Intervista – Fabrizio Rondolino a polisblog: “L’alleanza con Antonio Di Pietro è stata fatale per Walter Veltroni”

Mai come oggi in Italia di politica si ragiona. Si moltiplicano i giornali dedicati all’argomento. I giornalisti che dell’argomento hanno sempre scritto si dividono tra carta stampata e web. Fabrizio Rondolino, ad esempio, ha avviato con Claudio Velardi thefrontpage.it. A polisblog non ha presentato solo il suo nuovo progetto. Con noi si è confrontato anche



Mai come oggi in Italia di politica si ragiona. Si moltiplicano i giornali dedicati all’argomento. I giornalisti che dell’argomento hanno sempre scritto si dividono tra carta stampata e web. Fabrizio Rondolino, ad esempio, ha avviato con Claudio Velardi thefrontpage.it.

A polisblog non ha presentato solo il suo nuovo progetto. Con noi si è confrontato anche sull’imbarbarimento del dibattito, costruito sempre più con veline di gossip, e Pierluigi Bersani. Figlioccio di Massimo D’Alema con il quale Fabrizio Rondolino ha lavorato.

Partiamo dalla fine. Cos’è thefrontpage.it?

Un blog, come un giornale o un programma tv, si giudica frequentandolo: le buone intenzioni lasciano quasi sempre il tempo che trovano. Noi vorremmo fare di TheFrontPage un sito di approfondimento, di analisi politica, di studio del contesto. Prendiamo sul serio la politica, e prendiamo sul serio il giornalismo. Vorremmo essere seri senza essere noiosi, e ci piace pensare che l’ironia sia a volte una forma privilegiata di conoscenza.

Sulla pagina “Chi Siamo” lei e Claudio Velardi scrivete: “Quando ci siamo ritrovati, ci siamo chiesti come mai in Italia l’informazione politica sia diventata (quasi solo) pettegolezzo e propaganda”. Da chi è dipeso questo imbarbarimento? Dagli stessi esponenti politici o dai mass media?

I politici hanno certo una loro responsabilità, ma la responsabilità principale secondo me ricade sui mass media. I giornalisti in Italia (e intendo per giornalisti anche i direttori) hanno abdicato completamente al ruolo di “cane da guardia” del potere; al contrario, ne fanno parte a tutti gli effetti, di volta in volta nel ruolo di giullare (il pettegolezzo) o di zelante divulgatore (la propaganda).

“Adesso – ha scritto su Vanity Fair – caro compagno Bersani, la ricreazione è finita, e comincia l’ultimo giro. L’Italia ha bisogno del Pd”. Cosa pensa di Antonio Di Pietro? Crede che stia facendo un’opposizione adeguata?

Penso che l’alleanza con Di Pietro sia l’unico vero grande errore che ha fatto Veltroni. Oggi Di Pietro prospera perché fa opposizione al Pd (denunciandone ogni giorno la presunta arrendevolezza), non al governo. L’Italia dei Valori è un impasto di giustizialismo e di populismo che ha davvero poco a che vedere con la sinistra italiana. Un accordo qua e là per le regionali può essere opportuno, ma consiglierei a Bersani di guardare altrove per costruire l’alternativa a Berlusconi.

Molti ricollegano Pierluigi Bersani a Massimo D’Alema con il quale lei ha lavorato. Secondo te l’attuale segretario del Partito Democratico si è davvero emancipato dall’ex Presidente del Consiglio?

Se Bersani è “ricollegato” a D’Alema, tanto meglio per lui: resto convinto che l’ex presidente del Consiglio sia il miglior politico in circolazione a sinistra. Ma credo anche che Bersani saprà dare un profilo autonomo alla sua segreteria, perché ne ha tutte le qualità e le intenzioni. Del resto, le leadership si conquistano e si difendono sul campo.

Concludendo. Sua moglie, Simona Ercolani, ha lavorato all’unica edizione italiana de “la pupa e il secchione”. Nella politica italiana, oggi, ci sono più pupe o più secchioni?

Diciamo che a tutt’oggi il centrosinistra abbonda di secchioni, e il centrodestra di pupe. Quel programma si riproponeva di fare incontrare i due mondi, e non sbagliava: mescolarsi è una ricchezza.

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