Crotone: 12 arresti cosche Vrenna-Ciampà-Bonaventura nell’operazione Hydra

Dodici persone sono state arrestate dalla polizia a Crotone con l’accusa di fare parte del cartello di ‘ndrangheta Vrenna-Ciampà-Bonaventura ritenuto egemone nel territorio della provincia pitagorica. A finire in manette secondo gli inquirenti le nuove leve del clan, i boss storici delle singole ‘ndrine sono in carcere. L’operazione messa a segno dalla polizia di Crotone,

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Dodici persone sono state arrestate dalla polizia a Crotone con l’accusa di fare parte del cartello di ‘ndrangheta Vrenna-Ciampà-Bonaventura ritenuto egemone nel territorio della provincia pitagorica. A finire in manette secondo gli inquirenti le nuove leve del clan, i boss storici delle singole ‘ndrine sono in carcere. L’operazione messa a segno dalla polizia di Crotone, con l’ausilio delle Squadre Mobili di Cuneo e Verona, dei Reparti Prevenzione Crimine Calabria e del Reparto Volo di Reggio Calabria, è stata denominata Hydra.

Gli indagati, tutti pregiudicati, dovranno difendersi, a vario titolo, dalle accuse di associazione di tipo mafioso, armi, estorsione, traffico di droga, atti intimidatori e danneggiamenti nei confronti di imprenditori e familiari di collaboratori di giustizia. Proprio il pentimento, nelle scorse settimane, di uno dei capi della ‘ndrina Vrenna avrebbe permesso di “disarticolare”, secondo gli investigatori, l’organizzazione.

“Dalle indagini – spiegano dalla polizia – è emerso che le famiglie storiche di Crotone dei Vrenna-Ciampà-Bonaventura, dopo i numerosi arresti subiti con le operazioni Eracles e Perseus, hanno deciso di costituire un nuovo gruppo criminale, costituito dagli uomini più fidati e fedeli”. Nel blitz sono stati sequestrati diversi chili di cocaina “e sono state individuate le rotte del traffico di sostanze stupefacenti tra Crotone, Bologna e Reggio Calabria”. A dicembre aveva fatto notizia la decisione “di saltare il fosso” da parte di “don” Pino Vrenna, fino ad allora considerato il boss della cosca Vrenna-Bonaventura-Corigliano…

Da Crotone Web:

I figli, la moglie e, in definitiva, l’intera famiglia, si sono apertamente dissociati dalla scelta del boss Pino Vrenna, il 59enne ritenuto il capo dell’omonima cosca crotonese, di passare il fosso e collaborare con i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. La sua decisione sta facendo tremare i piu’ disparati ambienti cittadini, anche tra i cosiddetti colletti bianchi, e probabilmente servira’ ad accelerare e a dare corpo ad alcune indagini che erano gia’ in corso. Una notizia che il figlio del boss, Antonio Vrenna, in una lettera inviata ai giornali locali e nella quale parla anche a nome degli altri familiari, dice di aver appreso con sdegno, invitando le forze di polizia a non chiedergli di seguire il padre in una scelta che nessuno della famiglia condivide in alcun modo. Una decisione definita “assurda e incomprensibile” dallo stesso Antonio Vrenna, a detta del quale, suo padre, evidentemente, “non puo’ che essere impazzito”.

“Abbiamo appreso con estremo stupore e notevole sdegno – si legge nella lettera firmata dal figlio del boss – la decisione del nostro ex congiunto Vrenna Giuseppe detto Pino. Riteniamo che egli abbia fatto la sua scelta in perfetta autonomia, cosi’ come noi abbiamo fatto la nostra. Egli ha deciso di collaborare con la giustizia perche’, evidentemente, ha di che pentirsi. Noi, dal canto nostro, abbiamo declinato l’invito rivoltoci dalle Forze dell’Ordine a seguirlo in questa assurda ed incomprensibile scelta e, non avendo nulla e poi nulla di cui pentirci, riteniamo che questo signore vada lasciato solo nelle sue scelte e nelle sue determinazioni”. “Non mi resta da dire – scrive ancora Antonio Vrenna – che, a mio avviso, il Vrenna Giuseppe non puo’ che essere impazzito, ovviamente tale mia determinazione nasce dalla conoscenza perfetta di quello che era mio padre. Del resto, il Vrenna Giuseppe non avendo alcuna condanna coperta dal giudicato ed avendo una posizione processuale sostanzialmente buona, non puo’ che definirsi che pazzo.
Comunque, quand’anche avesse riportato l’ergastolo, tale scelta non era da noi tutti ritenuta opportuna”.

