Siria, summit di Roma: verso un nuovo impegno internazionale

Gli Amici della Siria si sono incontrati a Roma per cercare una soluzione alla crisi.


Un fronte unito per chiedere ad Assad di lasciare il potere e concedere il diritto all’autodeterminazione per il popolo siriano: è questo il risultato del summit di Roma che si è svolto oggi.

Non sono parole nuove, quelle pronunciate dai capi delle diplomazie che si sono riuniti nella nostra capitale, le avevamo sentite già. Ma questa volta è stato calpestato un terreno molto più concreto: quello degli aiuti finanziari e militari.

Il neo segretario di stato USA John Kerry ha promesso 60 milioni di dollari in aiuti definiti “non letali” alle opposizioni siriane, per sostenere una “transizione pacifica”. Strappa un sorriso amaro quell’eufemistico “non letali”: da un lato però si sa che la diplomazia statunitense, in situazioni come queste, non si muove mai senza la parallela marcia della sua macchina bellica, dall’altro risulta davvero difficile concepire un’emancipazione delle forze ribelli siriane senza un fattivo appoggio militare.

Il tutto è stato corroborato dalla dichiarazione ufficiale secondo cui i governi presenti all’incontro “sosterranno il comando supremo dell’Esercito libero siriano (Esl) per aiutarlo a difendersi mentre assistono la coalizione nazionale”.

A sottolineare come questa volta il problema siriano sia al centro dell’agenda politica internazionale, oggi stesso il presidente francese Hollande ha incontrato a Mosca il suo collega russo Putin. Damasco è stato l’argomento principale del colloquio. I due si sono detti d’accordo sulla necessità di trovare una soluzione, ma i punti di vista su quale strada percorrere sono ancora molto lontani.

Certamente la Russia non ha gradito la condanna, arrivata dal meeting di Roma, verso tutti i fornitori di armi del regime siriano, di cui Mosca è capofila.

A riportare in maniera dolorosa ma salutare il dibattito al livello delle strade siriane, dove ogni giorno muoiono decine di persone ci ha pensato Save the Children, che ha consegnato una lettera ai ministri degli Esteri riuniti in cui si chiede che i bambini siriani siano protetti e aiutati con tutti i mezzi, in particolare attraverso l’azione, finora impossibile, delle Nazioni Unite.

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