Mafia italo-americana: la Famiglia Colombo

Siamo al nostro appuntamento mensile con la mafia italo-americana. Dopo aver passato in rassegna le Famiglie Bonanno, Genovese e Gambino, è ora il turno dei Profaci-Colombo, un’altra delle Cinque famiglie di New York, il gotha della mafia d’Oltreoceano. Il capostipite del clan fu Joe Profaci (nella foto), originario di Villabate (Palermo) come molti altri membri

Siamo al nostro appuntamento mensile con la mafia italo-americana. Dopo aver passato in rassegna le Famiglie Bonanno, Genovese e Gambino, è ora il turno dei Profaci-Colombo, un’altra delle Cinque famiglie di New York, il gotha della mafia d’Oltreoceano.

Il capostipite del clan fu Joe Profaci (nella foto), originario di Villabate (Palermo) come molti altri membri del nucleo originario della Famiglia che alla fine degli anni ‘10 del secolo scorso contava già un centinaio di affiliati.

Profaci emigra a New York nel 1921 e sei anni dopo viene naturalizzato cittadino americano. Nel frattempo, stimato e rispettato tanto quanto lo era a Villabate, assume la guida della gang. Ufficialmente Giuseppe Profaci è un commerciante, uno dei più grandi importatori di olio d’oliva, e poi di agrumi, della Grande Mela.

In realtà, come mostreranno le successive indagini, il boss e la sua cosca in quel periodo si occupano soprattutto di contrabbando di alcolici, estorsioni e gioco d’ azzardo. Il quartiere generale della Famiglia si stabilisce a Brooklyn.

Alla fine della guerra castellammarese – nella quale i Profaci rimasero ufficialmente neutrali, pur appoggiando la fazione, poi sconfitta, capeggiata da Salvatore Maranzano – Joe Profaci assunse sempre più peso in seno alla neonata Commissione, di cui faceva parte insieme a boss come Lucky Luciano, Gaetano Lucchese, Vincent Mangano, Joe Bonanno.

Profaci era particolarmente legato a quest’ultimo, un rapporto cementato dal matrimonio, nel 1950, tra una nipote del boss, Rosalie, e il figlio di Joe Bananas. La famiglia Profaci in quel periodo ha più di 200 affiliati e il suo campo d’azione si è esteso sia geograficamente che per quanto riguarda la gestione degli affari illeciti.

Racket, traffico di droga, edilizia, appalti truccati, infiltrazione nei sindacati, riciclaggio di denaro sporco e prostituzione diventano gli affari più redditizi per la Famiglia la cui influenza si è intanto allargata alla California, alla Florida, al Nevada, al Maryland.

L’eroina a New York, a partire dalla fine degli anni ‘30, arriva per il tramite degli uomini di Profaci a Villabate, nascosta nelle cassette di agrumi esportati in America. Alla fine degli anni ’40 la Famiglia aveva messo le mani anche su Las Vegas, dove il boss acquisisce il controllo di alcuni Casinò spalleggiato dall’amico Joe “Bananas” Bonanno.

Ma quell’alleanza di ferro, quella gestione a due di importanti affari, fin dall’inizio aveva fatto mugugnare altri importanti capibastone al tavolo della Commissione.

Finché il potere che scorreva sull’asse Profaci-Bonanno ad un certo punto, siamo alla fine dei Quaranta, viene percepito come una vera e propria minaccia dagli altri influenti membri del Sindacato o Commissione. I boss dei Gambino, Genovese e Lucchese nei primi anni ‘50 decidono così di mettere a punto un piano che permettesse di scardinare l’alleanza Bonnanno-Profaci.

Come? Fomentando una guerra intestina all’interno della Famiglia. All’uopo si prestarono i giovani ed ambiziosi fratelli Gallo. Soprattutto il più grande, Joe, al quale era affidata la gestione degli illeciti nel quartiere di South Brooklyn.

Crazy Joe – immortalato da Bob Dylan nella celebre canzone Joey – iniziò a soffiare sul malcontento che serpeggiava tra alcuni membri della gang, ma dalla sua parte non aveva ancora né i mezzi né gli uomini necessari per dichiarare guerra a Profaci. Il boss era considerato da diversi capi decina e soldati come uno che voleva arricchire solo se stesso e che ai sottoposti lasciava le briciole o quasi.

Ai fedelissimi di don Peppino Profaci – tra cui Joseph Magliocco, suo cognato e vice boss dell’organizzazione, e Joe Colombo – certi comportamenti non erano però sfuggiti e si mettono in allerta. La guerra diventa esplicita poco tempo dopo quando uno dei soldati di punta della Famiglia, che Profaci aveva inviato a South Broklyn con il compito di sorvegliare i fratelli Gallo, scompare di lupara bianca.

Qualche giorno dopo arriva la risposta: Joe Gioeli, uno dei fedelissimi di Joe Gallo, viene rapito. Il suo corpo, fatto a pezzi, verrà ritrovato all’interno di una macchina parcheggiata di fronte ad una concessionaria di auto di proprietà di un affiliato ai Gallo a Sheepshead Bay, Brooklyn.

