Il boss Pasquale Libri torna in carcere

Insieme al boss Libri nell’operazione denominata “Terra bruciata” sono finiti in manette altri due presunti affiliati al clan di ‘ndrangheta reggino.

di remar

Torna il carcere Pasquale Libri, ritenuto il boss storico dell’omonima cosca di ‘ndrangheta di Reggio Calabria. 74 anni, il padrino di uno dei clan storicamente più potenti delle città dello Stretto, era stato scarcerato e posto ai domiciliari per motivi di salute. Secondo gli inquirenti della locale Direzione distrettuale antimafia però proprio da casa avrebbe oridinato un tentativo di estorsione (50mila euro) ai danni di un imprenditore, che lo ha denunciato.

Il titolare dell’azienda aveva ricevuto una lettera anonima, ora in mano agli inquirenti:

“Leggi attentamente! Ti invito a venirci a trovare urgentemente tu sai dove! Ti comunico che non verrà più nessuno a cercarti! se qualcuno verrà non sarà una visita di cortesia! Apri gli occhi e salutaci la famiglia!!!!!”.

Insieme a Libri, nell’operazione odierna, denominata Terra bruciata ed eseguita dai caarbinieri, sono finiti in manette altri due presunti affiliati al clan: Claudio Bianchetti, 33 anni, e Antonio Sinicropi, di 44. A tutti e tre viene contestata l’associazione mafiosa.

Gli indagati, secondo l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Reggio si sarebbero:

“avvalsi della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva, per commettere una serie indeterminata di delitti, al fine di acquisire – direttamente o indirettamente (grazie al timore indotto presso la comunità civica) – il controllo e/o la gestione di attività economiche, di concessioni di autorizzazioni, di appalti pubblici e privati, di servizi pubblici e comunque per realizzare per sé e per altri profitti e vantaggi ingiusti”.

Pasquale Libri è considerato dagli investigatori il promotore e capo dell’organizzazione. Le aggravanti contestate sono relative al fatto che i tre arrestati avrebbero assunto o mantenuto il controllo di tali attività economiche almeno in parte con i proventi di altre imprese criminali. Le ipotesi di reato riguardano fatti avvenuti a Reggio Calabria tra giugno 2012 e marzo 2013.

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