Addaura: Dna attentatore compatibile con quello del boss Galatolo. Il racconto del pentito Fontana

E così il Dna estratto da una maglietta ritrovata sul luogo del fallito attentato dell’Addaura, il 21 giugno 1989, contro il giudice Giovanni Falcone non appartiene al poliziotto Antonio Agostino, né al collaboratore del Sisde Emanuele Piazza ma è compatibile con quello del presunto boss dell’Acquasanta Angelo Galatolo, già condannato in primo grado per la

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E così il Dna estratto da una maglietta ritrovata sul luogo del fallito attentato dell’Addaura, il 21 giugno 1989, contro il giudice Giovanni Falcone non appartiene al poliziotto Antonio Agostino, né al collaboratore del Sisde Emanuele Piazza ma è compatibile con quello del presunto boss dell’Acquasanta Angelo Galatolo, già condannato in primo grado per la vicenda.

La notizia è stata pubblicata ieri da la Repubblica. Gli esami “scagionano” insomma gli uomini dello Stato, Agostino e Piazza, che secondo le parole del confidente dei carabinieri del Ros Luigi Ilardo, assassinato nel 1996, e del pentito Vito Lo Forte, avrebbero svolto un ruolo nel piazzare il tritolo che quel giorno avrebbe dovuto uccidere il giudice Falcone e i suoi colleghi svizzeri Carla Del Ponte e Claudio Lehmann.

Agostino fu poi ucciso il 5 agosto del 1989 insieme alla moglie; Piazza sparì invece nel nulla il 30 marzo 1990 (ne parlavamo qui).

Sempre su Repubblica si legge che…

“Dalle ultime analisi sono emersi anche altri tre profili di Dna: la polizia scientifica, diretta da Piero Angeloni, li ha estratti dalla cinghia di una maschera, dalla muta da sub e dal telo lasciati dai sicari di Cosa nostra davanti alla villa del magistrato. Altre ‘cellule epiteliali di sfaldamento’ hanno generato sequenze di numeri che indicano il Dna”.

Poi, l’attentato non si fece – ha spiegato (Angelo Fontana, ndr) – “perché Nino Madonia fece segnale a tutti di rientrare dopo aver notato la presenza della polizia sugli scogli”. Angelo Galatolo, che aveva in mano il telecomando, si gettò in mare (e il telecomando si perse). I magistrati di Caltanissetta hanno ricostruito che quei poliziotti erano di vigilanza a casa Falcone. Sentiti a verbale, hanno spiegato che non si insospettirono per quella borsa lasciata sulla scogliera: stava accanto a un telo da mare. Era il 20 giugno. Il giorno dopo, gli agenti trovarono ancora lì quella borsa. E allora fecero scattare l’allarme.

Adesso, probabilmente, i tre nuovi profili di Dna scoperti verranno inseriti nella banca dati della polizia scientifica. E intanto le indagini della Procura di Caltanissetta proseguono. Resta il giallo di una talpa: informò i mafiosi che Falcone avrebbe fatto un bagno all’Addaura durante la pausa pranzo del 20 giugno, assieme a due colleghi svizzeri. La gita era stata decisa il pomeriggio precedente. Della talpa, Angelo Fontana dice di non sapere nulla.

Dalle analisi scientifiche esce quindi rafforzata l’attendibilità del pentito Angelo Fontana che nel maggio scorso aveva parlato della presenza di suo cugino Angelo Galatolo sul luogo del fallito attentato. Fontana aveva raccontato che all’Addaura aveva agito “una squadra di mafiosi dell’Aquasanta e di Resuttana”.

Al contrario la credibilità di Lo Forte, già ritenuto poco attendibile, ne esce ulteriormente ridimensionata. Ilardo, assassinato nel 1996, aveva precisato, di essere stato informato da altri “uomini d’onore” del presunto ruolo che avrebbero avuto i Servizi nonché Agostino e Piazza.

Del clan Galatolo, negli Ottanta impegnato nel traffico di eroina con l’America per conto dei Madonia, ecco cosa si legge su Antimafia Duemila:

La famiglia Galatolo si è distinta ai tempi della guerra di mafia degli anni ’80 quando militava per i Corleonesi. Basti ricordare che Vincenzo Galatolo è finito alla sbarra per l’omicidio del generale Dalla Chiesa insieme a Giuseppe Lucchese, Raffaele Ganci, Antonino Madonia. (…) I Galatolo sono noti negli ambienti giudiziari per l’imposizione del pizzo sugli appalti e ai Cantieri Navali di Pale.

Già a novembre 2008 si era saputo che il pentito Angelo Fontana, condannato all’ergastolo, aveva accusato un mafioso palermitano di essere fra gli autori materiali dell’attentato all’Addaura. Un uomo che non era stato mai neanche sfiorato dalle indagini. Da Siciilia Informazioni il suo racconto ai pm nisseni:

Secondo il pentito, in seguito al fallito attentato a Falcone, venne ucciso uno spacciatore la cui colpa era stata quella di aver assistito alle fasi esecutive del commando che piazzò la borsa con l’esplosivo tra gli scogli, a pochi metri dalla riva, a fianco del passaggio obbligato che dalla villa in cui alloggiava il magistrato conduceva al mare. Il testimone ucciso era Francesco Paolo Gaeta, il quale, secondo Fontana, aveva assistito, per caso, mentre faceva il bagno nel mare dell’Addaura.

Il pentito Angelo Fontana ha detto che: “Gaeta riconobbe sugli scogli le persone che depositarono l’esplosivo, che arrivarono dal mare a bordo di un gommone”. Fra i nomi che il collaboratore ha fatto c’é anche quello di Angelo Galatolo, 42 anni, condannato a 13 anni in appello per il fallito attentato. Gaeta, tossicomane, era ritenuto un personaggio inaffidabile. “Per questo motivo – ha rivelato Fontana – Vito Galatolo, padre di Angelo, appariva preoccupato: se a questo lo pigliano, diceva, ci consuma a tutti”.

Il pentito ha quindi riferito che Vito Galatolo, boss dell’Acquasanta, mai coinvolto nell’ inchiesta, in un primo tempo provò a tenere Gaeta sotto controllo, ma in seguito decise di farlo eliminare. Per questo motivo i Galatolo si rivolsero a Fontana, nipote di Vito e cugino di Angelo. Francesco Paolo Gaeta fu ucciso a Palermo il 2 settembre 1992 a colpi di pistola. La causale finora conosciuta di quell’ omicidio che costò a Fontana l’ergastolo, fa riferimento ad un regolamento di conti tra trafficanti di droga. Per l’attentato all’Addaura sono già stati condannati a 26 anni di reclusione ciascuno Totò Riina, Salvatore Biondino e Antonino Madonia, mentre Vincenzo Galatolo, zio di Angelo, a 18 anni, a nove anni e quattro mesi il collaboratore di giustizia Francesco Onorato.

Foto | Flickr

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