Anziani maltrattati a San Lazzaro di Savena, Pm: “Potremmo ipotizzare tortura”

Venivano sedati, picchiali e spesso legati al letto.

Questa mattina, a San Lazzaro di Savena, in provincia di Bologna, i carabinieri della Bologna centro e del Nas hanno arrestato il titolare della casa famiglia “Il Fiore” e spedito ai domiciliari la coordinatrice della struttura e una collaboratrice, secondo quanto previsto dai provvedimenti cautelari emessi dal gip di Bologna, Alberto Ziroldi su richiesta del pm Augusto Borghini. L’accusa è di maltrattamento di anziani, ma il pubblico ministero Giuseppe Amato sta pensando di ipotizzare addirittura il reato di tortura.

Che cosa succedeva, infatti, nella struttura Il Fiore? Gli anziani venivano tenuti costantemente sedati con uso di barbiturici che venivano versati a loro insaputa in caffè e succhi di frutta, poi venivano insultati, schiaffeggiati, sputati e spesso anche legati al letto.

Agghiaccianti anche le frasi intercettate, come ” Il modo alla fine lo trovi perché lo riduci come uno zombie e il problema è già finito”, “Se campa, campa, se muore, arrivederci”, “Se avrà un arresto cardiaco ha un Istat pronto”.

Durante la notte spesso venivano spenti i campanelli per permettere al personale di dormire indisturbato e non essere chiamato dai pazienti. Stiamo parlando di una struttura in cui le rette mensili oscillavano dai 1500 ai 3000 euro e in media erano di 2500 euro.

Oltre ai tre arrestati ci sono altre quattro persone indagate. Le accuse sono, a vario titolo, di maltrattamenti aggravati da futili motivi ai danni di persone di minor difesa e per aver agito con abuso del rapporto fiduciario, lesioni aggravate, esercizio abusivo della professione sanitaria.

Il medico di base che aveva fornito timbri e ricettari alla struttura è stato sospeso dalla professione. La casa famiglia “Il Fiore” è stata ora posta sotto sequestro. Dentro erano ricoverati sei anziani di età tra i 60 e i 90 anni. Uno degli ospiti era andato in blocco renale e lo stavano lasciando morire, i carabinieri, grazie alle intercettazioni, sono riusciti e intervenire in tempo.

I famigliari non si erano accorti di nulla e solo in alcuni casi avevano notato delle stranezze che, però, il titolare della struttura giustificava come sintomi del male di cui già soffrivano. L’operazione condotta dalle forze dell’ordine, che si chiama “Fiore velenoso”, ha messo in evidenza, come ha fatto notare il giudice per le indagini preliminari Alberto Ziroldi, “una gestione degli anziani inaccettabile, sicuramente con il contenimento fisico e la somministrazione di benzodiazepine. Le posizioni di alcuni indagati potrebbero aggravarsi e potrebbe essere ipotizzato il reato di tortura, visti i danni psichici e fisici provocati”.