Mancano bobine delle intercettazioni: scarcerato Rocco Salvatore Gaglioti presunto affiliato cosca ‘ndrangheta

Rocco Salvatore Gaglioti – presunto esponente di una cosca di ‘ndrangheta del Reggino secondo gli inquirenti – è stato scarcerato perché il pm non ha consegnato copia delle intercettazioni a suo carico agli avvocati difensori. Lo ha deciso il Tribunale del Riesame cui i legali dell’uomo si erano rivolti lamentando la circostanza di essere ancora

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Rocco Salvatore Gaglioti – presunto esponente di una cosca di ‘ndrangheta del Reggino secondo gli inquirenti – è stato scarcerato perché il pm non ha consegnato copia delle intercettazioni a suo carico agli avvocati difensori. Lo ha deciso il Tribunale del Riesame cui i legali dell’uomo si erano rivolti lamentando la circostanza di essere ancora in attesa delle bobine con le intercettazioni registrate.

La difesa di Gaglioti ha così chiesto l’applicazione del recente indirizzo delle sezioni unite della Corte di Cassazione secondo cui in tali casi è compromesso il diritto di difesa con il relativo obbligo, da parte appunto del Riesame, di revocare la custodia cautelare e scarcerare l’indagato.

E così è stato. Inoltre i legali, Antonino Napoli ed Elio Cannizzaro, hanno sottolineato, spiegano loro stessi in una nota, l’infondatezza e la contraddittorietà delle accuse a carico del loro assistito rifacendosi alla recente giurisprudenza sulle intercettazioni ambientali eteroaccusatorie.

Gaglioti era stato arrestato il 22 dicembre scorso nell’operazione “Cosa mia 2” con l’accusa di associazione mafiosa. Gli inquirenti lo ritengono appartenente alla cosca Bruzzise, originaria di Palmi e attiva anche a Barritteri di Seminara, sempre nel Reggino, e in altre zone limitrofe.

Nella prima tranche dell’operazione Cosa mia erano finite in carcere 46 persone per le accuse di estorsione, associazione mafiosa e infiltrazione negli appalti dell’ ammodernamento del V macrolotto dell’autostrada A3. I clan coinvolti, secondo le risultanze investigative, pretendevano una tangente del 3% dalle ditte appaltatrici che dovevano rifornirsi di calcestruzzo presso aziende vicine alle cosche.

Da Mediterraneo on Line:

Gaglioti Rocco Salvatore è accusato di avere, dopo che gli esponenti delle cosche di Rosarno ricevevano le somme provento delle estorsioni connesse ai lavori di ammodernamento della A3, operato da raccordo fra questi ultimi e le consorterie operanti in Seminara e paesi limitrofi, indicando quali fossero le persone fisiche alle quali consegnare la quota spettante a ciascuna cosca nonché si sarebbe messo a completa disposizione degli interessi dell’associazione portando messaggi, fungendo da “ambasciatore” di varie cosche, cooperando con gli altri associati nella realizzazione del programma criminoso dell’organizzazione unitaria del cd. “mandamento tirrenico”.

Secondo i magistrati Gaglioti verrebbe citato con lo pseudonimo “U Ceddaru” in una conversazione intercettata e registrata nel carcere di Roma-Regina Coeli, il 5 gennaio 2007, tra l’ergastolano Giuseppe Bruzzise ed il cognato Rocco Carbone.

Dalle parole di Carbone Rocco, secondo gli inquirenti, si aveva la conferma del fatto che Gaglioti Rocco Salvatore era ben inserito nel sistema delle tangenti vigente sulla A3 e che aveva il potere di indicare ai distributori delle quote a chi andassero consegnati i soldi al punto che, ipotizzava il Carbone, in un momento storico in cui la cosca dominante su Barritteri (cioè i Bruzzise) era in oggettiva difficoltà, Gaglioti Rocco Salvatore stava cercando di accordarsi con le cosche di Seminara, consegnando a loro la quota di Barritteri e tenendone il 10% per sé.

Carbone inoltre parlerebbe di U Ceddaru come dell’uomo che potrebbe avere avuto un ruolo nell’omicidio di “Micu l’orbu”. Nell’ordinanza emessa dal gip, si legge anche che l’uomo identificato come U Ceddaru avrebbe giocato ”con due mazzi di carte” e cioè sarebbe stato in rapporti anche con altre ‘ndrine di Seminara.

Durante lo stesso colloquio Carbone Rocco evidenziava che probabilmente U Ceddaru aveva avuto un ruolo nell’omicidio di Micu U l’Orbu, in quanto era passato pochi minuti prima che lo ammazzassero e lo aveva salutato, ritenendo i due interlocutori, che “U Ceddaru” aveva certamente “fatto la strada” ai killer.

Via | CN24Tv
Foto | Flickr

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