Maxi-truffa: derubavano conti online grazie a false Pec di banche

Arrestati cinque uomini già coinvolti in altre cybertruffe.

Grazie ad attacchi informatici con il metodo del “man in the middle” riuscivano a derubare i conti online di ignari correntisti, clienti di alcune delle più famose banche come Banca Mediolanum, Banca Fineco, CheBanca!, Ing Bank, Iw Banck e Barclays Bank. Per la prima volta sono riusciti a violare la Pec o meglio hanno creato un complesso meccanismo per riuscire a dare l’illusione di comunicare con la banca attraverso la posta certificata.

Ora, però, sono stati presi grazie al lavoro dei carabinieri del comando provinciale di Messina a conclusione di una indagine coordinata dalla Dda, guidata da Maurizio De Lucia. Su di loro pendono le accuse di associazione per delinquere finalizzata alla frode informatica, riciclaggio, accesso abusivo a sistema informatico o telematico e sostituzione di persona. I cinque arrestati sono: Giuseppe Cesare e Davide Tricarico, di 37 anni e 32 anni, Nicola Ameduri, 35 anni, Antonello Cancelli, 34 anni e Nicodemo Porporino di 54 anni, quasi tutti calabresi e già coinvolti in altre truffe informatiche in passato.

Le truffe sono state condotte in tutta Italia e le cifre sottratte sono ingenti. Adesso il procuratore aggiunto Giovannella Scaminaci e il sostituto procuratore Antonella Fradà hanno chiesto e ottenuto dal giudice per le indagini preliminari un sequestro preventivo di un milione e 200mila euro trovati nei conti correnti degli indagati.

In pratica gli hacker modificavano gli indirizzi di posta elettronica certificata sui siti web istituzionali come Telemaco Infocamere, Registroimprese.it, Inipec.gov.it, e li sostituivano con altre caselle Pec appositamente carte su provider come Aruba e Lugalmail, intestate a soggetti ignari o inesistenti. In questo modo si interponevano tra i correntisti e gli istituti di credito, da qui il nome del metodo “man in the middle”.

Riuscivano così a impossessarsi delle password per accedere ai conti ed effettuavano delle operazioni di home banking grazie alle quali spostavano i soldi su altri conti bancari intestati ad altre persone ignare di tutto e a cui veniva rubata l’identità. Quei conti erano però gestiti dagli hacker che poi riciclavano il denaro con investimenti in bitcoin, la moneta con la quale si possono effettuare transazioni anonime. Con i bitcoins venivano acquistati tra le altre cose armi e munizioni nel deep web.

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