Droga: 12 arresti per traffico internazionale di cocaina nell’operazione Lampara

Un blitz antidroga condotto dalle squadre mobili di Palermo e Trapani dopo due anni di indagini ha permesso di sgominare con 12 arresti un’organizzazione che per l’accusa era dedita al traffico internazionale di stupefacenti. La cocaina proveniva dalla Colombia e attraverso la Spagna arrivava a Palermo e Trapani pronta per essere smerciata. Le misure di


Un blitz antidroga condotto dalle squadre mobili di Palermo e Trapani dopo due anni di indagini ha permesso di sgominare con 12 arresti un’organizzazione che per l’accusa era dedita al traffico internazionale di stupefacenti.

La cocaina proveniva dalla Colombia e attraverso la Spagna arrivava a Palermo e Trapani pronta per essere smerciata. Le misure di custodia cautelare in carcere sono state eseguite oltre che nei due capoluoghi siciliani anche a Bari e a Napoli.

Per indicare la droga gli arrestati parlavano di ”cassette di pesce”. L’operazione dal nome in codice ”lampara” è stata coordinata dal sostituto procuratore di Palermo, Maria Teresa Principato. Nell’indagine è coinvolto anche Paolo Liga, nipote di Giuseppe Scaduto, accusato di essere il ”reggente” della famiglia mafiosa di Bagheria.In Spagna, secondo gli investigatori, a gestire il traffico di stupefacenti era Paolo Lumia. (…) Le indagini sono durate quasi due anni e sono state condotte anche da una imponente mole di intercettazioni telefoniche ed ambientali.

Pino Scaduto, presunto boss di Bagheria, venne arrestato nell’operazione Perseo che due anni fa fece finire in carcere oltre 100 persone. Da 90011.it:

Emerge un dato dall’operazione “Perseo”, ed è un dato duro da digerire. Negli ultimi mesi Bagheria è stata il cantiere per la “restaurazione” di Cosa Nostra. Riattivando la “commissione provinciale”, l’organismo che decretò tutti gli attentati mafiosi degli anni ’80 e ’90, Cosa Nostra voleva tornare ai fasti di un tempo, con un unico centro decisionale, una gestione centralizzata del potere e l’adozione di una strategia unanime. Un progetto ambizioso, potenzialmente epocale, che ha visto tra i suoi maggiori protagonisti una vecchia conoscenza della mafia di Bagheria, Giuseppe Scaduto, detto “Pino”, fratello del boss Tommaso Scaduto, morto nel 1980, e figlio di Giovanni, tra gli assassini dell´esattore Ignazio Salvo. È lui, insieme a Gioacchino Mineo e Onofrio Prestigiacomo, uno dei pochi bagheresi arrestati nel mega blitz di martedì mattina.

(…) Pino Scaduto è uscito da poco di galera quando vengono arrestati Salvatore e Sandro Lo Piccolo, il 5 maggio 2007. Con i due super latitanti usciti di scena, tutti gli equilibri tornano nuovamente in discussione. Scaduto comincia così a riattivare una serie di rapporti e contatti “importanti”. Intanto le microspie e le telecamere degli investigatori registrano tutto. Gli incontri con i vari esponenti delle mafie locali si fanno via via più frequenti con il passare delle settimane, fino ad arrivare a vere e proprie riunioni in cui partecipano decine di boss. Il primo vero incontro si tiene a Bagheria nel maggio 2008.

Nonostante i suoi sessantadue anni e il regime di semilibertà, Scaduto è attivissimo e svolge alacremente il proprio ruolo di mediatore. Si incontra prima di tutto con due palermitani: l’ottantenne Salvatore Adelfio e il figlio Giovanni. I tre convengono che c’è bisogno della “commissione” per la provincia di Palermo, collegata anche alle provincie di Trapani ed Agrigento. Salta fuori anche il nome del “papabile” a diventare capo della cupola. Si tratta di Benedetto Capizzi, 64 anni, boss di Villagrazia, condannato all´ergastolo, formalmente detenuto, ma in libertà vigilata per “motivi di salute”. L´alleanza è significativa: Pino Scaduto mette da parte rancori del passato (Capizzi 18 anni fa fu tra gli esecutori materiali dell´omicidio di suo nipote Carmelo) e si decide a supportare la sua “candidatura”. Da lì in avanti saranno frequenti gli incontri tra Scaduto e il figlio del boss di Villagrazia, Sandro, anch’egli arrestato martedì mattina.

C’è chi, come Gaetano Lo Presti, non vede di buon occhio la nuova “commissione” ed opta per una Cosa Nostra decisamente “federale”. Chi invece – come Gianni Nicchi – si oppone fermamente alla possibilità di Benedetto Capizzi capo della cupola. Il dissidio sembra insanabile. A metà novembre scorso, in una villa di Bagheria, Pino Scaduto racconta ai suoi gregari un suo recente incontro con i “dissidenti”, primi fra tutti la famiglia di Palermo Porta Nuova. Nessuna delle frange è intenzionata a mollare. “Una situazione difficile – confermano gli investigatori – in cui la conflittualità interna avrebbe potuto provocare gravi atti di violenza”. Ma passa poco tempo e giunge l’operazione “Perseo” a fare piazza pulita.

Via | Live Sicilia