Luis Sepulveda è morto: lo scrittore cileno ucciso dal coronavirus a 70 anni

Era ricoverato da fine febbraio.

Secondo quanto riportato dai media spagnoli, si è spento lo scrittore Luis Sepulveda all’età di 70 anni. Da fine febbraio era ricoverato presso l’ospedale universitario di Oviedo a causa del coronavirus. Anche sua moglie Carmen Yanez era stata colpita dalla stessa malattia, ma poco dopo la metà di marzo era guarita ed era tornata a casa ad aspettare il marito.

Purtroppo con lui il coronavirus è stato più spietato e non gli ha lasciato scampo. Nato il 4 ottobre 1949 a Ovalle, Sepulveda aveva cominciato a pubblicare i suoi scritti a vent’anni. Aveva studiato drammaturgia a Mosca, ma venne presto espulso per una relazione con una insegnante, poi, tornato in Cile, venne espulso dalla Giovent+ comunista di due faceva parte fin da giovanissimo. Entrò all’ora nell’Ejercito de la Liberacion Nacional in Bolivia. In seguito fu membro del partito socialista nella guardia personale di Salvador Allende, ma nel 1973, a causa del colpo di Stato di Augusto Pinochet, fu arrestato e torturato, tenuto prigioniero in uno stanzino. All’epoca era da poco sposato con Carmen, ma i due poi furono a lungo separati e si rifecero una vita.

Sepulveda riuscita a tornare libero grazie ad Amnesty International e scappò in Brasile, poi in Paraguay, poi in Ecuador, in Amazzonia, in Nicaragua e negli anni ’80 ad Ambugo cominciò a lavorare per Greenpeace, sposò un’altra donna, Margarita, ma incontrò di nuovo Carmen e fu la stessa Margarita a capire che doveva farsi da parte. Così Luis e Carmen tornarono insieme per non lasciarsi mai più.

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