Delitto di Via Poma. Il Pm: “l’assassino è l’ex fidanzato Raniero Busco”

E’ in dirittura d’arrivo il processo per l’omicidio di Simonetta Cesaroni, trovata morta il 7 agosto 1990 nell’ufficio dove lavorava in via Poma a Roma. Ad ucciderla, secondo il pubblico ministero Ilaria Calò, è stato il suo ex fidanzato Raniero Busco. Il pm, durante l’udienza di ieri, ha concentrato la sua arringa sui punti che


E’ in dirittura d’arrivo il processo per l’omicidio di Simonetta Cesaroni, trovata morta il 7 agosto 1990 nell’ufficio dove lavorava in via Poma a Roma.

Ad ucciderla, secondo il pubblico ministero Ilaria Calò, è stato il suo ex fidanzato Raniero Busco. Il pm, durante l’udienza di ieri, ha concentrato la sua arringa sui punti che confermerebbero la sua tesi.

Diciotto punti, metà dei quali sono stati esposti ieri. Gli altri, invece, verranno discussi il prossimo 7 gennaio.

Il punto principale riguarda l’appuntamento che Simonetta aveva fissato con Busco: i due dovevano vedersi per un chiarimento.

Nel portafogli di Simonetta c’era un appunto nel quale descriveva il suo tormento. Il suo stato d’animo era quello di andare incontro a un chiarimento. E aveva anche il problema della partenza per le vacanze che Raniero avrebbe fatto da solo e questo a Simonetta non andava bene.

Alla luce di questo, secondo il pm, i due si sarebbero incontrati nell’ufficio di Simonetta.

Lì i due avrebbero avuto un rapporto sessuale, poi avrebbero discusso e il litigio si sarebbe poi trasformato in omicidio.

L’assenza di lesioni da difesa sul corpo di Simonetta si spiega per il fatto che inizialmente non si è difesa dal rapporto sessuale, perchè l’aggressore era l’amato Raniero Busco.

Visto che sulla porta dell’ufficio non sono stati rinvenuti segni di forzatura nè di scasso, se ne deduce che Simonetta abbia “aperto volontariamente al suo aggressore“.

Poi il pm ha continuato descrivendo i momenti precedenti al delitto:

Con lui si è appartata nell’unica stanza che aveva le tapparelle abbassate, si è tolta da sola le scarpe che infatti sono state slacciate e non sfilate, e riposte ordinatamente in un angolo. Nella stanza non sono state trovate tracce di colluttazione. Da sola la vittima si è sbottonata il corpetto di pizzo San Gallo che indossava. All’approccio violento dell’aggressore , ovvero il morso, la vittima ha preso il tagliacarte dalla scrivania. L’aggressore le ha strappato il tagliacarte con la mano destra e con l’altra le ha sferrato un ceffone. La vittima tramortita è caduta a terra.

La seconda parte della requisitoria è prevista per il prossimo 7 gennaio. Nel frattempo il legale Paolo Loria, difensore di Raniero Busco, ha dichiarato:

Non c’è riscontro effettivo se non l’interpretazione delle prove testimoniali. Ritengo che su questa base non si possa certamente arrivare a una condanna e non credo che poi le prove tecniche possano dare qualche riscontro più approfondito.

I Video di Blogo

Gli ultimi minuti di vita di George Floyd

Ultime notizie su Cold Case

Tutto su Cold Case →