Carceri, in preparazione un decreto per rivedere il sistema carcerario

Il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri sta lavorando a un decreto legge per risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri italiane e, più in generale, per riformare il sistema carcerario.

Poche settimane fa la Corte europea dei diritti dell’uomo ha confermato la sentenza di Strasburgo che condannò il sistema carcerario italiano per trattamento inumano e degradante inflitto agli ospiti delle strutture carcerarie del nostro Paese. Oltre al risarcimento di 100 mila euro per i 7 detenuti che avevano presentato la denuncia, la sentenza ha obbligato l’Italia a trovare una soluzione, entro 12 mesi, al problema del sovraffollamento carcerario.

La soluzione, ancora in via di definizione, sembra essere rappresentata dal decreto legge che il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri presenterà entro la fine del mese, una serie di riforme che potrebbero permettere di recuperare circa 10 mila posti. Come? Aprendo nuove strutture, o meglio utilizzando quelle in disuso da tempo, mandando i detenuti a casa in anticipo rispetto al fine pena e introducendo misure alternative per i reati minori.

Ad oggi, secondo i dati ufficiali forniti dal Ministero, le carceri italiane ospitano 65 mila detenuti circa, 20 mila in più rispetto alla capienza prevista: di questi 24.697 sono in attesa di giudizio, 40.118 condannati e 1.176 internati. Il decreto dovrebbe rispecchiare quanto dichiarato pochi giorni fa dal ministro Cancellieri in occasione della festa della polizia penitenziaria:

Qui non si tratta di migliorare le condizioni, ma di cambiare il sistema, riuscendo a dare piena concretezza al principio secondo cui la pena detentiva deve costituire l’extrema ratio. Il rimedio cui ricorrere quando si rivela impraticabile ogni altra sanzione. La reclusione potrebbe essere limitata ai reati più gravi, mentre per gli altri si dovrebbe fare più ampio ricorso alla detenzione domiciliare e al lavoro di pubblica utilità.

I dati parlano chiaro: la permanenza media in cella di circa 20 mila persone è di 3 giorni e tra le proposte del Ministro c’è proprio quella di mettere fine a questa situazione. Come? Rendendo obbligatorio il ricorso a misure alternative – arresti domiciliari, lavori socialmente utili o affidamento in prova – per tutti quei reati minori che non costituiscono un pericolo sociale.

Buone notizie anche per tutti quei detenuti che sono ad un passo dal fine pena. Al vaglio del Governo c’è anche l’ipotesi di portare il residuo pena da 12 mesi a 18 mesi, da scontare a casa. A questo si aggiungono i quasi 2 mila posti che potrebbero essere creati grazie all’apertura di nuove strutture carcerarie, da Sassari a Reggio Calabria, passando per Pavia, Biella, Ariano Irpino e Piacenza.

Il nuovo decreto è in fase di definizione, mancano ancora molti punti da chiarire, ma se tutto procede come da programma potrebbe essere portato in consiglio dei ministri già a partire dalla fine del mese. Che sia questa la soluzione al grave problema del sovraffollamento nelle carceri italiane?

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