PD nel caos, e Renzi si smarca «Non vengo al vertice di partito»

Il sindaco di Firenze non attacca Bersani ma non va in suo soccorso

di guido,

Già nei minuti in cui si concretizzava il risultato-shock del voto, sui social network cominciava ad affacciarsi la frase – presto diventata trending topic – “se c’era Renzi”. E dalla giornata di ieri il “se c’era Renzi” è diventato un tam tam nello stesso PD, dove ci si è resi conto di aver sottovalutato il potenziale del sindaco di Firenze. Persino un bersaniano di ferro come il sindaco di Bologna Virginio Merola, uno che durante le primarie aveva dato a Renzi del golpista, ha detto ieri “Matteo è la nostra possibilità di rinnovamento”. E oggi, sui giornali, si fa persino avanti l’idea di indire immediatamente il congresso del partito e incoronare Renzi segretario.

D’altro canto, c’è anche chi ricorda che una vittoria del sindaco fiorentino alle primarie avrebbe spaccato il partito, causando quasi certamente uno scisma, e a quel punto non è affatto detto che alle elezioni la coalizione si sarebbe presentata unita, quindi se da un lato avrebbe riguadagnato i voti in uscita verso Grillo, ne avrebbe forse persi altrettanti: la storia della coperta troppo corta. Ovviamente nessuno può dirlo con certezza, ma Renzi a questo punto non ci sta a farsi coinvolgere nel naufragio. E giustamente. Se davvero è l’unica possibilità di rinnovamento del partito, non c’è scelta peggiore che metterlo assieme a chi ha portato a questo risultato elettorale, e quindi tutta la vecchia “nomenclatura” del PD. E infatti Renzi ieri ha declinato l’invito a partecipare ai vertici del partito dei prossimi giorni:

Sto zitto e non faccio polemiche, come dal ballottaggio in poi. Ma non mi si chieda di condividere, e soprattutto di venire a Roma per fare riunioni di “caminetto”, come lo chiamano, assieme a Rosy Bindi: non è cosa che faccia per me

avrebbe confidato ai suoi e, riporta La Stampa, avrebbe aggiunto:

Dovrei ripetere che il nostro compito era snidare gli elettori delusi del centrodestra? Che non bisognava sottovalutare Berlusconi? Oppure che dovevamo fare nostri alcuni temi di Beppe Grillo? Inutile, ora. Inutile, dopo aver voluto le primarie salvo poi chiuderle al secondo turno per paura che venissero a votare elettori esterni al centrosinistra: che sono precisamente quelli che di cui avevamo bisono alle elezioni vere e che, naturalmente, non ci hanno votato

Insomma Renzi non attacca Bersani ma non condivide neanche la nuova linea di chiedere un’alleanza al Movimento 5 Stelle. “Abbiamo regalato a Grillo un rigore, vediamo come lo calcerà” ha spiegato, dicendosi preoccupato della reazione dell’Europa a un PD che pende dalle labbra di Grillo.

E in quanto al ruolo di segretario, già in tempi non sospetti Renzi aveva detto di non essere interessato a correre. La segreteria non fa per lui, che non ha intenzione di farsi logorare dall’interno del partito, e che d’altronde sa che in quel ruolo non sarà facile “rottamare” Bindi e co. Soprattutto visto che le prossime elezioni non possono essere lontane, non gli resta che rimanere alla finestra e aspettare.

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