna mi disse che era felice del mio percorso, ma che se non mettevo nero su bianco e non mi consegnavo allo Stato… mancava il passo definitivo. Rientrato a Tolmezzo, comunico a Filippo Graviano, che avevo avuto questo colloquio con Vigna… lui stava male per l’infarto… volevamo strappare i nostri figli da quel contesto e su lui facevo leva s questa questione dei nostri figli. A quel punto Filippo mi disse che era bene fare sapere a mio fratello Giuseppe che se non arriva niente è bene che anche noi iniziamo a parlare dai magistrati.

E’ evidente: quel “se non arriva niente” si riferisce alla politica…

Se non arriva niente da dove?

Lo dico… io avevo già fatto il colloquio al Bar di via Veneto

Quello in cui fa i nomi di Berlusconi e Dell’Utri.

Qualcuno i fratelli Graviano se li è venduti, non dentro a Cosa Nostra. Riguardo agli attentati che avevamo fatto mi dissero che eravamo sicuri. E mi parlò di Silvio Berlusconi, me ne parlò Romeo e Giuliano Francesco.

Oltre che con loro ne ha parlato con Romeo e Giuliano Francesco?

No

Lei sa datare l’incontro al bar di via Vittorio Veneto?

Si… i fratelli Graviano sono arrestati nel gennaio 1994… pochi giorni prima.

Noi dobbiamo parlare ancora di una questione che riguarda certi tabelloni… lei è al corrente di interessi economici di interessi economici della famiglia Graviano?

Su tutto quello che si muove su Brancaccio…

Lei sa di interessi che li possano collegare a Berlusconi o Dell’Utri?

Nel 1990 e 1991 è stata aperta una Standa, credo l’unica di Palermo. Nel quartiere di Brancaccio. Visto che questi soggetti il signor Berlusconi era il proprietario dell’unica Standa di Palermo, era al quartiere Brancaccio… e guarda caso è al quartiere Brancaccio… gestita dai fratelli Finocchio

Altre circostanze in cui ha sentito parlare dell’imputato dell’Utri?

Ora si parla del percorso di redenzione di Spatuzza. Ma per ora, si è già detta parecchia roba grossa: la mattinata si chiude con affermazioni che non possono non suonare inquietanti, riferite all’attuale Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

“I timori di parlare del presidente del Consiglio Berlusconi erano e sono tanti”

Nel frattempo, Marcello dell’Utri spiega che “uno come Spatuzza Falcone l’avrebbe denunciato” e che dietro a tutto questo c’è il solito complotto “Che ne so io chi ci sta dietro Spatuzza. Ci sono delle persone, i pm, che ne so io”. Si riprende a breve.

Ore 14,43 – Dovrebbe mancare poco alla ripresa.

Ore 15,09 – Si ricomincia, finalmente: doveva essere una pausa di un quarto d’ora. In mattinata sono state due le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza che hanno fatto rumore:

Mi riferisce (Giuseppe Graviano, ndr) che “avevamo chiuso tutto e ottenuto quelle che cercavamo” grazie alla serietà delle persone che avevano portato avanti quella cosa. Persone che non erano come quattro… socialisti che si erano presi i voti nel ‘88 ‘89 e poi ci avevano fatto la guerra e mi viene fatto il nome di due soggetti, di Berlusconi, che mi venne a dire che era quello di Canale 5… e che c’è di mezzo anche un nostro compaesano, dell’Utri, grazie alla serietà di queste due persone ci avevano lasciato il paese nelle mani

e a stretto giro

A quel punto Filippo mi disse che era bene fare sapere a mio fratello Giuseppe che se non arriva niente è bene che anche noi iniziamo a parlare dai magistrati

Quel “se non arriva niente” sottintende il soggetto: la politica.

Ora si riparte, si spera. La parola alla difesa di Dell’Utri.

Lei, da quando ha iniziato a collaborare, quanto volte è stato sentito? E da chi e da quali magistrati è stato sentito e in quali uffici giudiziari?

Tutti gli interrogatori miei sono svolti in istituti penitenziari. Qualche volta in altri siti ma sempre in presenza di magistrati e avvocati. Tutto registrato. Ho subito parecchi interrogatori

Solo a in Sicilia o anche in altri uffici?

Anche a Reggio Calabria, Firenze, Milano.

Sempre su questi temi?

I temi di cui stiamo parlando… attinenti a questo processo ho fatto delle dichiarazioni alla Procura di Milano, riguardo alla questione di via Palestro.

Senta: mi sa dire se è in condizione di farlo quando lei per la prima volta ha riferito a un magistrato l’episodio del bar di via Veneto a Roma?

