Il voto una settimana dopo: analisi a freddo

Prendiamo spunto dall’articolo di fondo odierno del Corriere della Sera per un’analisi il più possibile obiettiva su ciò che è accaduto e sugli scenari futuri che si sono aperti. Il direttore Paolo Mieli ha operato una sorta di conversione a U, arrivando a lodare sperticatamente Giulio Tremonti e lamentando l’assenza di un politico di tale

di luca17

Prendiamo spunto dall’articolo di fondo odierno del Corriere della Sera per un’analisi il più possibile obiettiva su ciò che è accaduto e sugli scenari futuri che si sono aperti. Il direttore Paolo Mieli ha operato una sorta di conversione a U, arrivando a lodare sperticatamente Giulio Tremonti e lamentando l’assenza di un politico di tale spessore “internazionale” dall’altra parte, e in particolare nel Partito Democratico. Giova in tal senso ricordare il fondo dai toni apocalittici che due anni fa schierava apertamente Via Solferino sul fronte ulivista, un caso senza precedenti per quello che è da sempre considerato il giornale più obiettivo, e che spinse molti elettori di centrodestra a cambiare testata di riferimento.

Mieli (a posteriori) definisce un lampo di genio la fondazione del PDL e arriva persino a parlare bene della Lega, una forza politica cui tutti i principali giornali italiani hanno sempre guardato con sufficienza, giudicandola evidentemente troppo rozza e popolare per essere accettata nei salotti buoni, mentre ironizzarvi sopra senza nemmeno tentare di capire i motivi del suo successo è chiaramente molto più facile. E ora invece sempre secondo Mieli a quanto pare il Nord merita un’attenzione strutturalmente diversa, cioè esattamente ciò per cui il Carroccio è nato e ha sempre combattuto tra lo scherno dei media dominanti.

Tutti guardano dunque al modello leghista, al punto che dagli ambienti vicini al PD si propone la fondazione di un Partito Democratico del Nord, una sorta di CSU italiana (ma di sinistra) che dovrebbe andare a riprendere i voti trasmigrati in Via Bellerio. Questo è il primo interessante effetto post-elettorale, ma non è certo l’unico. I cosiddetti giornali progressisti chiedono al PD lo sforzo di sdoppiarsi, anzi striplicarsi se mi passate questo orrendo neologismo, costruendo consenso sia al centro che a sinistra senza allearsi con le forze che attualmente lo occupano (UDC e Arcobaleno) un po’ sulla falsariga di ciò che ha fatto Berlusconi, che però è avvantaggiato dal fatto che i voti di estrema destra non gli servono, cosa che gli permette di limitare la caccia e ridurre il rischio di trappole.

L’ultimo discorso riguarda l’UDC e la sinistra extra-parlamentare (mai avrei pensare di dover usare un giorno questo termine per definire tutti i partiti di estrazione comunista). Di quest’ultima nessuno si occupa più, quasi come se ci si fosse liberati di un peso, mentre il partito di Casini non avendo certo la vocazione all’opposizione sta con ogni probabilità preparando un piano B. In settimana ci ripromettiamo di tornare su entrambi i casi con un approfondimento di fanta-politica pura, anche per confrontare gli scenari teorici con le idee di voi lettori.