Processo Eternit: l’imprenditore svizzero Schmidheiny condannato a 18 anni

Le parti lese sono circa seimila, tra familiari dei lavoratori morti per tumore e/o semplici cittadini residenti dove c’erano le fabbriche che producevano l’amianto killer.

di remar

16.33 – La lettura del dispositivo della sentenza è iniziata alle 15.27. Dai risarcimenti alle parti civili i giudici di appello hanno escluso Inps e Inail, mentre hanno riconosciuto provvisionali al Comune di Casale per quasi 31 milioni, contro i 25 concessi in primo grado; alla Regione Piemonte per 20 milioni; all’Asl Al per 5 milioni; all’Associazione Famigliari e Vittime amianto, per 100mila euro, e a otto Comuni monferrini, per somme che vanno dai 150 ai 350mila euro. Poi è stata la volta della lunga lista di nomi delle singole parti civili risarcite con una provvisionale di 30mila euro a testa. Un risarcimento che mai potrà cancellare il dolore e le sofferenze per le patologie e le morti provocate dell’amianto killer. L’imprenditore Stephan Schmidheiny per i giudici è colpevole di disastro doloso permanente causato dall’amianto negli stabilimenti di Casale Monferrato (Alessandria), Cavagnolo (Torino), Bagnoli di Napoli e Rubiera dell’Emilia.

Processo Eternit a Torino: è stato condannato a 18 anni in appello l’industriale Stephan Schmidheiny, ritenuto colpevole di disastro doloso, i giudici gli hanno comminato due anni in più di reclusione rispetto al primo grado.

Il miliardario svizzero è stato considerato responsabile di disastro doloso anche per gli stabilimenti Eternit di Bagnoli e Rubiera, i reati contestati sono quelli a partire dal 1977, la parte precedente è andata in prescrizione.

Per l’altro imputato, intanto deceduto, Louis De Cartier, i giudici hanno disposto l’assoluzione per alcuni degli episodi contestati, ma per gli altri hanno dichiarato il non luogo a procedere dato il sopraggiunto decesso. L’elenco dei risarcimenti alle numerose parti civili allungherà di parecchio la lettura del dispositivo.

Processo Eternit: la sentenza alle 15

È attesa nel primo pomeriggio di oggi la sentenza d’appello del processo Eternit, la multinazionale che produceva amianto e in Italia aveva stabilmenti dal Piemonte alla Puglia. Stamattina alle 9 si è aperta l’ultima udienza del più importante procedimento giudiziario finora celebrato a livello internazionale per le morti, di cancro, dovute appunto alle fibre di eternit. Dal 1962 era noto che la polvere di amianto provocasse forme di tumore (mesotelioma pleurico e asbestosi) ma in Italia tali manufatti sono stati realizzati fino al 1992, a Broni ad esempio (Pavia).

I giudici si sono ritirati in camera di consiglio e per le 15 dovrebbero leggere il verdetto. Proprio nei giorni scorsi uno dei due imputati (condannati in primo grado a 16 anni di carcere), cioè l’ex dirigente numero uno della società che produceva l’eternit, il barone belga Louis De Cartier De Marchienne, è morto.

Ora alla sbarra rimane solo Stephan Schmydheiny, il miliardario elvetico 66enne, peraltro mai presentatosi in aula. Il legale del defunto De Cartier, avvocato Cesare Zaccone, stamattina in udienza rivolgendosi ai giudici ha detto:

l’estinzione del reato dovuta alla morte rimuove come la corte sa tutto quello che è accaduto finora. Ci rimettiamo alle decisioni della corte.

La richiesta, se accolta, potrebbe compromettere gli indennizzi alle parti civili. Uguale a quella dell’avvocato di De Cartier la posizione delle difesa della Etex, che per l’accusa è la società erede della compagnia finanziaria Eternit, che fino al 1975 era diretta appunto da De Cartier.

Con la morte dell’imputato, dopo il processo penale nessuna parte civile potrebbe aver diritto a risarcimenti a meno che non venga celebrato un successivo procedimento civile. Il procuratore generale Raffaele Guariniello ha chiesto:

la condanna di un imputato, e il non doversi procedere per De Cartier, per morte del reo. Speriamo che si realizzi il sogno, il sogno di una giustizia che funzioni.

La pronuncia della sentenza d’appello è attesa con impazienza da almeno 500 persone, arrivate a bordo di sette autobus. Le parti lese sono circa seimila tra familiari dei lavoratori morti per tumore o semplici cittadini residenti nei luoghi in cui c’erano le fabbriche che producevano le fibre di amianto a Casale Monferrato, in provincia di Alessandria, a Cavagnolo (Torino), Bagnoli (Napoli), Rubiera (Reggio Emilia).

(in aggiornamento)

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