Bimbe uccise a Ponticelli: no alla revisione del processo

La Corte d’Appello di Roma ha respinto la richiesta di revisione del processo per l’omicidio di Barbara Sellini e Nunzia Musini, le due bimbe di 7 e 10 anni trovate morte il 3 luglio 1983 nel rione Ponticelli, a Napoli.

C’era molta attesa nella decisione della Corte d’Appello di Roma a proposito della revisione del processo per il barbaro omicidio di Barbara Sellini e Nunzia Musini, le due bimbe di 7 e 10 anni trovate morte il 3 luglio 1983 nel rione Ponticelli, a Napoli. Stamattina, dopo poco meno di tre ore di camera di consiglio, è arrivato il no. Il caso non sarà riaperto.

Le due bimbe furono rapite, stuprate, uccise e infine date alle fiamme e per quei reati furono condannati tre giovanissimi del posto, poco più che maggiorenni: Giuseppe La Rocca, 18 anni, Luigi Schiavo, 21 anni, e Ciro Imperante, di 18, hanno scontato 27 anni di carcere e oggi, da uomini liberi, avevano chiesto che fosse fatta giustizia.

I tre si sono sempre detti innocenti e speravano davvero che stavolta fosse fatta giustizia. La richiesta di revisione da loro presentata, però, è stata respinta tra le proteste dei familiari di La Rocca, Schiavo e Imperante:

Bastardi, questa è la giustizia in Italia.

Le motivazioni di questa decisione saranno rese note entro 90 giorni, ma gli avvocati dei tre uomini hanno già fatto sapere che ricorreranno in Cassazione contro la sentenza di oggi.

Ai tre giovanissimi, lo ricordiamo, gli inquirenti arrivano dopo il racconto di un ragazzo del posto, un giovane sentito più volte in precedenza dagli inquirenti, spesso fornendo informazioni contrastanti, che un giorno ammise di aver raccolto la confessione de La Rocca e degli altri.

Contro di loro non c’erano prove, nessun riscontro scientifico, ma al racconto del testimone si aggiunse la confessione, poi ritrattata, di Salvatore La Rocca, che conferma in toto la testimonianza del coetaneo, poi ritrattate a sua volta durante una delle udienze. Il presunto supertestimone, però, tornò sui suoi passi e confermò quanto dichiarato all’inizio: i tre gli avevano confessato di essere gli autori del duplice omicidio.

Salvatore La Rocca, invece, non farà mai dietrofront. Dopo aver ritrattato l’accusa nei confronti degli altri tre, rimane su quella linea e sostiene di esser stato costretto a confessare da parte delle autorità. Il caso, è innegabile, nasconde più di un punto oscuro, misteri che a questo punto, se la Cassazione non deciderà di cambiare le carte in tavola, rimarranno tali per sempre.