Recensioni – Brividi di morte per l’ispettore Dalgliesh

Considerata una delle scrittrici inglesi più talentuose, P.D. James è uno dei baluardi viventi della detective fiction (alla bella età di 86 anni). Tutta la sua scrittura si fonda su due assunti fondamentali: un intreccio forte all’interno di un racconto strutturato secondo dettami classici (un inizio, una parte centrale ed una fine ben distinti) ed

Considerata una delle scrittrici inglesi più talentuose, P.D. James è uno dei baluardi viventi della detective fiction (alla bella età di 86 anni). Tutta la sua scrittura si fonda su due assunti fondamentali: un intreccio forte all’interno di un racconto strutturato secondo dettami classici (un inizio, una parte centrale ed una fine ben distinti) ed un gruppo narrativo che faciliti la comprensione dei lettori attraverso domande poste durante le indagini.

Detto così sembrerebbe che la scrittrice non abbia mai percorso strade diverse da quelle già tracciate, ed invece ha il grande merito di aver creato un ispettore capo assolutamente fuori dagli schemi convenzionali: Adam Dalgliesh. Al detective semplice e poco sofisticato, forte della propria esperienza e profondo conoscitore delle brutture dell’animo umano contrappone un uomo sofisticato, estremamente colto, che cita la Bibbia ed alcuni dei più grandi scrittori.

Adam Dalgliesh è un investigatore inedito; un poeta riconosciuto, estremamente sensibile e di grande cultura. Figlio di un curato, è in grado di citare passi delle Bibbia e ha una profonda coscienza morale. Nonostante il suo passato però non si ferma a quanto conosce. Al contrario, è affamato di sapere. La sua vita è una continua indagine. Nei libri. Nell’arte. Nell’animo umano.

Proprio questa fame di sapere lo spinge ad indagare. A leggere. A studiare. A confrontarsi. Dalgliesh parla con chiunque: atei, uomini e donne di diversa estrazione e fede, attivisti politici, scrittori… Perchè è nel confronto che si ricercano le motivazioni e le possibilità di comprensione e crescita.
Ispettore capo di New Scotland Yard, Dalgliesh e la sua equipe si muovono a Londra. Ognuno con i propri demoni. Ognuno consapevole che la legge non è perfetta e che spesso la necessità di concludere in fretta un’indagine è dettata da motivi molto diversi dalla mera giustizia. Ciò nonostante affrontano ogni sfida con tenacia.
Sia lui che il suo gruppo si confrontano giornalmente con la realtà che li circonda. La analizzano, la sviscerano, ne cercano un senso. Spesso e volentieri è la classe medio-borghese quella più sotto inchiesta. Perchè? Per il semplice fatto che è quella che meno delle altre ha necessità di compiere un omicidio. Un crimine perpetrato all’interno di ambienti degradati trova una giustificazione che invece non ha quando viene portato a termine da un gruppo di persone che hanno tutto.
Cosa spinge allora un uomo che ha tutto a perpetrare un crimine? Quella realtà che ci viene spesso mostrata è realmente così invidiabile? Quanto c’è di vero dietro una vita tranquilla? Queste sono alcune delle domande che si pone la scrittrice e che trovano corpo in questo libro. Un’indagine su di un isola esclusiva. L’omicidio efferato di uno scrittore odiato da tutti, a cui ne segue un secondo dai connotati quasi barbarici. Adam Dalgliesh indaga, e la sua stessa vita è a rischio…