Omicidio Pamela Mastropietro, Oseghale: “Pagherò per quello che ho fatto, ma non l’ho uccisa”

La difesa insiste sulla morte per overdose.

Questa mattina si è svolta la prima udienza presso l’Aula della Corte d’Assise d’Appello del Tribunale di Ancona sul caso dell’uccisione di Pamela Mastropietro, la 18enne romana che, dopo essersi allontanata da una comunità di Macerata, è stata ritrovata morta e fatta a pezzi. In primo grado Innocent Oseghale è stato condannato all’ergastolo a 18 mesi di isolamento con l’accusa di aver violentato, ucciso e fatto a pezzi la ragazza, ma insiste sul fatto di non aver provocato lui la morte della giovane, che, secondo i suoi legali, sarebbe morta invece per overdose.

Secondo gli avvocati Simone Matraxia e Umberto Gramenzi che lo difendono, Oseghale avrebbe detto:

“Voglio pagare per quello che ho fatto, ma non l’ho uccisa”

Il tentativo è, ovviamente, quello di ottenere una riduzione della pena. I suoi legali hanno anche cercato di mostrare le immagini delle lesioni sul corpo della vittima per dare man forte alla loro versione dei fatti, che è diversa da quella dell’accusa, secondo cui la 18enne è morta a causa delle coltellate inferte da Oseghale. La richiesta di far vedere le immagini è stata però rigettata e il presidente della Corte Giovanni Trerè ha detto:

“Il materiale è ampiamente sufficiente, considerata l’esigenza primaria di tutelare la vittima, specialmente perché il processo è pubblico. La riproduzione delle immagini sarà fatta solo se strettamente necessaria”

Erano presenti all’udienza anche i parenti di Pamela, la madre Alessandra Verni e lo zio Marco Valerio Verni che è anche l’avvocato della famiglia e che ha detto:

“Mi aspetto la conferma della sentenza, qui sono nelle vesti di avvocato e non di parente, ma è chiaro che tornare in aula è sempre gettare sale sulla ferita. Cosa ci auguriamo? Niente sconti. Oseghale ha annunciato dichiarazioni spontanee, ma saranno le stesse di sempre, per noi può anche risparmiarle. Sono l’ennesima presa in giro. Per carità, l’imputato ha diritto di dire quello che vuole, ma c’è un limite all’intelligenza e alla dignità umane. Viceversa, se vorrà fornire dettagli su chi era con lui eventualmente quel giorno, saremo interessati. Il dubbio che non abbia potuto fare tutto da solo in noi resta”

Le dichiarazioni spontanee di Oseghale saranno raccolte nella prossima udienza fissata per il mese di ottobre.

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