Imprenditore turistico taglieggiato: arresti a Catanzaro

Catanzaro: gli arrestati avevano messo sotto strozzo un imprenditore turistico, titolare di un noto ristorante a Cropani, con tassi di interesse del 180% all’anno.

di remar

    16.08 – Non è stato facile per l’imprenditore vessato dai presunti usurai finiti in manette stamani trovare la forza per collaborare con le forze dell’ordine. Dopo l’ultima minaccia ricevuta, di bruciarlo vivo, però l’uomo reagisce e denuncia. Per lui i guai erano iniziati nel 2010 quando sotto l’incedere della crisi il suo ben avviato ristorante va in fallimento e finisce all’asta. L’imprenditore cerca allora di ottenere un prestito per ripartire attraverso i normali canali del credito ma le banche una dietro l’altra lo mettono alla porta. È così che l’uomo, disperato, si trova ad aver a che fare con gli ambienti del prestito a usura. Diecimila euro per buttarsi in una nuova attività, sperando di riprendere in mano il ristorante finito all’asta: un villaggio turistico a Cropani con bar e ristorante. L’imprenditore inizia a pagare le rate del debito ma gli indagati a un tratto vogliono di più: lo estromettono dalla gestione del villaggio turistico obbligandolo a pagare una “penale” di 35mila euro.

    Come ricordato dal procuratore della Repubblica di Catanzaro, Vincenzo Antonio Lombardo: “è proprio nei momenti di crisi economica che il fenomeno dell’usura si aggrava ancora di più”. Gli fa eco il procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri che parla di: “caso emblematico di come da un piccolo prestito si possa aprire una voragine, con pretese assurde per riavere il denaro”.

Usura ed estorsione aggravate dal metodo mafioso: per queste accuse stamattina o la Squadra Mobile di Catanzaro ha arrestato otto persone che secondo le indagini avevano messo sotto strozzo un imprenditore turistico, titolare di un noto ristorante a Cropani, piccolo centro del litorale ionico catanzarese.

L’uomo, dal 2011 in poi, sarebbe stato costretto a restituire una somma presa in prestito pagando il 180% di interessi all’anno. Davanti alle pressanti richieste dei presunti strozzini, e a fronte di pestaggi e minacce che avrebbero subito sia lui che i suoi familiari, l’imprenditore è stato costretto a cedere alcuni beni strumentali dell’azienda.

Le indagini sono state coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro.

(in aggiornamento)

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