Raid in un bar alla Romanina, Antonio Casamonica: “io ho difeso quella donna”

Secondo il legale di Antonio Casamonica il suo assistito: “è vittima di una strumentalizzazione e di un giornalismo fatto spesso e volentieri con poca serietà, mistificando spesso la realtà”.

Antonio Casamonica si difende dalle accuse sull’aggressione a un donna invalida civile in un bar alla Romanina: “Sono intervenuto io a difesa della donna aggredita” avrebbe detto al gip di Roma Carolina Forleo durante l’interrogatorio di garanzia in carcere. Antonio Casamonica: “ha risposto in maniera molto chiara e dettagliata chiarendo una situazione che secondo me risulta con assoluta evidenza già dalla visione del video. Si vede chiaramente che lui interviene in maniera evidente e molto energica in difesa della signora aggredita, quindi mi rimane molto difficile comprendere come possa esserci un’ordinanza di questo genere” ha detto il legale dell’uomo, Pietro Vincentini, secondo cui il suo assistito “è vittima di una strumentalizzazione e di un giornalismo fatto spesso e volentieri con poca serietà, mistificando spesso la realtà”. Due degli altri tre arrestati, Alfredo e Vincenzo Di Silvio, hanno scelto di non rispondere al gip.

Raid dei Casamonica in un bar: quattro arresti

8 maggio 2018

Aggiornamento ore 9:30 – Anche gli altri due uomini ricercati sono stati arrestati, per la precisione si sono costituiti. I quattro finiti in carcere sono Antonio Casamonica e Alfredo Di Silvio, responsabili dell’aggressione alla donna disabile, Vincenzo ed Enrico Di Silvio, che hanno aggredito il barista Marian.

Aggiornamento martedì 8 maggio 2018 – La polizia ha arrestato due persone per la duplice aggressione del 1° aprile in un bar alla Romanina, periferia di Roma. Altre due persone risultano ricercate.

Raid dei Casamonica in un bar di Roma

Lunedì 7 maggio 2018

Aggiornamento ore 18:24 – Lesioni, minacce e danneggiamento sono le ipotesi di reato su cui indaga la procura capitolina, in merito al raid dell’1 aprile scorso in un bar di via Salvatore Barzilai nel quartiere Romanina. L’ipotesi dell’aggravante mafiosa non è esclusa visto che i soggetti indagati sono ritenuti membri del clan Casamonica.

Lunedì 7 maggio 2018 – Raid di Pasqua dei Casamonica in un bar della Capitale: lo scorso primo aprile, alcuni esponenti della cosca sono entranti nel locale chiedendo di essere serviti per primi rispetto ad altri clienti. Dopo aver saltato la fila, però, si sono sentiti rimproverare da una cliente disabile, che ha quel punto è stata frustata con una cinghia, presa a calci e pugni. Botte anche per il titolare del locale, che ha subito vari danneggiamenti. La vicenda è stata ricostruita oggi dal quotidiano La Repubblica.

Stando a quanto riferisce il quotidiano, infatti, Antonio Casamonica sarebbe entrato assieme al cugino Alfredo Di Silvio lo scorso 1° aprile nel bar di via Salvatore Barzilai. Poiché non erano stati serviti con celerità, i due avrebbero urlato qualcosa come: “Questi romeni di merda non li sopporto proprio”. “Se il bar non vi piace andate altrove”, sarebbe stata la replica di una cliente disabile, che a quel punto ha dovuto subire una reazione molto violenta.

Dopo averle strappato gli occhiali, il Casamonica si sarebbe sfilato la cinta dai pantaloni passandola al Di Silvio: a quel punto, per la disabile sono stati pugni, calcio e frustate, fino a quando non è crollata per terra. Come se non bastasse, infine, la donna sarebbe anche stata minacciata: “Se chiami la polizia ti ammazziamo”. La violenza, però, non si è arrestata qui, perché poco dopo, Alfredo Di Silvio sarebbe tornato nel locale assieme al fratello Vittorio, spaccando prima una vetrina e poi rovesciando tavoli e sedie: “Qui comandiamo noi, non te lo scordare: questa è zona nostra. Ora questo bar lo devi chiudere, altrimenti sei morto”. Nessuno dei cinque clienti presenti ha reagito, ma il barista, che avrebbe preso anche la sua razione di botte, a quel punto ha deciso di chiamare le forze dell’ordine per denunciare l’accaduto.

Una volta sporta la denuncia, si sarebbe presentato presso il bar Enrico Di Silvio, nonno dei due fratelli, e dopo aver ordinato un caffè ha avvisato il gestore del locale: “Ritira immediatamente tutte le accuse o morirai”. Per due giorni, la serranda del bar è rimasta chiusa, ma ora l’attività ha ripreso a lavorare nella speranza che le forze dell’ordine riescano a proteggere il proprietario dalla furia del clan.

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