Napoli: arrestata Rosa Russo, l’ergastolana latitante da 5 mesi

È stata arrestata a Napoli Rosa Russo, l’ergastolana che aveva fatto perdere le proprie tracce il 19 giugno scorso non facendo ritorno nel carcere femminile di Trani. Alla donna era stata concessa la misura della semilibertà qualche settimana prima della fuga ma non il permesso, che aveva richiesto, per lavorare nel ristorante della sorella in

È stata arrestata a Napoli Rosa Russo, l’ergastolana che aveva fatto perdere le proprie tracce il 19 giugno scorso non facendo ritorno nel carcere femminile di Trani. Alla donna era stata concessa la misura della semilibertà qualche settimana prima della fuga ma non il permesso, che aveva richiesto, per lavorare nel ristorante della sorella in provincia di Napoli. La semilibertà può essere riconosciuta a chi abbia scontato almeno metà della pena distinguendosi per buona condotta ed è finalizzata allo svolgimento di attività di reinserimento lavorativo e sociale. La donna fino al giorno della fuga lavorava in maglieria e dava anche una mano ai volontari della Charitas. L’ergastolana, originaria di Melfi (Potenza), era finita in carcere per l’omicidio della 14enne Lucia Montagna, uccisa con diverse coltellate il 18 novembre del ’92 nella città federiciana.

Torniamo a quel giorno grazie a questo articolo d’archivio del Quotidiano della Basilicata:

In paese nessuno dimentica quell’efferato delitto consumatosi 22 fa (…), in quel luogo, il vecchio ospedale, dove vivevano al limite della decenza alcune famiglie nomadi. Il corpo della piccola Lucia Montagna, di 14 anni, giaceva in una pozza di sangue. Uccisa con dieci pugnalate. L’hanno lasciata morire lì, con due coltelli ancori infilzati nel collo. Per l’omicidio furono condannate Maria Altomare e le due sorelle Filomena e Rosa Russo. (…) Le tre donne dissero di essere state mosse dal desiderio di fare giustizia per l’omicidio del fratello delle sorelle Russo, Santo. Quest’ultimo, pregiudicato, appena uscito dal carcere, era stato “giustiziato” qualche tempo prima dal cognato dell’uomo, e fratello di Lucia, Angelo Montagna (…). Subito dopo, Montagna, si recò al commissariato e confessò il delitto: disse di aver agito per le continue vessazioni a cui veniva sottoposto da parte di Russo. L’uomo venne condannato a soli 14 anni, proprio perché gli erano state riconosciute diverse attenuanti. Una pena ritenuta forse troppo leggera dalle sorelle Russo che scelsero di vendicare il delitto di quel fratello con nuovo sangue versato. Quello della piccola Lucia.

Via | La Gazzetta del Mezzogiorno