Nicola Cosentino ricicla assegni ai clan e si paragona con Sandra Lonardo a Enzo Tortora

Tramontata la luce di Mariano Apicella a destra, per redimersi, sempre più persone infastidiscono la memoria di Enzo Tortora. A far da eco alle dichiarazioni del portavoce di Sandra Lonardo, l’avvocato di Nicola Cosentino. “La verità – ha dichiarato il legale – è che, come negli anni Ottanta per Tortora, i pentiti fanno a gara



Tramontata la luce di Mariano Apicella a destra, per redimersi, sempre più persone infastidiscono la memoria di Enzo Tortora. A far da eco alle dichiarazioni del portavoce di Sandra Lonardo, l’avvocato di Nicola Cosentino.

“La verità – ha dichiarato il legale – è che, come negli anni Ottanta per Tortora, i pentiti fanno a gara per parlare di Cosentino. Accusarlo è diventato trendy”.

Secondo quanto emerso nelle ultime ore l’esponente del Popolo della Libertà avrebbe, per conto del clan dei Casalesi, riciclato indirettamente due assegni. Uno da 2500 euro. L’altro da 7500.

L’accusa, l’ennesima, potrebbe bloccare il progetto di santificazione dell’esponente politico il cui destino sarà deciso dal Parlamento la prossima settimana.

Qualora si verificasse lo stesso assenteismo che ha permesso a Nicola Cosentino di non essere giudicato a livello locale è innegabile che la sua storia intrecciata, come testimoniano le prove, con la quotidianità delle persone criticate, giustamente, da Roberto Saviano sarebbe drammaticamente legittimata.

Questo più di altro dovrebbe spaventare. Chi amministra oggi l’Italia non solo sbaglia investimenti. Pur di garantire a tutti una poltrona appesantisce il sistema accelerando la giustizia laddove serve allo show.

E per la cronaca Enzo Tortora ha ricominciato a presentare Portobello solo dopo essere certo della sua innocenza. Perché Nicola Cosentino non si fa da parte fino a che i fatti non siano in grado di parlare per lui?