Fondi del Viminale, caso La Motta. Alfano: “ministero parte lesa”

Nell’ambito di un’indagine riguardante un ammanco dalle casse del ministero dell’Interno, la procura di Roma ha arrestato l’ex prefetto Francesco La Motta: avrebbe sottratto 10 milioni di euro.

Il ministro Alfano: Viminale parte lesa

A margine della Conferenza dei prefetti, il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha così brevemente commentato gli arresti di questa mattina, nell’ambito delle indagini riguardanti gli ammanchi nelle casse del suo dicastero:

Il ministero dell’interno è parte lesa nei crimini e nelle responsabilità che vengono addebitate al prefetto Francesco La Motta e si augura che la magistratura vada fino in fondo.

Il Gip: beffa ai cittadini italiani

In un passaggio dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Roma nei confronti dell’ex prefetto ed ex numero due dei servizi Francesco La Motta, pubblicata dall’Ansa, così viene definita la vicenda:

Una indicibile beffa per i cittadini che in una epoca di necessaria austerità devono apprendere dai giornali che i soldi pubblici gestiti da un ministero, quello degli Interni, erano andati a confluire su un fondo svizzero.

L’ordinanza di custodia cautelare è giustificata con il timore fondato di inquinamento di prove, vista la vicinanza di La Motta con appartenenti ad apparati dello Stato.

Fondi del Viminale, arrestato l’ex prefetto La Motta

Francesco La Motta, ex prefetto ed ex numero due dei servizi segreti Aisi, è stato arrestato questa mattina, accusato dalla Procura di Roma di aver indebitamente sottratto 10 milioni di euro dai fondi del Viminale (il Ministero dell’Interno): l’inchiesta, coordinata dal pm Paolo Ielo, riguarda un ammanco nelle casse ministeriali relativo ai conti cosiddetti Fec.

I conti Fec, un fondo per gli edifici di culto attraverso il quale il Viminale amministra e gestisce l’immenso patrimonio artistico italiano, sarebbero infatti stati usati come cassa per alcuni investimenti all’estero: nell’indagine sono infatti finiti anche Klaus Beherend, banchiere, Eduardo Tartaglia e Rocco Zullino, due riciclatori del clan camorrista Polverino, il primo produttore cinematografico ed il secondo broker in Svizzera.

I reati contestati sono peculato e falsità ideologica: secondo la procura di Roma, che ha ripreso un filone d’inchiesta napoletano che già aveva portato ad arresti nei mesi scorsi (Tartaglia e Zullino, che hanno ricevuto la nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere), La Motta (ex responsabile nella gestione dei fondi ministeriali) affidava a Zullino (broker e collaboratore di Tartaglia, a sua volta parente di La Motta) i soldi da reinvestire in Svizzera tramite l’aiuto di Beherend.

La Motta è inoltre indagato, al momento però le indagini sono ancora in corso, per aver incontrato, più volte e regolarmente, broker camorristi, cosa che sarebbe dimostrata dalle note nell’agenda dell’ex prefetto (in pensione da due mesi).

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