Il segnale è chiaro, il boss non ha più intenzione di tollerare la fronda interna. Seguono agguati, rapimenti, vendette ed omicidi. Lo stesso Joe Gallo sfugge clamorosamente alla morte nel 1961. Alcune settimane dopo i killer dei Gallo tenteranno inutilmente di uccidere Carmine Persico, in prima linea contro gli “scissionisti” per conto dei Profaci.

Alla fine del 1961 Crazy Joey viene arrestato e condannato a dieci anni di carcere per estorsione. Nel frattempo Joseph Profaci era deceduto per cause naturali e la guida della Famiglia era passata a Joseph Magliocco.

Il nuovo capo bastone covava vendetta verso gli altri capi della Commisione come Gambino e Lucchese che riteneva continuassero a sostenere, seppur non si fossero mai schierati apertamente, i Gallo. Magliocco avrebbe chiesto numi a Bonanno prima di intraprendere qualsiasi iniziativa, ma poi commetterà un errore.

L’uomo scelto per organizzare gli omicidi eccellenti degli altri boss – secondo gli investigatori il capodecina Joseph Colombo – infatti lo tradirà spifferando tutto alla Commissione in modo da conquistarne la fiducia.

I boss sono clementi: Magliocco viene “pensionato” dall’organizzazione e Joe Colombo diventa, nel 1964, il nuovo capo della famiglia Profaci che da quel momento assume il nome Colombo. Il gruppo dei fratelli Gallo, decimato da anni di feroci scontri, a quel punto rientra nei ranghi e si sottomette, giocoforza, al nuovo mammasantissima.

Joe Colombo era figlio di Antonio, uno dei fedelissimi di Profaci, rimasto ucciso nel 1935. Il suo regno durerà poco più di un lustro. Il boss verrà infatti ucciso da un killer spacciatosi per fotografo al “Columbus circle” di Manhattan il 28 giugno del 1971. Ad armare la mano del sicario, che subito dopo l’omicidio morirà crivellato dai proiettili esplosi dai guardaspalle del boss, secondo gli investigatori, sarebbe stato ancora una volta Joe Gallo che era uscito di galera qualche mese prima.

Boss reggente della Famiglia viene allora nominato Vincenzo Aloi, fino ad allora capo regime della fazione di Brooklyn, mentre la faida con i Gallo esplodeva nuovamente, con più di trenta morti ammazzati da una parte e dall’altra.

La guerra si avvierà verso la sua conclusione solo dopo l’assassinio di Crazy Joey, il 7 aprile del 1972, nel giorno del suo compleanno. Il gangster stava festeggiando i suoi 43 anni al ristorante “Umberto Clam House” di Little Italy quando i killer fecero irruzione nella sala affollata da amici e parenti. Per qualche settimana seguirono ancora agguati e omicidi, poi fu trovato un accordo.

Al posto di Aloi, inviso alla fazione dei Gallo, sarebbe stato nominato boss reggente Thomas Dibella un anziano capo decina, ritenuto da sempre uno dei fedelissimi del padrino Joseph Profaci.

L’unico arresto del nuovo reggente risaliva al 1932, per contrabbando di alcolici. Secondo gli investigatori l’uomo si ritirò da ogni attività nel 1977 per problemi di salute. Ma sia Aloi che Dibella erano in realtà due boss di facciata, nominati nell’attesa che dal carcere uscisse il boss designato: Carmine Persico.

Persico negli anni ’50 era un soldato nel gruppo capeggiato da Joe Gallo. Inizialmente aveva sostenuto la linea ribelle dei fratelli Gallo, poi – resosi conto della disparità delle forze in campo – era tornato con i “lealisti” di Profaci. Alla metà degli anni Sessanta fu promosso capodecina.

Arrestato e processato nuovamente assieme agli altri capi delle Cinque famiglie di New York, nel famoso processo di metà anni 80, Persico nel 1987 venne condannato in base alla legge RICO all’ergastolo. Ma dalla prigione federale di Lompoc, California, secondo L’Fbi avrebbe continuato indisturbato a dettare legge, nominando come reggente il suo vice Vic Orena.

All’inizio dei Novanta, scoppia però una nuova faida ed è proprio Orena, che aspira a prendere il controllo della Famiglia, a dare fuoco alla polveri. Ne viene ordinata la morte ma i killer falliscono. La guerra continua fino al 1993 (anno in cui vengono arrestati decine e decine di membri delle due fazioni) provocando dodici morti e diversi feriti.

Oggi a guidare la Famiglia, secondo L’FBI, ci sarebbe sempre Carmine Persico, che sta scontando il suo ergastolo in un carcere federale della Carolina del Nord.

Suo figlio Alphonse, dopo altre condanne scontate nel corso degli anni ‘90, nel 2007 è stato arrestato con l’accusa di omicidio. Boss reggente – dopo i recenti arresti di Thomas Goieli e del “Pezzo da 93” Sonny Franzese – sarebbe l’ex capo decina Andrew Russo. Attualmente la Famiglia che si dice abbia maggiormente ispirato Il Padrino di Mario Puzo avrebbe tra le sue file dai 40 ai 100 “uomini d’onore” più numerosi fiancheggiatori.

Foto | Ganstersinc

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