Sarah Scazzi: nuovo ricorso alla Corte suprema per Sabrina Misseri. Forse in tre nascosero il cadavere

Dopo il nuovo sopralluogo in casa Misseri, atto a stabilire se Sarah Scazzi sia stata uccisa in casa o nel garage, ora gli inquirenti si stanno concentrando su alcune telefonate fatte da Michele Misseri il 26 agosto scorso, giorno dell’omicidio di Sarah, e sui suoi spostamenti nelle ore successive dal delitto. Stando a quanto riferisce


Dopo il nuovo sopralluogo in casa Misseri, atto a stabilire se Sarah Scazzi sia stata uccisa in casa o nel garage, ora gli inquirenti si stanno concentrando su alcune telefonate fatte da Michele Misseri il 26 agosto scorso, giorno dell’omicidio di Sarah, e sui suoi spostamenti nelle ore successive dal delitto.

Stando a quanto riferisce Il Messaggero, pare proprio che Michele Misseri, nel nascondere il cadavere della nipote, si sia fatto aiutare da ben due persone:

La Procura […] è andata molto più in là, maturando la certezza che Michele Misseri non ha avuto un solo complice in quei momenti drammatici […] ma addirittura due complici, due uomini vicini alla sua famiglia e al suo ristretto giro di amicizie in paese, due personaggi che ha potuto chiamare al volo, che ha potuto convocare sulla strada verso il pozzo per avere sostegno fidato e copertura.
Sono due nomi che gli investigatori, ovviamente, già conoscono, due figure ampiamente monitorate in questi mesi, che potrebbero finire schiacciati da qui a poco sotto una montagna di intercettazioni compromettenti. Ci si aspetta da loro -quando i magistrati si decideranno a pigiare il piede sull’acceleratore- che ridisegnino in maniera più plausibile quell’incredibile girovagare di Michele tra casolari e vigneti, ma soprattutto che dicano tutto quello che sanno -o almeno tutto quello che a caldo hanno saputo da Michele- sull’omicidio appena avvenuto della povera Sarah.


Uno degli altri punti oscuri dell’intera vicenda riguarda due telefonate fatte da Michele Misseri quel 26 agosto: una, alle 15.08, al fratello Carmine, l’altra, alle 18.28, al nipote Mimino.

Partiamo dalla prima, quella tra Michele e Carmine. I due, nel descrivere agli inquirenti quella chiamata, hanno fornito due versioni diverse. Ne parla Il Quotidiano Di Puglia:

«Mi ha detto che Sarah non si trovava», ha raccontato Carmine in una deposizione, riferendosi a quella telefonata. Michele invece ha sempre detto di non ricordare quella frase, e di aver riferito al fratello che, se lo avesse cercato la moglie, avrebbe dovuto rispondere che era andato in campagna perchè «erano scappati i cavalli», motivando questo col fatto che aveva litigato con la consorte. Ma Michele non aveva litigato con la moglie e nessun cavallo era fuggito dalla proprietà di famiglia.

Poco più di tre ore dopo, Michele ha telefonato al nipote Mimino, chiamandolo sull’utenza della moglie:

«Per caso da sopra la Riforma (una zona di Avetrana, ndr) è passata qualche macchina sospetta che c’era Sarah dentro?» avrebbe chiesto Michele al nipote, secondo il racconto dell’agricoltore.
«No, di qua non è passato nessuno» sarebbe stata la risposta di Mimino. Ma se il nipote, ragionano gli inquirenti, forse non era ancora al corrente della scomparsa di Sarah, perchè parlare di una presunta auto sospetta con a bordo la quindicenne? A quell’ora Sarah era morta da più di quattro ore e il cadavere era stato già nascosto. Dunque, chiamare il nipote avrebbe avuto senso solo per coinvolgere anche lui nelle ricerche della ragazzina, fingendo di non conoscere i motivi della scomparsa.

Nel frattempo i legali di Sabrina Misseri, detenuta per l’omicidio della cugina, continuano con i loro tentativi di far uscire la 23enne dal carcere.

Il prossimo 17 maggio la Cassazione si esprimerà sul ricorso presentato dagli avvocati Franco Coppi e Emilia Velletri contro l’ordinanza del 12 novembre scorso, con la quale il Tribunale del riesame di Taranto confermò la custodia cautelare in carcere per Sabrina Misseri.

I due legali, però, non stanno di certo con le mani in mano ed hanno già preparato un nuovo ricorso, questa volta contro l’ultima ordinanza, quella del tribunale d’appello di Taranto del 18 gennaio, che ha respinto una seconda istanza di revoca della misura cautelare. Dal Corriere del Mezzogiorno:

In quest’ultimo procedimento sarà possibile trattare l’argomento molto caro alla difesa di Sabrina relativo alle lettere che il padre ha scritto a lei e all’altra figlia Valentina «ritrattando» le accuse rivolte precedentemente alla figlia finita in carcere.

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