Amore criminale quinta puntata del 31 maggio: gli omicidi di Deborah Rizzato e Adriana Tamburrini

La quinta puntata della trasmissione condotta da Barbara De Rossi è dedicata a Deborah Rizzato e Adriana Tamburrini, due giovanissime donne uccise da uomini violenti.

Venerdì 31 maggio è andata in onda la quinta e penultima puntata di Amore Criminale, condotta da Barbara De Rossi (qui la nostra intervista). Il programma, ideato e diretto da Matilde D’Errico (intervista), Maurizio Iannelli e Luciano Palmerino, si è occupato dell’omicidio di due giovani donne, Deborah Rizzato e Adriana Tamburrini, entrambe uccise nel 2005, la prima a 24 anni, la seconda a 19 anni.

La storia di Deborah è davvero terribile, un incubo che dura anni, prima di arrivare alla tragica conclusione del 22 novembre del 2005 quando il suo assassino, Emiliano Santangelo, la uccide davanti alla fabbrica dove la ragazza lavorava. Ma la storia di Deborah e Emiliano inizia dieci anni prima, nel 1995, quando i due si conoscono in una discoteca.

Lui ha otto anni più di lei, e riesce subito a conquistarla. Deborah ha solo 14 anni e rimane affascinata da quel ragazzo, che si finge diverso da quello che è in realtà, e i due iniziano a uscire insieme. L’idillio dura poco, perché in breve tempo lui mostra la sua vera natura, e la obbliga ad avere un rapporto sessuale. Poi inizia a tradirla di frequente con altre ragazze, tutte molto giovani, anche amiche della stessa Deborah. Santangelo ha problemi psicologici, tanto che per questi gli viene riconosciuta anche una pensione di invalidità.

Per i rapporti con le minorenni, e anche per una tentata estorsione e alcune truffe, Emiliano finisce presto in prigione, e alla condanna di tre anni che gli viene inflitta contribuisce anche la testimonianza della stessa Deborah. Quando Santangelo esce dal carcere è ancora più disturbato, e inizia ben presto a perseguitare la ragazza, ormai diventata maggiorenne.

Deborah lavora in una fabbrica come operaia, in provincia di Biella, poco lontano da casa sua. Emiliano inizia a perseguitarla con sms, telefonate, appostamenti, ritenendola responsabile del suo arresto, ma al tempo stesso dicendo di amarla e di volerla tutta per sè. Per tre anni la ragazza sopporta quest’incubo, senza raccontare nulla né ai genitori né alla sorella. Almeno fino a quando l’uomo non inizia a minacciare anche i familiari di Deborah. A quel punto la ragazza parla e denuncia Santangelo, insieme a sua madre. Nei tre anni precedenti, peraltro, era stata più volte dalla polizia, per raccontare le minacce e le persecuzioni dell’uomo.

Dopo questa ennesima denuncia la situazione peggiore: Emiliano si fa ancora più violento e più ossessionato dalla ragazza, sino ad arrivare alla decisione di ucciderla. È il 22 novembre del 2005, quando una mattina alle 7 l’uomo segue la ragazza sino alla fabbrica in cui lavora, e dopo averla costretta a fermarsi, dopo un inseguimento in auto, la accoltella più volte, lasciandola poi gravissima per terra.

Santangelo si dà alla fuga con la macchina della vittima, mentre due colleghe di Deborah arrivano sul posto e cercano di soccorrere la ragazza. All’arrivo dell’ambulanza Deborah è però già morta. Le forze dell’ordine si mettono subito sulle tracce dell’assassino, che intanto il giorno seguente arriva a Genova. Qui viene fermato da dei vigili urbani e poi arrestato, una volta capito di chi si tratta e cosa ha commesso. L’uomo viene portato in carcere, dove tre mesi dopo si uccide soffocandosi con un sacchetto di plastica.

Nella puntata è stata poi raccontata anche la storia di Adriana, studentessa diciannovenne di Sora, uccisa dal suo fidanzato, Michele, 26 anni. I due ragazzi si sono conosciuti pochi mesi prima in una chat e vivono insieme a casa della mamma di lei. Tutto sembra andare bene, almento fino a quando Adriana scopre di essere incinta. A dire il vero il rapporto scricchiola già da un po’, forse a causa dell’eccessiva gelosia di lui, diventato quasi ossessivo.

Quando Adriana scopre di essere incinta lo dice a sua madre, che ne è felice. La ragazza precisa però di non volersi sposare, anche se terrà il bambino. Il giorno dopo aver annunciato a sua madre di essere incinta, Adriana e Michele escono per andare al cinema. È una domenica di fine ottobre e tutto sembra tranquillo, tanto che chiedono anche alla mamma di lei se vuole andare con loro. La signora, che non si sente bene, rifiuta.

Quando i due escono, però, succede qualcosa e litigano in auto, probabilmente per una questione di gelosia. La situazione degenera e infine lui uccide Adriana, fuori dalla macchina, in una stradina di campagna, con sette coltellate, sferrate con un coltellino a serramanico che era in auto.

L’assassino lascia il corpo della fidanzata sotto a un albero, poi, essendo leggermente ferito a una gamba, torna a casa di Adriana, dove c’è sua madre. A lei dice che sua figlia lo sta aspettando al bar, si fa una doccia, si cambia ed esce nuovamente, per poi darsi alla fuga. La sua intenzione è quella di andare all’estero e non farsi più trovare, ma quando arriva a Roma, preso dai sensi di colpa, chiama la polizia confessando il crimine commesso e spiegando dove si trova il cadavere di Adriana.

I poliziotti lo convincono a tornare indietro, mentre una squadra ritrova il cadavere della ragazza. La madre di Adriana, che è preoccupatissima per il fatto che sua figlia e il fidanzato non sono tornati a casa quella notte, viene a sapere la notizia dell’uccisione della figlia casualmente, al supermercato. Un colpo durissimo per lei, che viveva in simbiosi con Adriana.

Michele viene condannato in via definitiva a 18 anni di carcere, con rito abbreviato, che diventeranno poi 15. Non ha mai raccontato cosa è accaduto davvero in auto, il perché della lite. Ha solo dichiarato di essere stato vittima di un raptus omicida.