Raffaele Lombardo fallisce, di nuovo. Caro Silvio perché investi sulla Sicilia?

Ci sono voluti meno di sei mesi per capire che il cospicuo investimento fatto dal Governo Berlusconi alla Regione Sicilia altro non era che un contentino dato dal Presidente del Consiglio a Raffaele Lombardo per evitare un possibile scisma all’interno del Popolo della Libertà.Al di là di tutto ciò che in queste ore si scrive



Ci sono voluti meno di sei mesi per capire che il cospicuo investimento fatto dal Governo Berlusconi alla Regione Sicilia altro non era che un contentino dato dal Presidente del Consiglio a Raffaele Lombardo per evitare un possibile scisma all’interno del Popolo della Libertà.

Al di là di tutto ciò che in queste ore si scrive su Gianfranco Fini, quindi sul fuorionda contro il compagno di partito, è innegabile che Silvio Berlusconi nelle prossime ore dovrà gestire l’ennesima separazione. Quella tra lui e l’elettorato siciliano.

Quella tra il paese e i cittadini di una regione che si chiedono come possano esserci delle riforme vere se gli assessori della Giunta Lombardo decidono di rimanere attaccati alla poltrona rimettendo nelle mani del Governatore tutte le deleghe.

A proposito della scelta fatta dall’assessore Armao, sul sito agrigentoweb.it si legge:

“E la stragrande maggioranza dei siciliani (giovani laureati, piccoli imprenditori, forze sociali, gente comune), cosa può capirne di lotte di potere tra fazioni, quando non si arriva a fine mese? E il Presidente Berlusconi che in Sicilia ha un granaio di voti cosa farà per gli isolani? Purtroppo è inconfutabile che in Sicilia si stava meglio ai tempi dei Borboni”.

Ogni amministrazione, in linea di massima, dovrebbe decidere come combattere l’immobilità su cui Pierluigi Celli si è, a sproposito, accanito negli ultimi giorni.

Silvio Berlusconi ha deciso di investire su Raffaele Lombardo anche se così facendo i problemi, quelli veri, del paese non si sarebbero potuti risolvere in tempi ragionevoli.

L’ennesimo fallimento della giunta Lombardo testimonia, se mai ce ne fosse bisogno, che in nome di una vittoria politica si è deciso di sacrificare tutto. Dallo sviluppo della banda larga a quello delle infrastrutture per evitare che nel 2010 muoia più di alluvione.

Caro Silvio ne è valsa davvero la pena? No. Ammetterlo, forse, restituirebbe al paese una persona uccisa da politico che dimostra oggi più che mai di avere un passato come giocatore di poker. Altro che brillante imprenditore.

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