Un giorno in pretura, Calciopoli – prima puntata dell’8 giugno 2013

Nel sabato di Rai3 torna l’appuntamento con Un giorno in pretura: in onda la prima delle tre puntate dedicate al processo Calciopoli, che vede imputati Moggi, Pairetto, Bergamo e De Santis

Un giorno in pretura si occupa per tre puntate del cosiddetto processo Calciopoli, che si è tenuto presso il Tribunale penale di Napoli nona sezione, presieduta dal giudice Teresa Casoria, e relativo al campionato calcistico 2004-2005. In questo processo deve essere verificato se i risultati di alcune partite siano stati condizionati oppure no. La giustizia sportiva si è già espressa con delle sentenze durissime, tra cui la retrocessione della Juventus in serie B con l’annullamento di due scudetti, e penalizzazioni anche a carico di Lazio, Fiorentina e Milan.

La giustizia penale vede imputati Luciano Moggi, i designatori arbitrali Pairetto e Bergamo e alcuni arbitri, tra cui l’ex arbitro Massimo De Santis, con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva. Tutto inizia con la partita di serie B Venezia – Messina vinta per 2 a 1 dal Messina. Il primo a parlare è l’amministratore delegato del Venezia, Franco Dal Cin, che racconta di quando, dopo la designazione arbitrale, ricevette la telefonata di Cellino, presidente del Cagliari, il quale lo metteva in guardia: la designazione arbitrale dell’arbitro Palanca significava che avrebbero perso la partita.

Ecco quindi che sul banco dei testimoni sale Cellino che conferma le dichiarazioni di Dal Cin, precisando che allora si vociferava nell’ambiente calcistico che Palanca facesse parte di quegli arbitri legati a Moggi. La difesa di Moggi si oppone, precisando che non si può basare un processo su voci.

A domanda del pm Dal Cin precisa che il Messina fosse una ‘squadra amica’ di Moggi, ecco perché sarebbe stata agevolata. Racconta poi come si è svolta la partita, fino alla sconfitta della sua squadra. Il risultato della partita apparve subito pilotato, e dopo una conferenza stampa al veleno di Dal Cin partirono le indagini, che da quella partita si estesero poi a tutto il campionato.

È poi la volta della testimonianza di Danilo Nucini, ex arbitro di serie A, che accusa Moggi e il sistema da lui creato, del quale lui stesso è rimasto vittima quando, dopo una partita del 2001 della Juventus contro il Bologna, la sua carriera ebbe uno stop. La sua colpa era stata quella di dare un calcio di rigore contro la Juve a 9 minuti dallo scadere del tempo. Da quel momento tutto sembrò andare contro di lui: si ritrovò contro la stampa e i designatori Pairetto e Bergamo gli comminarono una sospensione per il suo rifiuto di dichiarare di aver sbagliato.

Dopo allora, e dopo altri scontri coi designatori, Nucini può tornare ad arbitrare, ma in serie B. Da allora l’ex arbitro iniziò ad annotare tutti gli episodi che gli sembravano strani, quando si trattava di arbitraggi a favore della Juventus. Arrivò quindi alla conclusione che arbitrare a favore della Juve volesse dire andare ad arbitrare in serie A, in caso contrario si finiva ad arbitrare in serie B. Interviene anche Giuseppe Gazzoni, presidente del Bologna, chiamato in causa da Nucini, che conferma la situazione che il calcio viveva in quel periodo.

Nucini, con fogli alla mano, elenca i casi dubbi da lui annotati, e alla sua voce si alterano le immagini video di repertorio di quegli episodi. Precisa anche che non si trattava solo di avvantaggiare la Juventus, ma anche di mettere i bastoni tra le ruote alle dirette concorrenti di quella squadra alla corsa allo scudetto, come ad esempio accaduto con la partita Parma – Inter.

A quel punto Nucini rivelò i suoi sospetti a Giacinto Facchetti, amministratore delegato dell’Inter. Come sappiamo Facchetti è morto, ma suo figlio ha consegnato agli inquirenti un memoriale del padre, nel quale l’uomo confermava di condividere tutti i sospetti di Nucini.

La puntata si conclude con la testimonianza dell’allenatore Zeman, acerrimo nemico di Moggi dai tempi del doping nel calcio. L’uomo racconta di come lui, uno dei migliori allenatori non solo d’Italia ma d’Europa, sia finito ad allenare squadre di categoria inferiore dopo aver rilasciato le sue dichiarazioni sul doping, attribuendo a Moggi questa responsabilità.

Zeman racconta anche di una partita, Napoli – Perugia, a suo dire truccata con un calcio di rigore concesso a fine partita che non c’era. La partita finì in pareggio, e per quel risultato lui venne esonerato come allenatore del Napoli, dopo solo 7 giornate di campionato. Le sue parole vengono confermate da Gazzoni, presidente del Bologna, che racconta di come lui lo volesse come allenatore nella sua squadra, ma di averci poi rinunciato per via del clima non favorevole che in quel periodo c’era attorno alla figura di Zeman.

Gli avvocati della difesa naturalmente cercano di smontare le affermazione dell’allenatore, precisando che lo stesso Zeman venne esonerato da più squadre, anche straniere, per via della sua inettitudine come allenatore, e non perché ci fosse un ostracismo nei suoi confronti da parte di Moggi. Alla fine, è proprio Moggi a contestare, tramite dichiarazioni spontanee, la testimonianza di Zeman.

La trasmissione continuerà ad occuparsi del processo Calciopoli sabato prossimo, trattando il caso più famoso, quello di Paparesta.

Un giorno in pretura – processo Calciopoli prima parte

Un giorno in pretura - processo Calciopoli prima parte
Un giorno in pretura - processo Calciopoli prima parte
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