Nino Lo Giudice ritratta con un memoriale

Lo Giudice stamattina ha fatto recapitare una busta nell’aula bunker di Reggio Calabria: “ritratto tutto, non mi troverete mai”.

di remar

Il pentito Nino Lo Giudice nella lettera fa una marcia indietro a 360 gradi dopo quasi tre anni di collaborazione con la giustizia, sostenendo in sostanza di essere stato costretto a collaborare da alcuni magistrati della Dda:

“Mio fratello Luciano ha resistito a quelle pressioni, mentre io non ci sono riuscito”.

Nella busta consegnata stamattina dall’avvocato di Lo Giudice in aula a Reggio c’era anche una pen drive che contiene un video in cui Lo Giudice attacca i magistrati e spiega che vuole ritrattare tutte le sue precedenti dichiarazioni, scagionando quindi tutti i presunti affiliati ai clan finora tirati in ballo.

Nella lettera-memoriale Lo Giudice scrive che i veri responsabili delle attentati dinamitardi contro la procura, l’abitazione del Pg e la Dda a Reggio sono:

“alte cariche dello Stato, servizi deviati e professionisti molto noti”.

Lo Giudice infine invita a non essere cercato perché:

“tanto non mi troverete mai” .

Per quegli attentati Lo Giudice si era autoaccusato e per quelle bombe stava scontando una condanna come mandante a 6 anni e 4 mesi ai domiciliari da cui è evaso, facendo perdere le sue tracce.

Nino Lo Giudice, il pentito scomparso fa recapitare una lettera: “ritratto”

Si tinge sempre più di giallo la scomparsa del pentito di ‘ndrangheta Nino Lo Giudice che tre giorni fa si è allontanato dalla località protetta in cui era sottoposto agli arresti domiciliari.

E mentre la compagna in queste ore teme per la sorte dell’ex presunto capo dell’omonima cosca reggina, Lo Giudice stamattina tramite il suo legale ha fatto recapitare una lettera nell’aula bunker di Reggio Calabria dove si celebra una udienza del processo Meta contro i clan. L’avvocato Francesco Calabrese ha consegnato la busta, con all’interno anche una sim card, al collegio giudicante presieduto dal magistrato Silvana Grasso.

Co un “memoriale” Lo Giudice ritratterebbe tutte le precedenti dichiarazioni facendo marcia indietro sulla sua volontà di collaborare con i magistrati:

Io pentito solo per le pressioni delle Dda, ritratto.

Le testimonianze finora rese:

Sono frutto di pressioni di alcuni magistrati della Dda.

Lo Giudice, collaboratore di giustizia dal 2010, si sarebbe allontanato volontariamente da un luogo protetto che perlomeno avrebbe dovuto essere sorvegliato di più. Tra l’altro l’ex boss, il cui pentimento aveva fatto tremare i polsi a molti mammasantissima e affiliati dei clan di Reggio, avrebbe fatto perdere le sue tracce senza avere disponibilità finanziarie secondo chi indaga.

Per il procuratore Cafiero De Raho si tratta di:

una vicenda delicata sulla quale l’ufficio ha avviato le indagini che rientrano nella sua competenza.

Dopo l’arresto, a ottobre di 3 anni fa, Lo Giudice inizia a collaborare con i magistrati, e subito si autoaccusa di essere il mandante degli attentati dinamitardi del 2010 contro la Procura generale di Reggio Calabria, contro l’abitazione del procuratore generale Salvatore Di Landro e a proposito del bazooka fatto trovare sotto gli uffici della Dda di Reggio: un “messaggio intimidatorio” rivolto all’allora procuratore capo di Reggio Giuseppe Pignatone. Dopo le rivelazioni sono partite le inchieste e scattati gli arresti. Lo Giudice aveva anche puntato il dito contro il fratello Luciano e i presunti autori materiali degli attentati, Antonio Cortese e Vincenzo Puntorieri. Ora sarebbe arrivata la ritrattazione. Lo Giudice nella missiva chiederebbe che il memoriale venga portato a conoscenza della stampa e letto in tutti i processi in cui ha deposto.

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