La Sapienza, ricercatore denuncia concorso truccato e si uccide

Luigi Vecchione, ingegnere meccanico di 43 anni, si è sparato con una pistola da lui stesso costruita.

Si è ucciso nella seconda casa di famiglia nella frazione di Alatri di Mole Bisleti, dove andava per costruire le sue invenzioni. Tra gli oggetti che Luigi Vecchione, ingegnere meccanico di 43 anni, aveva costruito c’era anche una pistola, con un solo colpo in canna, quello che ha usato per togliersi la vita lo stesso giorno in cui ha denunciato alla squadra mobile di Frosinone delle irregolarità nella selezione dell’Università La Sapienza a cui aveva partecipato nel 2016.

Si trattava di un concorso da tecnico a cui si erano iscritti in 14, ma di cui si conoscevano, ancora prima dello svolgimento, sia il vincitore sia i classificati dal 2° al 4° posto. E così gli altri nove candidati si erano ritirati, mentre Luigi Vecchione era rimasto in gara, nonostante non avesse “protezioni alle spalle”. E si è classificato quarto, a pari merito con uno dei “protetti”, ma, essendo più anziano è rimasto fuori dalla graduatoria.

Vecchione, che alla Sapienza ha seguito delle ricerche per la produzione di idrogeno dall’ammoniaca, aveva da poco perso il posto, cioè non gli era stato rinnovato il contratto da ricercatore scaduto il 31 agosto per un progetto finanziato da una multinazionale con 180mila euro. L’ingegnere ha spiegato che gli sarebbe servito ancora un anno per completarlo, ma è stato fatto fuori perché aveva denunciato l’università per il concorso del 2016.

Vecchione aveva infatti portato all’Autorità nazionale anticorruzione dei file audio dai quali emergeva la spartizione dei posti e l’Anac ha inviato le carte e le prove alle procure di Roma e di Viterbo, perché aveva ravvisato “estremi di reato”, ma presso le procure le inchieste hanno faticato a decollare. Mercoledì scorso l’ingegnere si è presentato presso la squadra mobile di Frosinone con il suo avvocato Angelo Testa, per raccontare ancora una volta tutta la vicenda e il suo avvocato gli ha detto che avrebbe portato il caso alla Procura di Frosinone, poi si erano salutati e lui sembrava sereno.

Ma quando è tornato a casa Vecchione si è ucciso e ha lasciato un messaggio:

“Mamma, papà, scusatemi. Mi hanno trattato come un mafioso. Portate tutto all’avvocato Testa”

Il suo percorso da studente-lavoratore era stato molto particolare, perché era stato in polizia per l’anno militare, poi aveva lavorato in un negozio di riparazione di cellulari, aveva fatto il meccanico di auto, l’operaio per sei anni alla Bitron, l’installatore di antenne a partita Iva ed era riuscito a laurearsi alla Sapienza a 36 anni, nel 2011, in seguito però ha preso il dottorato all’Università della Tuscia, poi sono arrivati i progetti con La Sapienza, fino al concorso che, secondo lui, era irregolare e gli ha, di fatto, rovinato la vita, tanto da portarlo a togliersela.

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