Dell’arresto di Pino Vrenna, a marzo del 2009, si legge sulla Gazzetta del Sud:

Indossavano il “mefisto” che lascia intravedere solo gli occhi, alcuni degli agenti della Squadra mobile che hanno catturato il presunto boss latitante Giuseppe Vrenna. Sia loro che gli specialisti del Servizio centrale operativo che hanno partecipato al blitz, erano presenti nella sala della questura dove si è tenuta ieri mattina la conferenza stampa seguita all’arresto del ricercato. I poliziotti cosi come i loro dirigenti, non nascondevano la stanchezza. Ma la grande tensione accumulata nei servizi di appostamento che hanno preceduto l’irruzione nell’appartamento di Settimo di Montalto Uffugo dove era nascosto Vrenna, si era già andata sciogliendo nella soddisfazione dovuta alla riuscita dell’operazione che ha portato in carcere colui che è considerato dagli inquirenti «il capo indiscusso», della cosca Vrenna-Bonaventura-Corigliano. Era ricercato da dieci mesi Giuseppe Vrenna detto Pino. Cinquantotto anni e un cognome pesante, Vrenna era sfuggito lo scorso 7 aprile al blitz dell’operazione “Eracles”, messa a segno dalla Dda e dalla Polizia di Stato nella città pitagorica con l’esecuzione di 37 fermi di altrettanti presunti affiliati alla cosca Vrenna-Bonaventura- Corigliano.

Associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsioni, droga: questi i reati contestati al 58enne presunto boss che è uno dei 128 indagati nella maxinchiesta coordinata dai sostituti della Dda Pier Paolo Bruni e Sandro Dolce, che hanno messo insieme in un unico procedimento le carte dell’operazione “Eracles” e il fascicolo dell’operazione “Perseus” dello scorso 25 novembre. (…) Una casa tenuta d’occhio da alcuni giorni. Cinturato lo stabile per chiudere ogni via di fuga, gli uomini delle Squadre mobili di Crotone e Cosenza insieme agli specialisti del Servizio Centrale operativo sono entrati in azione. Alcuni tra gli agenti hanno bussato alla porta dell’abitazione. Non ricevendo alcuna risposta, i poliziotti hanno deciso l’irruzione. Saliti al piano superiore dei poliziotti si sono calati sul balcone della casa e sfondata una finestra sono entrati. Pino Vrenna che non era armato non ha opposto resistenza. Ha chiesto che la figlia di 4 anni e la moglie che erano con lui fossero riportate a Crotone. Dopo averle abbracciate entrambe è stato portato via dagli agenti.

Update (10:51)
Le 12 persone finite in manette oggi, presunti affiliati al sodalizio mafioso Vrenna-Bonaventura-Ciampà, sarebbero state impegnate anche nella progettazione di un attentato contro il Pm Pierpaolo Bruni, come riporta Tele Reggio Calabria:

Stavano progettando un attentato ai danni del pm della Dda di Catanzaro Pierpaolo Bruni, i presunti affiliati alle cosche Vrenna-Ciampà-Bonaventura di Crotone, sottoposti a fermo stamani dalla polizia. E’ quanto si é appreso in ambienti investigativi. Il gruppo, secondo quanto emerso dalle indagini, stava pedinando il magistrato nonostante sia protetto dalla scorta e stava anche raccogliendo fondi destinati, presumibilmente, al pagamento di un killer proveniente da fuori la Calabria. Bruni, fino all’ottobre scorso, era in servizio alla Procura di Crotone e già allora era applicato alla Dda di Catanzaro. Il magistrato ha coordinato numerose inchieste contro le cosche del crotonese. Non è la prima volta che Bruni finisce nel mirino della ‘ndrangheta. Altri progetti di attentati ai suoi danni sono stati scoperti nel 2006 e nel 2008. Nel primo caso furono trovati dei mezzi rubati che secondo alcuni collaboratori dovevano servire ad un commando incaricato di uccidere il magistrato. Nel 2008, invece, la polizia trovò due ordigni che, secondo l’ipotesi investigativa, dovevano servire per un attentato contro Bruni.

Via | CN24TV

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