Ladri per fame: a Genova condannata una 80enne

L’anziana condannata dopo aver rubato degli alimenti: “La pensione non basta, mi mancano i soldi per comprare carne e pane”.

di remar

Costretta a rubare al supermercato per mettere insieme un pasto una 80enne è stata condannata a due mesi di reclusione. Accade a Genova. La legge si sa non ammette ignoranza e nemmeno forme di compassione.

Scoperta dopo un furto di carne, biscotti e pane in un grande magazzino l’anziana si era giustificata dicendo:

La pensione non basta, mi mancano i soldi per comprare carne e pane.

L’avvocato della donna aveva chiesto al giudice di considerare lo stato di necessità, ma niente. E con la crisi i furti negli esercizi commerciali alimentari sono aumentati a Genova e provincia del 20% ad opera soprattutto di pensionati e casalinghe, ma anche di impiegati, insegnanti e imprenditori. Tutti incensurati e insospettabili, ma con l’acqua alla gola.

A questa percentuale, calcolata sulla base dei dati in possesso delle forze dell’ordine, rimangono sconosciute le mancate denunce con i titolari di negozi che chissà quante volte non hanno presentato un formale esposto dopo la restituzione della merce rubata. E l’allarme è ribadito anche dalla rete delle comunità parrocchiali della città: le richieste di un sostegno economico sono cresciute di parecchio nell’ultimo anno.

Spiega al Secolo XIX don Valentino Porcile, parroco della chiesa della Santissima Annunziata del quartiere Sturla:

Purtroppo il numeri dei “nuovi poveri” è cresciuto in maniera esponenziale. Abbiamo registrato in parrocchia aumenti del 50% rispetto al passato. Vengono a chiedere aiuto. famiglie normalissime, dignitose che in passato avevano anche una posizione economica stabile ma che ora sono in difficoltà. Cosa mi chiedono? Tutto. Sia un aiuto dal punto di vista economico, che generi alimentari. Si accontentano di ogni cosa. C’è anche una vera e propria “migrazione” di questi poveri dovuta all’imbarazzo: spesso vengono da diverse parti della città perché si vergognano a rivolgersi ai centri di ascolto del loro quartiere. Lì sono conosciuti e non vogliono far vedere che sono in difficoltà.

La chiesa, le parrocchie – che ricche non sono – rimangono spesso l’ultima ancora a cui aggrapparsi per tante gente alla prese con lo scivolamento verso l’indigenza svolgendo sempre più un ruolo di sussidiarietà, di camera di compensazione dei disagi socio-economici, rispetto a quanto fanno lo Stato e gli enti locali.

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