Siderno: arrestato Antonio Futia, ritenuto uomo di fiducia del boss Giuseppe Commisso

Antonio Futia, 52 anni, è stato arrestato a Siderno dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria. Era ricercato da luglio 2010 quando era riuscito a sfuggire alle forze dell’ordine nella maxi operazione contro le ‘ndrine che aveva portato in carcere più di 300 persone tra Calabria e Lombardia.L’uomo è considerato dagli inquirenti della Dda

di remar


Antonio Futia, 52 anni, è stato arrestato a Siderno dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria. Era ricercato da luglio 2010 quando era riuscito a sfuggire alle forze dell’ordine nella maxi operazione contro le ‘ndrine che aveva portato in carcere più di 300 persone tra Calabria e Lombardia.

L’uomo è considerato dagli inquirenti della Dda uomo di fiducia di Giuseppe Commisso, detto ‘U Mastru, presunto boss del “Locale” di Siderno. I carabinieri da alcuni giorni avevano stretto il cerchio intorno a Futia; ieri sera lo hanno sorpreso e bloccato per strada mentre pare si stesse dirigendo verso un rifugio in cui avrebbe passato la notte.

Il 52enne è accusato di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, detenzione e porto abusivo di arma da fuoco. Sulla testa di Futia pendeva anche un’altra ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa a dicembre 2010 per l’operazione Recupero.

La cosca Commisso, attiva soprattutto nel traffico di stupefacenti e nell’infiltrazione nel settore degli appalti pubblici, è una delle più potenti della ‘ndrangheta. Ha ramificazioni in Lombadria e Piemonte, ma anche all’estero, soprattutto in Canada e Australia. Nel corso delle indagini scaturite dall’operazione Il Crimine era emersa la rilevanza di Giuseppe Commisso all’interno dell’organizzazione mafiosa. Da La Stampa:

Una cimice registra una conversazione tra esponenti criminali. C’è Giuseppe Commisso, considerato dagli investigatori personaggio di rango elevato della ‘ndrangheta. Alla discussione partecipano Giuseppe Bruzzese, e Rocco Etreni, entrambi residenti in Canada. Tra loro c’è anche Francesco Tamburi, un «Capo Società». Giuseppe Commisso informa gli interlocutori che Giuseppe Catalano è a capo del «locale» di Torino. La cellula criminale dell’Onorata Società sotto la Mole. (…) Il gruppo racconta di vicende del passato. Etreni di colpo rievoca quel vecchio delitto, di cui tutti sembrano esserne a conoscenza. Catalano è definito «sconcico», come dire, uno affidabile e disposto a commettere delitti di una certa entità.

(…) «Scusate, ma se uno lo condannano a dieci anni, gli uomini devono aspettare dieci anni?» La questione è spinosa. C’è in gioco il controllo. Ma non tutti gli altri «locali» sono d’accordo. In una conversazione telefonica del 6 dicembre 2009 si fanno commenti su una riunione risolutiva. Per l’occasione Giuseppe Commisso «u’Mastro» sarebbe giunto appositamente da Sinderno. Non tutti i «capi» locali si sono presentati all’appuntamento. Gli investigatori fanno una considerazione sulla loro assenza: «non vogliono rimanere invischiati in eventuali richieste di sostegno a favore di una delle due parti che si contenderebbero lo scettro di Rivoli».

Eppure il presunto capo cosca nel 2007 aveva paura, come riporta Soverato web:

