Arrestato a Tenerife latitante Salvatore Marino, condannato per triplice omicidio a Brescia

Stava trascorrendo le vacanze a Tenerife il latitante trapanese Salvatore Marino, 50 anni. Ad accorgersi della sua presenza sull’isola è stato un agente di polizia penitenziaria che dopo averlo riconosciuto ha dato l’allarme. Marino – nipote del presunto boss di Paceco Girolamo Marino, soprannominato “Mommo ‘u nanu” – è stato condannato dalla Corte d’appello di

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Stava trascorrendo le vacanze a Tenerife il latitante trapanese Salvatore Marino, 50 anni. Ad accorgersi della sua presenza sull’isola è stato un agente di polizia penitenziaria che dopo averlo riconosciuto ha dato l’allarme. Marino – nipote del presunto boss di Paceco Girolamo Marino, soprannominato “Mommo ‘u nanu” – è stato condannato dalla Corte d’appello di Brescia all’ergastolo perché ritenuto responsabile del triplice omicidio, avvenuto nell’agosto del 2006, di Angelo Cottarelli, 57 anni, della moglie Marzenna Topor, 41, e del figlio Luca, 17 anni, uccisi nella loro villetta di Urago Mella (Brescia) a colpi di pistola e poi sgozzati con un coltello.

Per la strage è stato condannato all’ergastolo anche il cugino di Salvatore Marino, Vito, tuttora latitante. Il movente della strage secondo gli inquirenti sarebbe legato al denaro ottenuto con una frode ai danni della Regione Sicilia e dell’Unione Europea su contributi per il settore vitivinicolo come si legge in dettaglio su la Repubblica Milano:

Un affare già avviato con l’erogazione di 8 milioni per realizzare una cantina nel Trapanese. Cottarelli avrebbe avuto il compito di produrre le false fatturazioni che servivano per gonfiare le spese sostenute per la cantina. Dalle indagini della Guardia di Finanza era emerso che l’imprenditore ucciso gestiva di fatto la Dolma srl, una delle due società bresciane su cui era imperniato il trucco delle fatture gonfiate che coprivano il 90% del finanziamento ottenuto dalla Vigna Verde, di Paceco (Trapani) che aveva avviato l’attività e a cui era destinato il finanziamento.

Ma qualcosa non sarebbe andata per il verso giusto e i Marino avrebbero organizzato una spedizione punitiva finita nel sangue, anche se i giudici della Corte d’assise d’appello hanno escluso la premeditazione.

Un arresto avvenuto nell’ultimo giorno dell’anno grazie alla memoria fotografica dell’agente della polizia penitenziaria che ha riconosciuto il ricercato; Blog Sicilia riporta le parole di Mimmo Nicotra, vice segretario generale dell’O.S.A.P.P. :

“Il poliziotto era in vacanza a Tenerife ed è stato in grado di riconoscere il pericoloso latitante Marino e avvertire le autorità così da permetterne la cattura. L’operazione – prosegue Nicotra – è stata condotta dagli agenti della squadra mobile di Trapani, del Servizio centrale operativo, dal Nucleo investigativo della polizia penitenziaria del PRAP di Palermo, coordinati dall’ispettore superiore Pietro Tolomeo, dal Reparto della Polizia Penitenziaria della Casa Circondariale di Palermo – Pagliarelli, diretti dal comandante, il vice commissario Rizzo,  in collaborazione con l’Interpol e la Sco.

Si conferma così – commenta il sindacalista – che la polizia penitenziaria è un corpo dalle molteplici forze come i suoi incarichi, anche se purtroppo conosciamo tutti le risorse limitate messe a sua disposizione, considerando che il cartellino si timbra a fine turno ma non si smonta mai dal servizio”.

Foto | la Repubblica Milano

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