Io ero stato da poco sotto il programma di protezione, io ero stato trasferito in una struttura penitenziaria, ero in una sede che non mi stava bene. Avevo chiesto un colloquio alla Procura di Firenze… e sottoponevo questo problema, l’interrogatorio era iniziato da pochi minuti, e l’avv Maffei entrava e mi diceva che potevo entrare nel programma di protezione. Io dissi al dr Nicolosi che era arrivato il momento di svelare alcuni omissis che mi ero riservato, e di lì entro nello specifico, con l’episodio.

Lei dice che si era riservato… l’aveva detto a chi lo interrogava?

Per la storia di via d’Amelio, pensavo che di lì a poco si sarebbe chiuso un periodo della mia vita, ma un po’ la cosa si era arenata, e la cosa andava un po’ a scemare. Io ero covinto prima dei 180 giorni, di poter aprire gli omissis in cui spiegavo la natura delle stragi del 1992 e del 1993. Non volevo apparire come qualcuno che tirava in mezzo soggetti della politica per avere la protezione. Questo per non dare adito a qualche malalinguaccia, perdonatemi l’espressione. Io non ho chiesto niente allo Stato. L’interrogatorio arriva il 16 giugno del 2009

E’ possibile che lei invece, all’ufficio della Procura di Caltanissetta, abbia parlato già precedentemente, di Dell’Utri?

Io ho seminato indizi, entro i 180 giorni. Ho seminato qualcosa.

In maniera specifica: lei lo ha oggi ricordato oggi di aver messo in relazione il nome dell’Utri con la vicenda dei pali della pubblicità, e avere fatto un collegamento, tra il senatore dell’Utri e il Graviano e Berlusconi attraverso quel ragionamento che ha seguito. Ricorda di averlo fatto facendo i nomi, anche quello di Mangano?

Io non ho mai detto che il signor dell’Utri era coinvolto nelle stragi, se no non sarebbe stato un omissis

Lei avrebbe confermato delle garanzie di Berlusconi (riferite ai Graviano, ndr) prima del 16 giugno 2009?

No, adesso non lo ricordo.

In pratica ora

15, 48 – La difesa sta interrogando Spatuzza chiedendogli se non abbia fatto il nome di Dell’Utri e Berlusconi prima di questo sedici giugno 2009. Tutto abbastanza tecnico, c’è poca “carne” da trascrivere.

La difesa ha terminato: molto breve come intervento, e tutto centrato su tecnicismi e cavilli. Prosegue un altro avvocato di Dell’Utri.

Ha mai riferito di una trattativa tra lo Stato e l’associazione criminale antecedente al 1993?

Dopo la strage di via d’Amelio, il 20 luglio ho un incontro con Giuseppe Graviano che si era complimentato che tutto era andato bene, e mi spiega che dentro la famiglia c’era qualche malumore. Mi disse di mettere da parte ogni risentimento, che dovevamo portare altre cose avanti… per me fa parte tutto dello stesso contesto.

Prima del 1993 ha mai saputo di trattative?

No

Non ha mai avuto riferimenti, che nel 1991, lui ha saputo di una trattativa tra Stato e mafia…

1991… i colonnelli di Cosa nostra, anzi, i generali Messina Denaro e Graviano, per uccidere con armi leggere volevano uccidere Falcone e Costanzo. Già allora c’era questo desiderio… dal 1992 si passa dalle armi leggere alle armi pesanti. Partiamo nel 1991, ma fine 1991 inizio 1992 cambia la strategia

Lei ha saputo di una trattativa avviata?

No, ma già nel 1991 volevamo uccidere Falcone, Costanzo…

Lei ne conosce le ragioni di questi attentati?

Si, mi furono dette al bar di via Vittorio Veneto.

Se, con riferimento a questo mutamento di strategia, lei ha riferito che anche autorità dello Stato ne erano a conoscenza?

Credo di no.

Vorrei sapere anche con quante procure Spatuzza ha fatto dichiarazioni d’intenti? E quando?

L’ha fatto a diverse procure, a Caltanissetta, a Palermo, a Firenze, a Milano… le date.

Chiedono a Spatuzza qualche dettaglio in più sul suo curriculum criminale:

Sei, sette stragi. E circa una quarantina di omicidi.

Siamo agli sgoccioli: la Corte si ritira per valutare eventuali domande della stessa – traduzione: ci sarà una pausa di tempo paragonabile a n + infinito. E la diretta si chiude qui. Grazie per essere stati con noi. Ci sarà tempo e modo per scrivere e riflettere su quanto ascoltato oggi.

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