Via D’Amelio: il pentito Tranchina accusa Giuseppe Graviano

Giuseppe Graviano, boss di Brancaccio, è stato arrestato nel 1994 e poi condannato all’ergastolo.

di remar

Il pentito Fabio Tranchina parla ed è un fiume in piena. Il collaboratore di giustizia sta deponendo da stamattina al processo per la strage palermitana di Via D’amelio che il 19 luglio del 1992 costò la vita al giudice Paolo Borsellino e a cinque agenti della sua scorta.

Un’autobomba mafiosa, a meno di due mesi dall’attentato di Capaci in cui a morire erano stati il giudice Giovanni Falcone, sua moglie e tre agenti della scorta. Cosa nostra inaugurava la sua stagione stragista: contro lo Stato per farlo scendere a patti, secondo i pm che hanno istruito il processo sulla presunta trattativa tra pezzi delle istituzioni e boss, in corso a Palermo.

Dall’aula bunker del carcere romano di Rebibbia Tranchina ha tra l’altro raccontato alla corte di Caltanissetta delle fasi preparatorie dell’attentato di via D’Amelio:

Dopo la strage di via D’Amelio, Giuseppe Graviano mi disse: “siamo stati bravi, vero?”. Quell’espressione mi spense la vita perché capii che avevo contribuito a quell’azione terroristica.

L’ex autista di Giuseppe Graviano, ha detto che lui non era stato informato del progetto di attentato, non gli venne mai spiegato a cosa servissero quei sopralluoghi in via D’Amelio, dove abitava la madre del giudice Borsellino:

Giuseppe Graviano mi commissionò l’acquisto di due telecomandi. Mi disse che dovevano servire per azionare il cancello di una villa che stava costruendo. Solo dopo capii a cosa sarebbero serviti veramente.

Tranchina ha poi aggiunto che sempre Graviano gli fece acquistare, ma senza usarlo mai, un aereo telecomandato:

Graviano mi disse di acquistarne uno con il motore a scoppio e in grado di sopportare un peso di due chili. Serviva, mi spiegò, per portare alle persone i regali dentro.

Giuseppe Graviano, e il fratello Filippo, boss del mandamento Brancaccio, sono stati arrestati nel 1994 e poi condannati all’ergastolo: il primo lo sta scontando nel carcere milanese di Opera, il secondo a Tolmezzo (Udine).

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