Governo: il Movimento 5 Stelle e gli otto punti proposti da Bersani

Dalla legge anticorruzione, al taglio dei parlamentari.

Beppe Grillo l’ha detto chiaramente: “Niente fiducia a Bersani voteremo in aula le leggi che ci piacciono”. Peccato che, come già spiegato, per poter votare delle leggi proposte da Bersani, bisogna prima permettergli di mettere in piedi un governo. E quindi votargli la fiducia. Nel caso Grillo non avesse ben chiaro il meccanismo istituzionale, Pierluigi Bersani ha pensato di semplificargli la vita, facendogli capire che prima si devono decidere dei punti in comune, poi votare la fiducia e solo in seguito iniziare a votare le leggi.

Quello che Beppe Grillo ha riproposto è il “modello Sicilia”, in cui il Movimento 5 Stelle appoggia le leggi della giunta Crocetta che ritiene buone. Ma per poterci arrivare è necessario che “Gargamella” possa almeno fare un tentativo. In tutto questo Silvio Berlusconi sta a guardare, ché a lui l’idea di rifare una grande coalizione proprio non gli dispiace.

La base del Partito Democratico continua a farsi sentire per scongiurare che una cosa del genere possa accadere, ma insomma è evidente che il jolly, in questa mano, ce l’ha solamente il blogger genovese e i suoi neodeputati. Che in larga parte sembrano essersi convinti della necessità di fare un passo avanti, e passare da movimento di protesta a partito con cui si può dialogare. Anche perché un partito da 25% dei voti che si arrocca nella protesta è un controsenso. E quindi: quali solo gli otto punti che il Pd vuole proporre all’M5S? Li mette in fila il Corriere della Sera.

1) legge elettorale;
2) taglio dei costi della politica e riduzione del numero dei parlamentari;
3) conflitto di interessi;
4) nuova legge anticorruzione che recuperi i contenuti stralciati, su pressione del Pdl, dalla legge Severino: reato di autoriciclaggio, pene più severe per il falso in bilancio e nuovo reato voto di scambio;
5) riduzione delle spese militari;
6) rimborso dei crediti vantati dalle aziende nei confronti dello Stato;
7) esenzione Imu per la prima casa fino a 500 euro;
8) interventi urgenti per l’occupazione e la crescita.

E’ abbastanza evidente come per realizzare questi punti – fatto salvo l’ultimo – basti la buona volontà, quella che è mancata durante il governo tecnico. Ma se il Pd trovasse una sponda nel Movimento di Grillo, sarebbe costretto a portare a termine tutto quanto proposto. Altrimenti, tutti a casa. Di più: i democratici – che del tutto non riescono a uscire dalle vecchie logiche politiche – sono disposti a offrire a un ‘grillino’ la presidenza della Camera (si parla di Marta Grande); il problema è che una proposta del genere difficilmente ammorbidirà un Beppe Grillo che in Parlamento nemmeno ci sta e rischia anzi di passare come “un’offerta che non si può rifiutare” che potrebbe far drizzare le antenne ai 5 stellati. A meno, che tra gli oltre 150 neoparlamentari, non inizi a insinuarsi la voglia di restarci, in Parlamento.

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