Elezioni 2013, chi ha perso? Crollano PD e PDL

Chi le ha perse le Elezioni 2013? Difficile avere una risposta dai politici. Affidiamoci ai numeri, allora, soprattutto guardando al confronto con le Elezioni politiche più recenti, quelle del 2008. I risultati sono quelli della Camera, il bacino numericamente più ampio che include tutti gli aventi diritto residenti in Italia escludendo la Valle d’Aosta (non

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Chi le ha perse le Elezioni 2013? Difficile avere una risposta dai politici. Affidiamoci ai numeri, allora, soprattutto guardando al confronto con le Elezioni politiche più recenti, quelle del 2008. I risultati sono quelli della Camera, il bacino numericamente più ampio che include tutti gli aventi diritto residenti in Italia escludendo la Valle d’Aosta (non è colpa nostra, nulla contro i valdostani, è il sistema elettorale vigente).

Innanzitutto si può dire chi le ha vinte (non nel senso “di chi governerà”): la risposta è Beppe Grillo, meglio noto come Giuseppe Piero Grillo, con il suo “Movimento Cinque Stelle Beppegrillo.it“. Su base nazionale, con un numero di sezioni non scrutinate irrisorio, la sua lista ha raccolto 8.688.545 voti pari al 25,55% dei voti validi. Il M5S è il primo partito in Italia con circa 40 mila voti di vantaggio rispetto al Partito Democratico di Bersani. Nel 2008 il Movimento non esisteva, c’era la lista civetta dei “Grilli Parlanti” che raccolse 66 mila voti, ma il termine di paragone non esiste.

L’affluenza è calata del 5,3%, dall’80,5% del 2008 al 75,19% di questa due giorni di febbraio. Questo è rilevante, ma fino ad un certo punto. Soprattutto non giustifica i cali registrati in termini di voti dai grandi partiti del nostro paese.

Partiamo dal Partito Democratico. Bene, i vincitori annunciati di questa competizione elettorale hanno raccolto 8.6 milioni di voti pari al 25,41%. Nel 2008, quando Walter Veltroni li condusse alla sconfitta (annunciata pure quella), furono 12 milioni pari al 33,18%. Sono 3.4 milioni di voti persi, svaniti nel nulla, e un 7,7% in percentuale. Persone che 5 anni fa ritenevano il neonato PD meritevole di fiducia e che questa volta hanno messo la croce da un’altra parte o da nessuna altra parte. Come se tutti gli abitanti di Roma, di Bologna e di Monza che avevano votato un partito (compresi i minorenni) si accordassero per cambiare partito o disertare le urne. Un successo con pochi precedenti.

Il Popolo della Libertà, che ora è impegnato a reclamare il too close to call” alla Camera e che al Senato ha meno seggi e meno voti dei rivali, non dovrebbe avere nulla da ridere. I Berlusconiani nel 2008 furono 13.6 milioni, 5 anni dopo ne sono rimasti 7.3 milioni: sono 6.3 milioni in meno, praticamente il consenso per l’immarcescibile Silvio si è dimezzato. Dice: “ma nel 2008 il PDL era la fusione di Forza Italia e Alleanza Nazionale“, beh, gli eredi di AN non rimasti fra le braccia del Cavaliere dopo tante tribolazioni si sono sostanzialmente disintegrati. Fratelli d’Italia si è fermata a 664 mila voti, l’1,95%, per Futuro e Libertà di Fini parliamo di 160 mila voti scarsi, lo 0,46% di cui la coalizione Montiana non avrebbe avuto bisogno nemmeno per superare di un pelo (come effettivamente è stato) la soglia del 10% alla Camera. L’ex presidente della Camera è fuori dal Parlamento. Una carriera in ascesa la sua.

Anche la Lega Nord deve incassare una perdita netta notevole, in questo caso superiore al 50%. I 3 milioni di voti del 2008 si sono trasformati in 1.4 nel 2013. Parlare di ridimensionamento è il minimo, la cosa divertente è che alla fine della giornata odierna potranno festeggiare con tutta probabilità (salvo miracoli del voto disgiunto del cattolico Ambrosoli) l’insediamento del terzo governatore su tre nelle tre nelle grandi regioni del nord: Piemonte, Lombardia e Veneto. Si dimezzano e raddoppiano? Potrebbe essere.

In molti guardando i risultati avranno concluso che la “sinistra è a pezzi“, in realtà dal punto di vista dei numeri i due partiti “di sinistra” hanno conquistato consensi. Alle politiche del 2008 la Sinistra Arcobaleno che raggruppava tutti i “massimalisti” cacciati in malo modo da Veltroni e capitanati da Fausto Bertinotti conquistarono 1 milione e 100 mila voti, un misero 3,08% che li tenne fuori dal parlamento.

Stavolta invece la sola Sinistra e Libertà di Vendola si è portata a casa un numero di voti equivalente (1.089.957) pari al 3,2% grazie alla minore affluenza. Nel contempo Rivoluzione Civile di Ingroia, uno dei grandi flop di queste elezioni, ha conquistato 763 mila elettori pari al 2,24%. Certo all’interno del movimento eterogeneo ci sarebbero dovuti essere gli 1.6 milioni di voti che andarono ad Antonio Di Pietro e l’Italia dei Valori nel 2008 come alleato di Veltroni, ma è innegabile che il potere di fascinazione dell’ex simbolo di Mani Pulite, oggi additato come il peggiore dei loschi palazzinari, si sia vaporizzato.

Anche La Destra di Storace, che nel 2008 si presentava da sola con Daniela Santanché come leader, fa registrare un brusco calo. Dagli 884 mila voti di 5 anni fa si passa ad appena 219 mila. Per lui non sono attese buone notizie nemmeno dai risultati delle Regionali nel Lazio. Anche il Partito Comunista dei Lavoratori di Ferrando viene più che dimezzato da queste elezioni, dai 208 mila del 2008 si scende agli 89 mila odierni. Insomma, gli estremismi “storici” non attecchiscono e nemmeno il glorioso simbolo “scudo crociato” sfoggiato dall’UDC può gioire.

L’alleanza con la lista Scelta Civica per Mario Monti (2.8 milioni di voti raccolti) contribuisce a far crollare l’UDC di Casini che si salva per il rotto della cuffia assicurandosi una manciata di seggi con 607 mila voti (dal 5,62% el 2008 all’1,78%). Da registrare, infine, la sparizione nel vuoto cosmico della frammentazione italica dei 410 mila voti dell’MPA di Lombardo (ridotti a 148 “in coppia” con Grande Sud di Micciché alla Camera e solo 46 mila raccolti al Senato in Sicilia), il calo di Forza Nuova (da 104 mila a 89 mila) compensato dai 47 mila di Casa Pound, la scomparsa dei Socialisti (355 mila voti nel 2008), la ricomparsa dei Radicali (accolti nel PD da Veltroni nel 2008) e stavolta finiti a raggranellare 64 mila voti da soli (lo 0,19%). Tanti saluti anche a Marco Pannella e ai suoi sgangherati eredi.