Elisa Claps provò a difendersi dal suo assassino. Il racconto di un’amica di Restivo

Elisa Claps tentò di difendersi dal suo assassino. La ragazza ingaggiò una lotta cercando di disarmarlo: lo rivelano le conclusioni della perizia depositata alla Procura di Palermo dalla dott.ssa Cristina Cattaneo. «E’ stato rilevato alla mano destra almeno un segno di lesione da arma bianca (da difesa attiva)». Elisa avrebbe provato ad «afferrare l’arma» nel

di remar


Elisa Claps tentò di difendersi dal suo assassino. La ragazza ingaggiò una lotta cercando di disarmarlo: lo rivelano le conclusioni della perizia depositata alla Procura di Palermo dalla dott.ssa Cristina Cattaneo. «E’ stato rilevato alla mano destra almeno un segno di lesione da arma bianca (da difesa attiva)». Elisa avrebbe provato ad «afferrare l’arma» nel tentativo di difendersi.

L’assassino di Elisa Claps – il cui corpo è stato trovato a 17 anni dalla scomparsa nel sottotetto della Chiesa della Santissima Trinità di Potenza – come si legge nella perizia, tagliò otto ciocche di capelli, probabilmente con una «forbice». «Tra i capelli di Elisa – scrive il medico legale dell’Università degli Studi di Milano al Dipartimento di Morfologia umana e Scienze biologiche – vi sono almeno otto ciocche sezionate con strumento tagliente. Questa è una stima minima, in quanto altre ciocche più irregolari potrebbero essere state tagliate, ma la degradazione e l’attività entomologica potrebbero averne camuffato l’aspetto regolare». Secondo il perito «non sono evidenziabili residui significativi di metallo».

E comunque «Non è possibile stabilire quale strumento tagliente può avere tagliato le ciocche, anche se la maggiore linearità di alcuni tagli depone più a favore di una forbice che di una lama singola». «E’ probabile – conclude la dott.ssa Cattaneo – che le ciocche fossero accorpate al momento del taglio da liquame biologico ancora umido o secco».

Stamattina La Gazzetta del Mezzogiorno pubblica il racconto di una ragazza, Valeria, la quale dice che Danilo Restivo, indagato per l’omicidio di Elisa Claps e imputato in Inghilterra per il delitto di Heather Barnett, nel ’96 le avrebbe lasciato intendere che Elisa era morta. «Una volta mi disse che era difficile trovare un colpevole dal momento che non si trovava il corpo della ragazza e che, comunque, dopo cinque anni non rimaneva più nulla». La testimonianza della ragazza – che descrive il Restivo conosciuto allora come “un tontolone”, uno che “subiva tutto passivamente” – sarebbe ritenuta molto importante dagli inquirenti.

«Ho conosciuto Danilo Restivo nel 1996 nella parrocchia di San Niccolò a Rimini durante una festa, poi l’ho rivisto ancora in diverse circostanze. In quel periodo mia madre faceva la catechista in quella parrocchia, per cui aveva più occasione di vedere Danilo e aveva preso la sua situazione a cuore».

«Un giorno – ha detto Valeria al pubblico ministero – mentre era a pranzo da me ci raccontò che si trovava a Rimini perché era dovuto andar via da Potenza, in quanto era stato indagato per la scomparsa di una ragazza. Ci raccontò che aveva conosciuto la ragazza nell’ambito della parrocchia e che questa un giorno sparì dopo che loro due si erano visti in chiesa. A causa di questo evento avevano incolpato lui, anche perché la famiglia della scomparsa non lo vedeva di buon occhio». Anche se, precisa Valeria, Restivo «non era mai sceso nei particolari». «Rimaneva sempre sul vago».

Via | La Gazzetta del Mezzogiorno

Ultime notizie su Cold Case

Tutto su Cold Case →