La Lega e il referendum propositivo: più potere al popolo.. o al populismo?

Il risultato del referendum svizzero anti-minareti ha indotto la Lega Nord a sfornare una serie di nuove proposte: alcune palesemente bislacche (come quella della croce sulla bandiera), altre di maggiore pregnanza, come l’ipotesi di introdurre anche in Italia, come nella repubblica elvetica, i referendum propositivi. Tuttavia ogni paese si ritrova in un certo senso con


Il risultato del referendum svizzero anti-minareti ha indotto la Lega Nord a sfornare una serie di nuove proposte: alcune palesemente bislacche (come quella della croce sulla bandiera), altre di maggiore pregnanza, come l’ipotesi di introdurre anche in Italia, come nella repubblica elvetica, i referendum propositivi.

Tuttavia ogni paese si ritrova in un certo senso con le istituzioni che si merita, e che eredita dalla sua storia. Non è un caso dunque che in Svizzera si faccia un grande uso dei referendum propositivi, mentre in Italia la Costituzione consente solo quelli abrogativi e in Germania qualsiasi “ricorso diretto al popolo” è del tutto proibito.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, si ritenne infatti opportuno limitare le possibilità di espressione autonoma di quei popoli che avevano con convinzione, per anni, sostenuto due tra i regimi totalitari più orrendi del ‘900.

Qualsiasi proposta di introdurre i referendum propositivi anche nel nostro paese dovrebbe dunque partire da un tentativo di risposta a questa domanda: gli italiani di oggi sono più maturi di quelli di 60 anni fa? Si “meritano” un po’ più di democrazia diretta?

Nell’attesa che si apra un dibattito su questa questione, possiamo provare ad immaginarci, basandoci sui risultati dei sondaggi, come potrebbe cambiare l’Italia in seguito ad un eventuale introduzione di questo nuovo istituto di azione legislativa popolare.

Si tratterebbe innanzitutto di un paese molto più laico, che riconosce le coppie di fatto (anche quelle omosessuali). Che non scatena una cagnara su Eluana Englaro, perchè ammette il testamento biologico.

Sarebbe poi una penisola in cui non ci si sogna neanche di parlare di immunità parlamentare, visto che il 90% della popolazione è contrario, e in cui l’idea che processare il premier sia legittimo non viene messa in discussione.

Assisteremmo però anche probabilmente ad un’ulteriore inasprimento delle leggi sull’immigrazione, mentre prima o poi dovremmo venire a patti col fatto di essere l’unico paese in Europa in cui la maggioranza dei cittadini preferisce una “forte economia” a una “forte democrazia”.

Un quadro poco coerente, dunque, quello dell’Italia post-referendum propositivi, in cui si mescolano xenofobia, giustizialismo e libertarismo. Un quadro che potrebbe scontentare – oltre al Vaticano – diversi partiti. Anche quella Lega che considera l’omosessualità una malattia mentale e si appresta a votare l’ennesima legge ad personam, ad esempio.

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