Cina e Usa insieme per il “realismo ambientale”: il Cop 15 di Copenaghen è già fallito, delusione per Obamao

Nessun vincolo ambientale uscirà dal Cop 15 di Copenaghen, la conferenza mondiale sui cambiamenti climatici che si terrà dal 7 al 18 dicembre prossimi. Come tanti temevano e prevedevano, sarà l’ennesimo nulla di fatto. Ognuno i proprio interessi, dell’ambiente chi se ne frega. Nessuna limitazione sulle emissioni di ossido di carbonio, nella capitale danese ci

Nessun vincolo ambientale uscirà dal Cop 15 di Copenaghen, la conferenza mondiale sui cambiamenti climatici che si terrà dal 7 al 18 dicembre prossimi. Come tanti temevano e prevedevano, sarà l’ennesimo nulla di fatto. Ognuno i proprio interessi, dell’ambiente chi se ne frega.

Nessuna limitazione sulle emissioni di ossido di carbonio, nella capitale danese ci sarà l’ennesimo inutile programma fatto di intenzioni, belle parole e tanta ipocrisia. Una vetrina mediatica, punto, che rimanderà ad un altro appuntamento (inutile?) tra un anno, probabilmente in Messico.

Cambiano i presidenti, i risultati restano gli stessi, un mix di disinteresse, falsi proclami e aspettative deluse. Ha dichiarato Michael Froman, viceconsigliere nazionale per la sicurezza alla Casa Bianca:

C’è stata una convergenza dei maggiori leader nel capire che non è realista pensare possa essere raggiunto un accordo vincolante entro Copenaghen, che inizia tra ventidue giorni.

Immagine|Flickr

Lo chiamano realismo, rovesciando le parole, cambiando i significati: un atteggiamento realista imporrebbe a questi leader di mettersi a tavolino e trovare un accordo, invece no, il loro realismo consiste nell’accettare l’ennesimo fallimento come fosse inevitabile. Non sarà mica il realismo delle grandi lobby economiche?

La risposta di Greenpeace, protagonista in Italia della campagna Mandalo a Copenaghen (Berlusconi, ndr), attraverso le parole di Joss Garman, è arrivata puntuale:

Sono passati dodici anni da Kyoto, e due anni dai negoziati cominciati a Copenaghen, e ora Obama dice che abbiamo bisogni altri anni per discuterne. Il mondo non può più permettersi prevaricazioni e rimandi.

I due paesi che più degli altri erano chiamati a metterci la faccia, avendo anche il triste ruolo di paese più inquinanti del globo, sono Stati Uniti e Cina: le scelte di Obamao (così ribattezzato per l’occasione con tanto di gadget e magliette che vedete nella foto) e Hu Jin Tao creeranno un effetto a catena anche in quegli stati che si erano detti disposti a una soluzione, Brasile e India in primis. Ogni paese, ora, è “libero” di pensare solamente al proprio cortile.

Sarà mica che Barack Obama ha deciso di sacrificare le promesse ambientali in cambio di un miglioramento nei rapporti economici e non solo con la Cina? Deve fare attenzione, il presidente americano, che continuare a parlare di valori universali e di lotta contro i cambiamenti climatici, seguiti da zero fatti, rischia di far perdere alle sue parole quella forza e quella concretezza che l’hanno portato ad avere un ampio consenso non solo in patria.

A questo proposito risultano più vere che mai le parole di Zucconi su Repubblica:

Per ora, al trattato di Copenhagen che non sarà abbandonato ma ripreso e spinto da lui, Obama tergiversa, negozia, media, attende, scansa il toro, nella speranza di fiaccarlo. Purtroppo per lui, il tempo passa, le amarezze aumentano, nuove elezioni incombono e il torero rischia di restare solo nell’arena delle delusioni.