Ultime notizie dal mostro di Amstetten, un nuovo orco anche in Scozia: John Mc Millan

Gli altri reclusi lo chiamano Satana e Fritzl teme per la propria vita, ma gli è stato assegnato un compagno di cella per diminuire il rischio che possa tentare il suicidio. Fritzl teme anche che i figli dell’incesto non riescono a vivere senza di lui. Ai lettori di People, l’amica di Rosemarie Fritzl Elfriede Hoera,

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Gli altri reclusi lo chiamano Satana e Fritzl teme per la propria vita, ma gli è stato assegnato un compagno di cella per diminuire il rischio che possa tentare il suicidio. Fritzl teme anche che i figli dell’incesto non riescono a vivere senza di lui. Ai lettori di People, l’amica di Rosemarie Fritzl Elfriede Hoera, racconta dei particolari inquietanti sulla moglie del padre aguzzino: dei figli solo Josef, Gabrielle e Ulrike godevano dell’affetto del padre incestuoso mentre gli altri quattro pativano regolarmente la furia crudele del mostro. Rosemarie racconta di aver cercato la fuga decine di volte, ma di aver sempre rinunciato per la paura di esser ricondotta alla casa e per la difficoltà di scappare con i numerosi figli.

Albert Reiter, il primo medico a venire in contatto con la famiglia prima della scoperta del bunker, è intervistato dal Sunday Mirror in un secondo pezzo in edicola oggi. Il Mirror invece riporta le prime parole di Elizabeth Fritzl: “non voglio vederlo mai più”. Gli aggiornamenti dicono che famiglia rimarrà ricoverata per mesi perchè i figli portano costantemente occhiali da sole e non hanno un concetto preciso del tempo, ma hanno ripreso a comunicare e possono vedere cartoni animati, oltre alle lettere di supporto che arrivano da tutto il mondo.

Intanto, dopo il Brasile, è uscito allo scoperto il caso di un terzo padre orco, John Mc Millan, un Barbablù scozzese di cui leggete sul Sunday Mail. La figlia Anne Marie avrebbe subito 11 anni di violenze dal 1981 e dato alla luce due figli dalle sei gravidanze incestuose. Il mostro teneva virtualmente prigioniera la figlia con la minaccia, costringendola alla visione di pornografia. La vittima, scappata nel 1997 dopo la morte di una delle figliole, ha contattato il quotidiano dopo aver sentito le notizie del mostro di Amstetten – ma le indagini avevano preceduto le telecamere dato che il padre incestuoso era già in carcere da sei mesi, nonostante avesse cercato di salvarsi con una doppia vita sotto falso nome. Aveva negato per paura un test del DNA, chiesto dai servizi sociali nel 1988 per accertare i genitori di uno dei figli. Il particolare raccapricciante, se dovesse servirne uno, è che il padre “aveva bisogno” di figli legittimi per ricevere assegni più ingenti dall’assistenza sociale, essendo questo l’unico mezzo di sostentamento della famiglia.

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