I rom che rapiscono i bambini? Una bufala

Facile dare addosso a qualcuno uno stigma. Con gli ebrei negli anni venti – e prima ancora – ha funzionato alla grande. Pensate ai protocolli degli anziani di Sion. Ma non voglio ammorbarvi con una lezione di storia. Quella la potete seguire su wikipedia. Vorrei parlarvi di come le leggende metropolitane si possano incollare alla


Facile dare addosso a qualcuno uno stigma. Con gli ebrei negli anni venti – e prima ancora – ha funzionato alla grande. Pensate ai protocolli degli anziani di Sion. Ma non voglio ammorbarvi con una lezione di storia. Quella la potete seguire su wikipedia. Vorrei parlarvi di come le leggende metropolitane si possano incollare alla pelle, e far arrivare ai pogrom, come potete leggere qui sul Corriere. Parliamo dei rom ladri di bambini.

Qualche giorno fa nel napoletano, una ragazza rom viene pizzicata dalla padroni di casa mentre sta rubacchiando in un appartamento. Il padre la ferma, la riempie di schiaffi, dopodichè i carabinieri salvano la nomade minorenne dal linciaggio che stava per avvenire per strada. Come mai? La madre l’aveva vista con la sua bambina in braccio.

Ora: possibile che sia andata effettivamente così. Ma se chiedete i dati alle forze dell’ordine sui rom presunti ladri di bambini, che cosa viene fuori? Zero tondo. E l’aveva spiegato benissimo su carmilla il buon Alberto Prunetti. E le leggende metropolitane fioccano, le notizie non vengono mai smentite, lo stigma si materializza.

Foto: Lorenzo Croce, Flickr


Certo, è innegabile che i rom vivano in molti casi in condizioni lontane da quella che per noi si può chiamare sopravvivenza. E che in molti casi anche i loro figli vivano in condizioni disastrose. Ma leggiamo prima un passo del pezzo di Prunetti:

Milano, 21 aprile 2005. Giornali e televisioni lanciano la notizia del rapimento di un bambino rom rumeno, prelevato da alcuni rom dall’interno del Centro per i Bambini Maltratti (CBM) di via Spadini. Stefan, questo il nome del bambino, era stato preso sei mesi prima dai carabinieri, che lo avevano trovato mentre dormiva sotto un albero. I genitori non avevano potuto vederlo e secondo i giornali il bambino era oggetto “di violenze subite in famiglia” (Repubblica, 23 aprile 2005). Il 28 aprile Stefan viene individuato dalla squadra mobile in casa di una persona che si è offerta come mediatore. Il ragazzo è tranquillo e vicino ai familiari, ma i giornali titolano: “Fine dell’incubo” (Il Corriere della sera, 29 aprile 2005). Il Tribunale dei Minori stabilisce il 5 maggio che il bambino dovrà tornare al CBM, ma che può vedere con regolarità i genitori, secondo i suoi desideri. Infatti Stefan, – ci ricorda il legale della famiglia, Stefano Cozzetto — “non ha mosso alcun addebito ai genitori, né di natura sessuale né di altro genere”.

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