Le conversazioni intercettate fra Antonio Commisso ed il fratello Giuseppe, suocero di Vincenzo Salerno, non sono state completamente decifrate, soprattutto le parole del “Mastro”,visto che questo ha sempre mantenuto un tono di voce bassissimo e quasi impercettibile. Le poche parti decifrate hanno però consentito di capire quali siano i soggetti ritenuti importanti da Antonio Commisso, su cui il medesimo chiede informazioni. Ma uno dei passaggi più interessanti della conversazione tra i due riguarda le preoccupazioni di Giuseppe Commisso per alcuni soggetti pronti ad armarsi per cercare di prendere potere. Antonio Commisso: «A me, quando hanno visto me, hanno tentato di prendermi con gli altri sennò … io voglio chi è stato che li ha visti prima sennò non mi prendevano prima, io mi sono accorto che ho visto i gliel’ha cantata il cugino ». Giuseppe Commisso: «Eh si». Antonio Commisso: «Io ho paura pure dei fratelli».Giuseppe Commisso: «Io ho paura pure di annaffiare». Antonio Commisso: «E lo so, è possibile da tutte le parti ». Poi il discorso di Antonio Commisso, alias “l’avvocato” va sulla sua cattura in Canada ad opera della Dia, in un periodo in cui era latitante e si sentiva relativamente.

Antonio riferisce al fratello che per le modalità con le quali si determinò il suo arresto, lui è quasi certo di essere stato “venduto” da qualcuno. Antonio Commisso: « Come a quello, perché non l’hanno preso? è da quant’è che è all’estero si faceva notare dappertutto (“fa – cìa gargi a tutti i’ vandi) perché? Perché era tra gli sbirri e tra sbirri non si tradiscono (“non si cornijinu”) Hai capito? tra sbirri non si tradiscono tra sbirri non si cornijinu”) sono venuti a prendere me, hai capito? Io non gli davo fastidio a nessuno e a era tutto progettato no? Siccome l’onestà (qualche secondo di silenzio) loro lo bersagliavano, guarda cosa gli facevano, per farli andavano tutti i giorni la quando (Commisso abbassa di molto il tono della voce, la tal cosa non permette di comprendere cosa stia dicendo) … se ne sono andati e sono andati la hai capito ? quelli sono tutti così, a me invece sono venuti e mi hanno preso». Non si dava pace Antonio Commisso, sicuro che qualcuno lo avesse tradito. La cattura di Commisso avvenne a Toronto nel giugno del 2005.

Nel corso dell’operazione Recupero del dicembre scorso in manette era finito anche l’ex sindaco di Siderno; nel dettaglio su Antimafia Duemila:

Il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone ha spiegato che l’ex sindaco di Siderno è stato fermato “perché dalle intercettazioni telefoniche era emerso il pericolo di una sua fuga all’estero. A Figliomeni era stata attribuita la ‘Santà, uno dei gradi di massimo livello della ‘ndrangheta, riservato a pochissimi elementi di elevato rango criminale autorizzati, secondo i riti, ad intrattenere rapporti con entità esterne all’organizzazione”. Pignatone, inoltre, ha detto che “i rapporti tra Giuseppe Commisso e Figliomeni erano deteriorati per questioni di rancore personale, tanto che Commisso aveva negato all’ex sindaco di Siderno il proprio appoggio personale ai fini elettorali”. “L’operazione di oggi – ha aggiunto – ha messo in luce l’unitarietà della ‘ndrangheta e le sue ramificazioni in Canada ed Australia.

I Commisso e la galassia di ‘famigliè a loro collegate, inoltre, avevano stretti rapporti strategici con gli Aquino di Marina di Gioiosa Ionica, altra ‘famiglià molto nota negli ambienti criminali”. Per il procuratore aggiunto, Nicola Gratteri, “le indagini hanno consegnato uno spaccato della criminalità sidernese, la cui caratura criminale è molto elevata sia nei grandi traffici di sostanze stupefacenti internazionali, sia per le capacità di infiltrare e condizionare le istituzioni locali”. “Le indagini, inoltre – ha detto Gratteri – hanno confermato le dinamiche per il controllo mafioso di Siderno, i contrasti tra i Commisso ed i ‘secessionistì, tra i quali i fratelli Salvatore e Agostino Salerno, assassinati perchè schieratisi con i Costa nella faida che i Commisso avevano ingaggiato con quel gruppo criminale emergente”.

Via | Il Quotidiano della Calabria

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