‘Ndrangheta, droga: 27 arresti nell’operazione Decollo, narcotraffico dalla Colombia

Operazione contro il narcotraffico gestito dalle ‘ndrine calabresi. Dopo i due distinti blitz antidroga di ieri, a Vibo e Rosarno, questa mattina sono state arrestate 29 persone accusate di associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, estorsione, intestazione fittizia di beni e reimpiego di capitali illeciti, con l’aggravante mafiosa.La cocaina, secondo quanto

di remar

Operazione contro il narcotraffico gestito dalle ‘ndrine calabresi. Dopo i due distinti blitz antidroga di ieri, a Vibo e Rosarno, questa mattina sono state arrestate 29 persone accusate di associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, estorsione, intestazione fittizia di beni e reimpiego di capitali illeciti, con l’aggravante mafiosa.

La cocaina, secondo quanto accertato dalle indagini del Ros dei Carabinieri, arrivava dalla Colombia, per il tramite degli agganci delle cosche jonico-reggine e vibonesi con i narcos. Tonnellate di polvere bianca che partendo dal sud America arrivavano in Europa e Australia.

Nell’operazione sono state sequestrate anche tre società di autotrasporti, che sarebbero state messe in piedi riciclando i proventi del narcotraffico. Le indagini sono state coordinate dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro che ha richiesto l’ordinanza di custodia cautelare.

Inquirenti e investigatori sostengono ormai da tempo che la ‘ndrangheta abbia acquisito in Italia e in Europa il controllo del mercato della cocaina, un affare da 36 milioni di euro all’anno, spiegava questo pezzo di Europa del 2007:

La svolta vera è datata, risale agli anni ’70, quando la ’ndrangheta entrò in contatto con la massoneria, le logge deviate e cominciò a fare politica direttamente. Nel tempo l’organizzazione è cresciuta e ora ha superato Cosa nostra», rileva Nicaso (Antonio, ndr). Gli fa eco il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso: «Siamo di fronte a una realtà che ha assunto un grande potere economico che spesso viene a contatto con le amministrazioni, con la politica». Come si può battere? «La sconfitta definitiva – dice Nicaso – è auspicabile ma ci si può arrivare costruendo una politica che sia di prospettiva e che non reagisca solo sulla base delle emergenze. Come invece è andata finora».

Dall’archivio del Corriere:

Ma perché i calabresi sono diventati i padroni del narcotraffico soppiantando le altre mafie, da Cosa Nostra alla camorra? «Perché si tratta di un’organizzazione che agli occhi dei cartelli colombiani è molto più affidabile», risponde il pm della Direzione antimafia di Reggio Calabria Nicola Gratteri, che da anni insegue le tracce delle famiglie della ’ndrangheta in Italia e all’estero, proprio attraverso i canali del traffico di cocaina. «E il primo motivo per cui sono più affidabili – continua il magistrato – è che la ’ndrangheta non è stata quasi toccata dal fenomeno del pentitismo. Negli anni Novanta ci sono stati circa 400 collaboratori tra gli affiliati a Cosa Nostra e altrettanti della camorra; in Calabria ne abbiamo avuti circa 40, quasi tutte figure di secondo piano, killer o corrieri della droga. Nessun personaggio di vertice in grado di far smantellare l’organizzazione. Di qui la naturale e interessata preferenza dei colombiani verso questi gruppi».

Un “monopolio” sul traffico di cocaina che sarebbe stato messo in crisi solo di recente dall’attività dalle organizzazioni criminali balcaniche. Da La Stampa del novembre scorso:

Non esiste più l’esclusività della ’Ndrangheta sui grandi traffici di cocaina che dal Sud America arrivano nel Nord Italia e poi si ramificano in tutto il Paese. L’ultima operazione della Polizia di Stato, infatti, ha fatto emergere una nuova realtà criminale, proveniente dall’ Est, che si è «affiancata» al dominio delle cosche. Secondo quanto emerso, la “piazza” di Milano, tradizionale snodo del traffico e dello smercio di stupefacenti in Lombardia e in tutto il Paese, non è più una «esclusività della ’Ndrangheta» ma all’organizzazione di stampo mafioso si è affiancata, in una sorta di libero mercato che riesce ad assorbire senza problemi anche nuovi soggetti, un’organizzazione internazionale balcanica «la cui forza era la concorrenzialità dei prezzi e della logistica» cioè la capacità di portare in Italia imponenti quantitativi di cocaina a costi contenuti e assumendosi l’onere dei trasporti.

La variazione del panorama criminale è stata illustrata oggi, a Milano, nell’ambito di una conferenza stampa sulle operazioni Short message e Loptice, in cui sono state sgominate due reti di narcotrafficanti, e alla quale hanno partecipato, oltre agli investigatori della Squadra Mobile di Milano, il Procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, il Procuratore di Milano, Edmondo Bruti Liberati, il Procuratore speciale serbo, Miljco Radisavljevic, i due pm dell’inchiesta, Mario Venditti e Claudio Gittardi (il gip è Nicola Clivio), i rappresentanti della Dcsa (Direzione centrale per i servizi antidroga), dello Sco (Servizio centrale operativo) e dell’Interpol.

Via | CN24Tv

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