Roma: pacchi bomba alle ambasciate, rivendicazione anarchici FAI. Le indagini

Si segue la pista anarchica, anarco-ecologista per la precisione, per i due plichi bomba recapitati ieri nelle sedi delle ambasciate di Cile e Svizzera a Roma che hanno ferito un dipendente della sede diplomatica cilena e un addetto alle poste di quella elvetica. Ieri sera è stata data notizia del ritrovamento di un bigliettino di

Si segue la pista anarchica, anarco-ecologista per la precisione, per i due plichi bomba recapitati ieri nelle sedi delle ambasciate di Cile e Svizzera a Roma che hanno ferito un dipendente della sede diplomatica cilena e un addetto alle poste di quella elvetica. Ieri sera è stata data notizia del ritrovamento di un bigliettino di rivendicazione firmato dalla FAI (Federazione Anarchica Informale) sigla già nota agli inquirenti, come ricorda La Stampa:

una sigla apparsa per la prima volta nel 2003 quando lanciò l’operazione “Santa Klaus” con una serie di pacchi bomba indirizzati all’allora presidente dell’Ue Romano Prodi, al presidente del Ppe, ad Europol ed Eurojust. Secondo gli 007 si tratta di bombe anarco-insurrezionaliste, confezionate in Italia e spedite dal nostro Paese, parte di una «campagna contro la repressione» che ha molte «analogie» con quella partita dalla Grecia un mese fa con l’invio di 14 pacchi bomba in Europa con l’obiettivo di «internazionalizzare la guerra rivoluzionaria».

La rivendicazione sarebbe stata fatta recapitare insieme al plico esplosivo alla sede diplomatica cilena: “Abbiamo deciso di far sentire di nuovo la nostra voce con le parole e con i fatti. Distruggiamo il sistema di dominio. Viva la FAI. Viva l’anarchia”. E sempre a Roma ieri c’è stata tutta una serie di falsi allarmi: uno ha riguardato l’ambasciata Ucraina, un altro una scuola svizzera, un altro ancora la sede della Dia, in piazza Vescovio.

“E’ in corso l’attività investigativa e questa pista è seguita perchè ci sono dei precedenti”. Sono state pure “allertate tutte le ambasciate e fatte le verifiche per fortuna senza l’esito drammatico che c’è stato all’ambasciata Svizzera” ha commentato il ministro dell’Interno Roberto Maroni, mentre il sindaco della capitale Gianni Alemanno ha parlato di “piste di carattere internazionale”. Il pensiero va agli anarchici greci:

La firma della rivendicazione è invece la conferma dei legami tra gli insurrezionalisti italiani e greci. Lambros Fountas – il nome della “cellula rivoluzionaria” della Fai che ha rivendicato gli attentati di Roma – è un anarchico greco ucciso a marzo scorso ad Atene durante uno scontro a fuoco con la polizia. Fountas, secondo le autorità greche, era collegato a “Lotta rivoluzionaria”, l’organizzazione che si ritiene sia dietro l’attentato che uccise un assistente del ministro dell’interno greco a giugno. Proprio quella bomba fece risaltare agli occhi degli investigatori italiani le «similitudini» con due ordigni esplosi in Italia nel 1999, davanti alla caserma dei carabinieri di Musocco e all’ente greco per il turismo a Milano.

(…) Una pista «attendibile», aggiunge il sottosegretario Alfredo Mantovano, anche in considerazione del fatto che i due plichi esplosi «erano simili»: due custodie di videocassette piene di esplosivo e bulloni, come quello finito nel petto di uno dei due feriti. C’è dunque un legame «molto stretto» tra le azioni svolte dagli anarchici greci e quelli italiani. Modus operandi, tipologia dell’ordigno e obiettivi scelti, tra l’altro riconducono tutti al mondo anarco-insurrezionalista e a quelle sigle che in passato hanno già colpito in Italia. Sotto la Fai hanno infatti rivendicato attentati la Cooperativa Artigiana Fuoco e Affini (occasionalmente spettacolare), la Brigata 20 luglio, le Cellule contro il Capitale, il Carcere, i suoi Carcerieri e le sue Celle, e Solidarietà internazionale.

Ai primi di ottobre nei pressi del muro di cinta della sede diplomatica svizzera era stato trovato un ordigno rudimentale non esploso. Analogo episodio qualche tempo prima in Grecia, davanti all’ambasciata svizzera. Ma perché sarebbero state colpite proprio le ambasciate di Cile e Svizzera?

Anche la scelta degli obiettivi, secondo gli analisti, è un ulteriore elemento che riporta al mondo anarco-insurrezionale: in Svizzera sono detenuti due anarchici italiani, Costantino Ragusa e Silvia Guerini e lo svizzero ticinese residente in Italia, Luca Bernasconi. I tre sono stati arrestati dalle autorità svizzere lo scorso 15 aprile con l’accusa di preparare un attacco contro una sede dell’Ibm: nella loro auto sarebbero state trovate ingenti quantità di esplosivo. Il legame con il Cile è invece rappresentato dal nome di Mauricio Morales, l’anarchico morto a Santiago del Cile a maggio del 2009, ucciso dall’esplosione del suo zaino-bomba: gli attentati compiuti alla Bocconi di Milano e al Cie di Gradisca d’Isonzo a dicembre dello stesso anno sono stati rivendicati dalle “Sorelle in Armi – gruppo Mauricio Morales”. Sigla, anche questa, riconducibile alla Federazione anarchica informale.

Il Tempo torna sul recapito dei plichi esplosivi e sui due feriti:

I plichi sono stati consegnati da corrieri delle Poste del tutto ignari del contenuto. Il primo è arrivato alle 12,01 all’ambasciata Svizzera, in via Barnaba Oriani. L’addetto Andrea Clemens, 53 anni, sposato, con un passato anche da guardia svizzera del Papa, da solo nel suo ufficio ha ricevuto la busta gialla 21 per 26 centimetri, l’ha aperta ed è stato investito dall’esplosione che gli ha quasi tranciato due dita della mano sinistra. La busta è andata completamente distrutta. Immediati i soccorsi. Ambulanze del 118, vigili del fuoco e carabinieri. Il ferito è stato portato al policlinico Umberto I e sottoposto a intervento chirurgico. In giornata la Svizzera ha tremato ancora.

La polizia elvetica ha evacuato la rappresentanza dell’Unione europea a Berna per una lettera sospetta priva di mittente. Alle 14,10 il secondo pacco bomba con dentro pezzi di metallo, chiodi e bulloni. Alcuni soccorritori che erano ancora a via Oriani sono corsi a via Po presidiata in fretta dalla polizia. Il pacco era destinato all’addetto culturale dell’ambasciata del Cile, in via Po. È stato preso dal funzionario che gestisce la corrispondenza, Cesar Mella, 50 anni: ha aperto il plico, stava aprendo la lettera e il copione della deflagrazione si è ripetuto. Con ferite diverse: alle mani, agli occhi, conficcando un bullone sul petto del poveretto: il chirurgo dell’Umberto I lo ha estratto consegnandolo agli investigatori.

Mentre sono stati aumentati i controlli in tutte le sedi diplomatiche della Capitale, esclusa quella americana ma solo perché il livello di sicurezza era già «altissimo», e sono in allarme anche le ambasciate italiane all’estero, investigatori e magistrati sono al lavoro. Le indagini sono state affidate ai carabinieri del Ros. Gli inquirenti del pool antiterrorismo della Procura di Roma apriranno fascicoli per ogni specifico episodio con l’ipotesi di reato di attentato con finalità di terrorismo.